Il fermo della maestra ‘non era proporzionato’
Due decreti d’accusa per l’ammanettamento di una manifestante durante un evento del Plr con Ignazio Cassis. L’agente della Cantonale farà opposizione
È stato un intervento muscoloso. Forse troppo. A un anno di distanza dal fermo di una maestra d’asilo di circa 45 anni, avvenuto il 13 ottobre 2025 a Camignolo, il procuratore generale Andrea Pagani ha emanato due decreti d’accusa nei confronti del capo impiego della Polizia cantonale che ordinò ed eseguì l’ammanettamento e di un agente della Polizia di Lugano che contribuì ad applicare le manette. La pena proposta è rispettivamente di 15 e 10 aliquote giornaliere, sospese per due anni, oltre a una multa. Le accuse sono quelle di abuso d’autorità e vie di fatto. In un comunicato il ministero pubblico ha infatti affermato che l’agire degli agenti, “sulla scorta di una ricostruzione dei fatti basata su interrogatori, filmati dell’accaduto e sull’esame degli atti, è stato infatti valutato come non proporzionale”.
‘Era la misura più adeguata’
Come era emerso dal testo di un’interrogazione presentata al Consiglio di Stato (CdS) da Fabrizio Sirica (Ps), tra i reati ipotizzati al momento dell’apertura dell’incarto figuravano anche le lesioni, il sequestro di persona e la coazione, per “aver trattenuto senza apparenti motivazioni per oltre trenta minuti la cittadina coinvolta”. Ipotesi che, nel frattempo, non hanno trovato riscontri. Ora gli imputati hanno a disposizione dieci giorni per decidere se interporre opposizione. Stando a quanto appurato, l’agente della Cantonale intende farlo: «L’ammanettamento era la misura più adeguata in quella circostanza», ha affermato la sua rappresentante legale, l’avvocata Maria Galliani. Per quanto riguarda l’agente della Comunale, non abbiamo invece ottenuto una risposta. In situazioni di questo genere, tuttavia, l’opposizione è quasi una consuetudine, come già avvenuto in casi analoghi a Balerna e a Lugano. Nei loro confronti, si ricorda, vale la presunzione di innocenza.
Le manette e il perimetro ‘non rispettato’
Quella sera, alle scuole medie di Camignolo il Plr aveva organizzato una riunione alla quale era presente anche il consigliere federale Ignazio Cassis. In vista dell’evento era stato predisposto un dispositivo di sicurezza, anche alla luce di quanto accaduto alcune settimane prima a Bellinzona, dove Cassis era stato contestato. A Camignolo erano dunque stati schierati una ventina di agenti tra i quali i due coinvolti nel fermo che si sono avvicinati alla donna allontanatasi dagli altri manifestanti, presenti sul posto per contestare il ministro in relazione alle sue posizioni sul conflitto in Palestina. Come si può vedere in un video di alcuni testimoni, la donna si era avvicinata al muro con le vetrate, ritrovandosi circondata dagli agenti. Dopo uno scambio verbale, era stata ammanettata. In risposta a un’interrogazione dell’Mps, primo firmatario Giuseppe Sergi, il CdS aveva affermato: “Conformemente alla Legge federale sulle misure per la salvaguardia della sicurezza interna, la Polizia cantonale ha predisposto le misure ritenute necessarie e proporzionate alla situazione”. In particolare, “il dispositivo a tutela del Consigliere federale prevedeva un perimetro sicuro all’interno del quale potevano accedere solo gli invitati alla riunione”. L’area delimitata, sempre secondo il Governo nella risposta fornita a febbraio, “era ben riconoscibile ed è stata rispettata da tutti, a eccezione della persona in questione, che si è introdotta in tale area, rifiutandosi di lasciarla”. Da qui la conclusione del CdS: “Sebbene le modalità d’intervento adottate possano apparire severe, l’intervento si è reso necessario al fine di ripristinare il dispositivo di sicurezza”. Parole che ieri l’Mps ha definito “solo apparenza”. Il movimento sottolinea che “in realtà, alla Procura pubblica le cose sono apparse assai diverse: e se mister ‘non luogo a procedere’ (riferendosi al pg, ndr) ha deciso di procedere, significa che le cose non sono andate in modo così tranquillo”. Secondo l’Mps, con quella risposta il Governo “non si limitava dunque a ricostruire i fatti o a rinviare agli accertamenti della Magistratura. Forniva una precisa giustificazione dell’intervento”. E oggi, alla luce della valutazione del Ministero pubblico, “quella risposta assume un significato politico rilevante”, sostiene il movimento, che si chiede: “Come si concilia la giustificazione fornita dal Governo con la valutazione della Magistratura?”. A questo interrogativo il CdS potrebbe rispondere anche porgendo le proprie scuse al Gran Consiglio, come chiesto da Sirica nel suo atto parlamentare. Nella risposta fornita a giugno, il Governo aveva infatti affermato che, qualora la ricostruzione dei fatti fosse risultata diversa da quella inizialmente esposta, “il CdS si riserva la facoltà di esprimersi nuovamente”.
L’offensiva del Plr e la replica del Ps
In attesa dunque di una possibile presa di posizione del Governo, a difesa dei poliziotti c’è stata subito la reazione politica del Plr che “esprime forte preoccupazione per la decisione”. Nero su bianco, i liberali radicali disapprovano la decisione del pg di area Plr. Il rispetto dello Stato di diritto “è un principio irrinunciabile, ma uno Stato che pretende fermezza dai propri agenti deve anche avere il coraggio di sostenerli quando esercitano le loro funzioni”, tuona in una nota il partito. “Il principio dell’uso proporzionato della forza è sacrosanto e deve valere sempre. Ma non può trasformarsi in una clava sulla testa degli agenti”. Il rischio “è un paradosso inaccettabile: chi deve far rispettare le regole si sente sotto esame permanente, mentre chi le viola sembra non subirne le conseguenze”. Per il Plr “la sicurezza è una condizione fondamentale della libertà: significa tolleranza zero verso la violenza e rispetto delle istituzioni”. Principi che “dovrebbero essere condivisi da tutti, ma che alcuni ambienti sembrano ricordare soltanto quando si tratta di difendere i diritti di chi contesta l’autorità”. Rincara il partito: “La domanda, a questo punto, è inevitabile: che cosa dobbiamo aspettarci alla prossima manifestazione, qualora dovessero verificarsi episodi di violenza? La sicurezza non si garantisce con una polizia intimidita. Si garantisce con una polizia preparata, autorevole e sostenuta dalle istituzioni”. Il Plr “continuerà a difendere questo principio, senza ambiguità e senza cedimenti”. A questa nota ha preso posizione il Ps definendola un “grave attacco al lavoro della Magistratura” e ricordando che “la Giustizia deve seguire il suo corso senza che nessun partito faccia nessun tipo di pressione, sia da una parte che dall’altra”.
LUGANESE / MENDRISIOTTO
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2026-10-31T07:00:00.0000000Z
2026-10-31T07:00:00.0000000Z
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