Pronti a votare il Puc, due zone dividono
L’ossatura della revisione del Piano convince tutti. La decisione cantonale di dezonare la Baldovana e Pianez spacca la Commissione ambiente
di Daniela Carugati
Per il Mendrisiotto e Basso Ceresio il Generoso è una montagna che vale (letteralmente) un patrimonio. Inserito (dal 1977) nell’Inventario federale dei paesaggi, siti e monumenti naturali di importanza nazionale, questo Monte da oltre 25 anni è sotto la tutela (attiva) di un Puc, un Piano di utilizzazione cantonale, che oggi ha bisogno di essere aggiornato alle leggi, ai cambiamenti (come le avvenute aggregazioni comunali) e alle nuove esigenze che, nel tempo, si sono fatte largo. Non a caso Comuni, enti e chi vive il Generoso – a cominciare da agricoltori e allevatori – attendono la revisione di questo strumento pianificatorio strategico da ormai 8 anni. Oggi il Puc rivisto e adeguato è arrivato alfine sui banchi del Gran consiglio e lunedì sarà votato. Se il parlamento apporrà il suo sigillo sul documento, il Monte Generoso non solo verrà iscritto come “parco naturale di importanza cantonale”, ma avrà maggiori strumenti per conservare e valorizzare la sua unicità, che da sempre intreccia i destini dell’uomo e della natura e assurge a protagonista il mondo agricolo. Strumenti anche di carattere finanziario: con il via libera al dossier, si avalleranno altresì due crediti – l’uno di investimento da 4,1 milioni, al quale i Comuni sommeranno la stessa cifra; l’altro di gestione da circa 171mila franchi – per attuare il Piano da qui al 2029. Sullo sfondo, del resto, vi è una operazione da 55 milioni di franchi, quasi 21 dei quali da stanziare con il Puc. In effetti, sull’ossatura e gli obiettivi guida del Piano – abbracciati, chiavi di riparto comprese, dai cinque Comuni interessati per territorio, Castel San Pietro e Mendrisio per primi –, l’intero arco politico è concorde. Anche la proposta di affidare alla Fondazione Monte Generoso il compito di governare l’applicazione del Puc ha trovato tutti sulla stessa lunghezza d’onda. Su un punto, però, la Commissione ambiente, territorio ed energia, si è spaccata giusto in due. Ed è il capitolo che si focalizza sulle zone edificabili speciali per residenze secondarie alla Baldovana – dove si trova pure lo storico grotto – ea Pianez. Due comparti tutto sommato con una estensione contenuta – si parla globalmente di circa 16mila metri quadrati a fronte dei 3’650 ettari totali –, ma che hanno diviso i fronti e dato origine a due rapporti: il primo di maggioranza, relatori Maddalena
Ermotti-Lepori (Centro) e Sem Genini (Lega), firmato da Ps, Verdi, Verdi liberali, Lega e una parte del Centro (incluso il presidente della Commissione); il secondo di minoranza, portavoce Gianluca Padlina
(Centro) e Andrea Rigamonti (Plr), sottoscritto da Plr, Udc e l’altra metà del Centro.
Il nodo del cambio di destinazione
Che andare a toccare un nodo sensibile come l’adeguamento della pianificazione alle norme superiori, in particolare quello relativo alle aree edificabili, sarebbe stato un passaggio spinoso lo si poteva immaginare. E così è stato. Qui a divergere è la lettura delle carte. Sebbene non si mettano, infatti, in discussione i principi cardine su cui è fondato il Puc, si è innescato il dibattito. Già sconfinato, peraltro, al di fuori dell’aula parlamentare. A far sentire la loro voce sono anche i Cittadini per il territorio, ansiosi di saper approvato il nuovo Puc e sul chi va là rispetto al rischio di veder “riproporre logiche edificatorie che appartengono al passato”. Le posizioni degli schieramenti commissionali, d’altra parte, sono chiare. Se su un versante la maggioranza scorge una “incompatibilità” delle attuali due zone edificabili speciali con la legislazione superiore e sostiene la soluzione del governo di inserire i terreni di quei comparti in zona agricola; sull’altro, la minoranza contesta i dezonamenti previsti alla Baldovana e Pianez e presenta un emendamento.
‘Non servono altre case secondarie’
D’altro canto, ci si muove da due prospettive diverse. Nel rapporto Ermotti-Lepori/Genini si evidenzia, infatti, come oggi “non sussistono più ragioni di interesse pubblico tali da giustificare il mantenimento delle zone speciali destinate alle residenze secondarie”, introdotte quasi trent’anni or sono. Anche perché, ribadiscono i commissari della maggioranza, “non vi è più alcuna necessità di promuovere la costruzione di nuove residenze secondarie in montagna per aumentare l’offerta di posti letto”. Senza trascurare che riconfermare Baldovana e Pianez sarebbe anche “in contrasto con gli obiettivi di tutela e valorizzazione del paesaggio del Monte Generoso, il cui valore naturalistico e paesaggistico è ampiamente riconosciuto a livello nazionale e cantonale”.
‘Una scelta non neutra’
Dall’altra parte della barricata, per Padlina e Rigamonti andrebbero ponderati bene i vari interessi in gioco e fatti dei distinguo; non attribuendo in modo indistinto alla zona agricola i terreni delle due aree. In altre parole, si dovrebbero separare i fondi non ancora edificati da quelli “già edificati legalmente” sulla base della pianificazione in vigore. Per i primi, infatti, rimarca la minoranza dei commissari, il cambio di destinazione “può essere compreso nell’ottica della riduzione delle potenzialità edificatorie residue e della tutela del paesaggio”. Per i secondi non si intende “sostituire in modo arbitrario una scelta pianificatoria con un’altra”, ma si richiama l’attenzione sul fatto che dezonare “significherebbe trasformare di colpo costruzioni legalmente realizzate in zona edificabile speciale in edifici fuori zona edificabile. Questo mutamento non è neutro. Esso comporterebbe conseguenze pratiche, giuridiche, patrimoniali e finanziarie rilevanti per i proprietari”. In questa operazione, insomma, non vi è “un interesse pubblico concreto e prevalente”. Nelle oltre trenta pagine di rapporto, passate in rassegna tutte le varie implicazioni, si giunge così alla conclusione che cambiare etichetta ai terreni costruiti alla Baldovana e a Pianez – una dozzina in tutto – restituisce una “sproporzione tra sacrificio privato e utilità pubblica”. Quindi, si rimarca, “la pianificazione deve saper riconoscere anche le situazioni consolidate che non pregiudicano gli obiettivi generali del piano”. Ecco che nell’analisi dei commissari di minoranza se ne può uscire distinguendo, come detto, la natura dei fondi dei comparti e mantenendo in zona edificabile speciale le superfici costruite. Come dire, l’emendamento è servito. Lunedì toccherà al parlamento decidere se accogliere o meno questa modifica. Non prima, però, di capire che peso avranno le postille sulla possibilità di realizzare “nuove costruzioni”.
LUGANESE / MENDRISIOTTO
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2026-05-15T07:00:00.0000000Z
2026-05-15T07:00:00.0000000Z
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