‘Ha pianificato di uccidere i suoi due figli’
Il 48enne dovrà scontare 35 mesi e curare il bipolarismo
Di Malva Cometta Leon
Per l’accusa era un piano omicida, per la controparte l’imputato aveva paura di perdere i suoi figli, pertanto non li avrebbe mai uccisi. Le parole espresse al Telefono amico dal 48enne alla sbarra da lunedì 4 novembre “voglio uccidere i miei figli e poi suicidarmi” erano, secondo la difesa, una richiesta d’aiuto formulata in uno stato psichico ed emotivo grave. Per la Corte delle Assise criminali di Lugano, presieduta dal giudice Siro Quadri, il reato di atti preparatori punibili di omicidio intenzionale è stato compiuto e il 48enne va condannato a una pena detentiva di 2 anni e 11 mesi. Carcerazione durante la quale l’imputato dovrà sottoporsi a un trattamento terapeutico per curare il proprio disturbo psichico bipolare. Esclusa la condizionale in quanto «il rischio di passaggio all’atto è alto in ragione della malattia di cui è affetto». La procuratrice pubblica Margherita
Lanzillo aveva invece formulato una richiesta di pena di 3 anni di detenzione.
«Gli atti preparatori – ha affermato Quadri – erano finalizzati a compromettere il bene più importante che l’umanità conosce: la vita». La Corte – ha precisato – «non ha messo in dubbio che l’imputato tenga ai propri figli ma l’amore non deve mai avere a che fare con la violenza. La perizia indica che l’uomo ha delle difficoltà evidenti che lo portano a voler gestire le situazioni non con amore ma con dominazione. In queste situazioni diventa pericoloso sia per sé stesso che per gli altri, privandosi di quello che ha sempre desiderato: una vita famigliare armonica». L’uomo, lo ricordiamo, tra marzo e maggio, ha pianificato l’uccisione dei propri figli e il suo suicidio. Dopo l’allontanamento volontario della sua famiglia (compresa la ex compagna) e della decisione supercautelare che gli imponeva il divieto di contattarli e avvicinarli, il 48enne è entrato in uno stato di psicosi e sofferenza che lo hanno portato a cercare gli strumenti per commettere il crimine. Prima ha scaricato un browser per accedere al darkweb, poi ha cercato un’arma precisa: una pistola sig sauer. Ma la pistola, come ha affermato il giudice, «da sola non spara», e quindi ha cercato dei negozi per comprare le munizioni. Poi le varie ricerche su ‘come uccidere la compagna’ e ‘casi di genitori che hanno ucciso i propri figli’. Infine, le chiamate al Telefono amico che hanno portato al suo arresto. Telefonate in cui emergevano chiaramente le sue intenzioni. Secondo l’avvocata Chiara Villa, patrocinatrice dell’imputato, le ragioni di quanto accaduto sono da ricondurre a un disturbo bipolare e al dolore profondo provato a causa dell’allontanamento della famiglia. «Le telefonate erano volte ad autodenunciarsi, infatti ha fornito spontaneamente il proprio nominativo. Richieste d’aiuto che dimostrano che non sarebbe mai riuscito a ferire i suoi figli per i quali prova un amore incondizionato. Si è sempre occupato di loro ed era un papà apprensivo e amoroso, nonostante nell’ultimo periodo le discussioni fossero aumentate. Un peggioramento dovuto a diversi fattori tra i quali l’atteggiamento di ribellione dei figli, la sua psicosi e una casa in uno stato di degrado a causa dell’accumulo seriale patologico della moglie». La difesa, che non ha contestato il principale reato, aveva chiesto una pena non superiore a un anno e otto mesi di detenzione da sospendere in favore di un trattamento ambulatoriale. «L’avvocata ha spiegato i veri motivi che mi tengono in vita, ovvero i miei figli. Li ho voluti con tutte le mie forze e voglio vivere con loro e supportarli». Queste sono state le ultime parole pronunciate dall’imputato in aula, che hanno seguito l’arringa di Villa durante la quale l’uomo non ha saputo trattenere le lacrime. Pronunciata la sentenza, il 48enne, cittadino italiano domiciliato nel Luganese, è stato ricondotto in carcere.
LUGANO E DINTORNI
it-ch
2024-11-08T08:00:00.0000000Z
2024-11-08T08:00:00.0000000Z
https://epaper.laregione.ch/article/281711210166320
Regiopress SA