Palazzo Eglin, le utopie e lo spettro speculazione
Dopo un passaggio di proprietà si consuma la lotta per la sopravvivenza (e un futuro sviluppo culturale) di un nucleo con uno stabile cinquecentesco
Di Davide Martinoni
«Palazzo Eglin ha ancora moltissimo da dare. La situazione strutturale è sotto gli occhi di tutti: un gioiello storico-turistico diventato meta tradizionale per moltissime famiglie specialmente confederate che ne hanno fatto un punto di riferimento, diventando anche amiche della Vallemaggia. Purtroppo, tutto quanto costruito da mia madre partendo da un coraggioso investimento nel 1985 è oggi messo a repentaglio dalle conseguenze di un periodo di difficoltà finanziarie che mi sono ritrovato ad attraversare. Così un facoltoso zurighese ci ha messo le mani sopra e sembra intenzionato a farne una speculazione. Ma fosse l’ultima cosa che faccio, non intendo permetterlo».
Lo sfogo è di Andy Eglin, zurighese anch’egli, metà rimanente dell’anima che negli ultimi 40 anni ha segnato la storia di Palazzo Eglin, trasformando la casa da mera testimonianza storica risalente al ’500 a realtà turistica profondamente ancorata al contesto locale.
L’impronta di Rosina
L’investimento dell’85 è sicuramente il punto più alto della storia recente di Palazzo Eglin; alto come gli intendimenti di Rosina Eglin, mamma di Andy, figura significativa per l’energia vitale e l’impronta che ha saputo dare al progetto: «Parliamo di una madre single fra gli anni 60 e 70 del secolo scorso, con un figlio considerato illegittimo poiché non sposata e null’altro che delle visioni e la forza di volontà per concretizzarle». Andy Eglin lo ricorda mostrando i 6 appartamenti di cui si compone il complesso, oggi non più di sua proprietà, con contenuti (questi sì ancora di proprietà di Eglin) come ad esempio una straordinaria biblioteca da 20mila volumi.
«La valorizzazione dell’edificio nel rispetto della sua storia era per mia mamma un vanto personale che io, come figlio, ho contribuito a mantenere negli anni. Purtroppo, la mamma invecchiando si è ammalata e negli ultimi 5 anni di vita la mia attività principale è stata quella di accudirla in ogni fase del giorno e della notte. Da questo impegno è derivata l’impossibilità di avere un reddito fisso, così l’edificio mi è scappato di mano. Dalla ricerca di fondi per dare una continuità alla casa è nata una storia parallela fatta di promesse non mantenute e scaturita in una vendita all’asta a un prezzo irragionevole visto il valore dello stabile con, infine, la prospettiva della trasformazione di Palazzo Eglin in un complesso di appartamenti di lusso per acquirenti facoltosi».
Taverna, rifugio e anche set
Prospettiva che Andy Eglin non può accettare per diversi motivi. «Il primo è nel cuore stesso della casa, che nella sua storia è stata taverna per viandanti, rifugio di soldati e persino set cinematografico. Il secondo e principale motivo è legato al grande progetto di ulteriore valorizzazione dell’edificio. L’idea è di ampliarne l’influenza sul territorio sfruttando anche una proprietà attigua, che diventerebbe centro per yoga e locale per eventi culturali, sfruttabile anche dal vicino Municipio per i ricevimenti legati ai matrimoni. Altri elementi del progetto sono una galleria d’arte nel sottosuolo e la realizzazione di un garni nello stabile situato “vis-à-vis”, appartenente a un privato». A suo tempo era stata lanciata una raccolta fondi che perorava una visione chiamata “Valle Verità” e comprendente anche la valorizzazione della zona verde esterna, da acquisire per proteggerla dalla speculazione edilizia, creando uno spazio naturale e artistico con area animali e “skate park” per coinvolgere i giovani della valle. «Il progetto – aggiunge Eglin – era dare vita a una fondazione pubblica che sostenesse l’iniziativa, mettendo il focus sulla conservazione delle parti storiche e la difesa delle specificità della casa». Interrotto il “crowdfunding”, è oggi in via di costituzione un gruppo di sostegno che con Andy Eglin ha l’obiettivo di presentare un’offerta per il riacquisto dell’edificio, coinvolgendo nell’operazione lo stesso investitore che ne è oggi il proprietario: «Da parte sua – spiega Eglin – ci aspettiamo un gesto di consapevolezza e apertura. A oggi, la sua presenza in loco è simboleggiata dalla potente Maserati con cui arriva in valle». Del gruppo sono state chiamate a far parte alcune personalità confederate che condividono la necessità di dare un futuro diverso a Palazzo Eglin.
Una funzione storica e culturale
Importante figura a sostegno del progetto, almeno nel senso della salvaguardia del bene storico e culturale, è l’architetto Antonio Pisoni, coinvolto da Eglin quando ancora Pisoni era presidente della Stan e nuovamente in queste ultime settimane. Raggiunto da “laRegione”, l’architetto auspica che «il complesso possa assolvere una sua funzione storica e culturale, anche favorendo delle visite guidate a spazi che effettivamente meritano. Stiamo parlando di uno specifico nucleo di grande pregio, che merita protezione. È chiaro che da qui in avanti ogni ulteriore passo andrà coordinato con la nuova proprietà». A proposito di protezione, il sindaco di Maggia Andrea Sartori fornisce qualche indicazione interessante, ma non prima di aver sottolineato che «le visioni di Andy Eglin meritano certamente grande considerazione». Detto questo, Sartori ricorda che «a livello di beni di importanza locale il Comune sta allestendo un inventario che va “incrociato” con altri beni di importanza cantonale. Il nostro lavoro prosegue frazione per frazione (ne abbiamo sette in totale) con degli specifici gruppi di lavoro dedicati. Uno degli obiettivi è erogare, per eventuali riattazioni, dei sussidi comunali. Il tema ci sta molto a cuore e in questo contesto rientra naturalmente anche il nucleo dove il signor Eglin per anni ha operato, unitamente a sua madre, creando un punto di riferimento turistico, ma anche storico e culturale».
LOCARNO E VALLI
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2026-05-28T07:00:00.0000000Z
2026-05-28T07:00:00.0000000Z
https://epaper.laregione.ch/article/281711211308855
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