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Il guaritore tibetano è uscito dal carcere

Arrestato a gennaio, il 67enne attende ora il processo

È tornato a casa nelle scorse settimane, ma resta in attesa di processo, il 67enne maestro guaritore e sciamano tibetano residente a Brissago in carcerazione preventiva da metà gennaio. Le accuse a suo carico, lo ricordiamo, comprendono truffa, appropriazione indebita, coazione sessuale ed esercizio abusivo dell’attività sanitaria.

Le voci che circolavano da qualche giorno in paese hanno dunque trovato conferma da parte del suo stesso avvocato, Gabriele Gilardi, che da noi interpellato ha confermato l’uscita dal carcere, dopo oltre sei mesi, del suo assistito. «Posso confermare che è tornato a casa. Essendo sotto inchiesta non posso aggiungere altro se non che sono emerse anche diverse testimonianze positive a suo favore. Tutti i procedimenti a livello finanziario sono già stati chiariti dagli inquirenti e non preoccupano assolutamente. Tutto ciò che esula dalla sfera prettamente finanziaria rimane, invece, contestato. Una volta finita l’inchiesta, si andrà a processo e a quel punto vedremo. Al momento non abbiamo nemmeno la promozione d’accusa. A livello procedurale non c’è altro. Gli è stato consentito di tornare a casa perché molti aspetti della vicenda sono stati chiariti, suffragati – come detto – da testimonianze positive e chiarimenti a livello finanziario». Il 67enne, che nel borgo di confine aveva in gestione uno spazio espositivo dedicato al Bhutan situato all’interno di Palazzo Branca Baccalà, era attivo principalmente nel campo del benessere olistico e delle pratiche tantriche. L’ uomo, come appurato da laRegione, risultava essere in una società regolarmente iscritta al Registro di commercio insieme a una facoltosa benefattrice e alla moglie. Società che proponeva ritiri spirituali e percorsi terapeutici per persone in difficoltà, tra burnout e traumi (ritiri, coaching e attività spirituali come meditazione, yoga, cromoterapia, chi gong e tai chi). L’arresto del monaco tibetano, in possesso anche del passaporto svizzero e persona molto conosciuta a livello internazionale, era scattato dopo alcune segnalazioni. Nei suoi confronti gravavano le ipotesi

di reato di truffa, appropriazione indebita, coazione sessuale ed esercizio abusivo dell’attività sanitaria. Dopo i primi interrogatori, svolti a metà gennaio, era stato disposto il suo arresto. L’inchiesta, coordinata dalla procuratrice pubblica Valentina Tuoni, punta a chiarire eventuali reati legati a prestazioni sanitarie, sia sotto il profilo economico sia nei rapporti con alcune persone che facevano capo alle sue cure tantriche e olistiche. Affidato da bambino a un monastero in Tibet (Paese dal quale era fuggito con il Dalai Lama) ma cresciuto poi in Svizzera con genitori adottivi, per diversi anni con la moglie aveva gestito un centro di salute tibetana in Baviera, prima di giungere sulle rive del Verbano, a Brissago appunto.

LOCARNO E VALLI

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2026-08-04T07:00:00.0000000Z

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https://epaper.laregione.ch/article/281706916486808

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