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Fermato con 8 chili di cocaina, inflitti 6 anni di carcere

Un 23enne ha trasportato la droga sotto il poggiapiedi

Di Malva Cometta Leon

La posta in gioco è alta tanto quanto il quantitativo di droga trasportato: sei anni di carcere per oltre otto chilogrammi netti di cocaina. Eppure, dall’alto della sua «inesperienza criminale» – questa la tesi della difesa –, è un rischio che il 23enne comparso ieri alla sbarra delle Assise criminali di Mendrisio ha voluto correre per guadagnare ‘facile’. ll giovane, reo confesso – d’altronde è stato colto sul fatto – è stato fermato lo scorso maggio al valico doganale di Stabio con svariati panetti di cocaina con un grado di purezza tra l’83,4% e l’85,5%. «Ha agito per meri scopi egoistici volti a un guadagno illecito», le parole della giudice Monica Sartori

Lombardi che hanno motivato la sentenza di condanna per infrazione aggravata alla Legge federale sugli stupefacenti. Una sentenza che ha sposato la proposta di pena avanzata dalla procuratrice pubblica Petra Canonica Alexakis. «Non è un consumatore di droga, aveva un lavoro e percepiva un buon salario. Una cifra sufficiente per vivere dignitosamente dovendo provvedere solo a sé stesso. Non aveva dunque alcun motivo per ricorrere ad attività illegali», ha affermato la pp, chiedendone l’espulsione dalla Svizzera per 15 anni. Per la difesa, rappresentata dall’avvocata Debora

Deias, si è trattato invece di «un episodio isolato dettato dall’ingenuità e da una scelta impulsiva condizionata dalla precarietà economica». Pertanto è stata chiesta la sua scarcerazione immediata e una massiccia riduzione di pena: 36 mesi di carcere (massimo 42), parzialmente sospesi per un periodo di prova fino a 5 anni. Niente da ridire invece sulla proposta di espulsione.

La sua spedizione è partita dalla Germania, dove ha incontrato dei trafficanti – il 23enne li ha definiti dei semplici conoscenti – che lo hanno incaricato di portare la droga in Italia e in Francia, passando dalla Svizzera. Il tutto dietro un compenso di 10mila euro. Per trasportarla in “sicurezza”, lontano da occhi indiscreti, gli spacciatori hanno creato un ricettacolo sotto il tappetino poggiapiedi nella sua nuova Bmw. Un doppio fondo in cui lui stesso ha inserito le otto buste e che è stato immediatamente perquisito dagli agenti doganali. Nell’inchiesta, ha detto la procuratrice pubblica, «non ha veramente collaborato, ha solo ammesso l’evidenza ovvero la presenza dei chilogrammi sui quali sapeva ci fossero le sue impronte digitali». Inoltre, «non sembra aver compreso la gravità del suo agire e ha messo a repentaglio il bene più prezioso: la vita delle persone». Infine, ha concluso, «se rimanesse costituirebbe una grave minaccia per il nostro ordine pubblico».

Opposto il parere di Deias: «Non sapeva che si trattasse di oltre otto chilogrammi di cocaina. Si è trovato in quel momento in uno stato di stress estremo confrontato con persone a cui non poteva più dire di no». Secondo la sua legale, se avesse saputo il quantitativo non avrebbe mai fatto quel viaggio. «L’organizzazione criminale che lo ha reclutato come corriere si è presa gioco della sua inesperienza e della sua ingenuità».

Per la giudice questa informazione non è determinante: «Se l’imputato fosse o meno a conoscenza del quantitativo di droga da trasportare nel momento in cui ha acconsentito a farlo non ha alcuna rilevanza ai fini del giudizio. Ciò che conta è che ha accettato incondizionatamente di effettuare la consegna della pericolosa sostanza». La Corte, coadiuvata dagli assessori giurati, non ha dunque ravvisato nell’imputato gli elementi necessari affinché gli venissero riconosciute attenuanti: «né di sincero pentimento e nemmeno per la parziale collaborazione e incensuratezza». Il 23enne, dopo aver chiesto scusa «a tutti: alla Svizzera e alla mia famiglia», è stato poi riaccompagnato in carcere.

LUGANESE / MENDRISIOTTO

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2026-02-05T08:00:00.0000000Z

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