Via Motta costa il posto a 8 agenti
A essere toccati dalla chiusura della struttura decisa dalla Sem sono però in 40. Il Sindacato Ocst deplora. Securitas: ‘Miracoli per ricollocare 32 addetti’
Di Daniela Carugati
La chiusura di via Motta a Chiasso? Non inciderà sul personale, ci era stato detto dalla Sem, la Segreteria di Stato della migrazione, a maggio, giusto nelle ore successive alla comunicazione ufficiale della decisione presa a Berna. Invece, per l’indotto che ruota attorno all’edificio di supporto al Centro federale d’asilo di Balerna-Novazzano, la misura, annunciata come temporanea a partire dal 15 giugno, non sarà indolore. A essere toccato è il settore della sicurezza. Nella struttura federale operano – o meglio opereranno sino a metà giugno – 40 addetti della Securitas. Azienda che si occupa anche di Pasture e che ha saputo con un mese di preavviso che i servigi per lo stabile chiassese non erano più richiesti. Così i lavoratori si sono ritrovati a pagare pegno al calo delle domande d’asilo. Una flessione che ha convinto la Sem a rinunciare globalmente a sei sedi a livello svizzero.
Un fulmine a ciel sereno
L’amarezza più grande, però, è per gli 8 dipendenti di Securitas che la ditta non riesce a ricollocare: 7 di loro hanno già ricevuto la lettera di licenziamento, il futuro dell’ottavo è in bilico ma sembra essere solo questione di tempo. «Purtroppo per questi 8 impiegati non siamo riusciti a trovare un ricollocamento – ci conferma Stefano Moro, direttore regionale di Securitas –. Di fatto a essere toccati dalla decisione federale di chiudere a Chiasso in totale sono 40 collaboratori. Ebbene, 32 di loro siamo riusciti a reintegrarli, intervenendo sull’organizzazione del piano di lavoro, trasferendoli in alcuni casi a Pasture o in altri ambiti e altre sedi – non solo a Chiasso, ndr –, per preservare i contratti e i posti di lavoro. Per gli altri 8 casi, come detto, non riusciamo invece a fare nulla: non abbiamo individuato una alternativa. Del resto – ribadisce il direttore –, non è stato facile ritrovarsi di punto in bianco con una quarantina di addetti senza lavoro. Altri mandati non ne abbiamo». Resta invariato, in buona sostanza, l’incarico legato alla sicurezza di Pasture.
‘A pagare sono i lavoratori’
In ogni caso, l’annuncio ha fatto sobbalzare l’Ocst, che ha già incontrato alcuni degli agenti ritrovatisi con la disdetta tra le mani: persone in parte residenti, in parte frontalieri, assunte a tempo indeterminato, si precisa; e in alcuni casi con più di 50 anni e una significativa anzianità di servizio. Ora il sindacato ha chiesto di incontrare la direzione di Securitas, anche perché le preoccupazioni non sono finite. «Dalle informazioni in nostro possesso – ci dice Robertino Bay – molto probabilmente ci saranno altri licenziamenti». Il dispiacere maggiore, annota Bay, è «sapere che questi addetti non abbiano potuto trovare una soluzione all’interno di una azienda così importante. Faccio fatica a crederlo. Da quanto sappiamo non hanno ricevuto nessun tipo di proposta».
Per il sindacalista non va dimenticato che questi lavoratori, qualificati, si muovono «in un contesto quanto meno complicato, per non dire difficile. Quindi oggi prevale un forte sentimento di frustrazione e delusione – sottolinea –. Queste persone hanno sempre dato il massimo per l’azienda, quindi non riescono ancora a capacitarsi di quanto accaduto. Del resto non meritavano un trattamento del genere», deplora Bay. L’Ocst intende, dunque, chiedere che vengano trovate delle soluzioni alternative, proprio per «mitigare l’impatto occupazionale della chiusura del centro di via Motta». Anche perché, ribadisce il sindacalista, «questo è l’ennesimo esempio del fatto che il rischio aziendale viene scaricato sui lavoratori. E questo lascia l’amaro in bocca».
L’incognita della riapertura
Ecco che Bay conferma di «nutrire qualche dubbio» pure sulla temporaneità della chiusura della struttura di Chiasso. Dubbi che hanno attraversato pure il direttore regionale di Securitas. «In questo momento – ammette Moro – non sappiamo se e quando il Centro di Chiasso riaprirà». Le incognite in sospeso, insomma, sono diverse. Resta la speranza che si riattivi la struttura di via Motta, che può accogliere sino a 130 richiedenti asilo, in tempi brevi: la Sem parla del corso dell’estate. «Ma non abbiamo nulla di scritto», ribadisce. L’operazione, d’altro canto, ha avuto delle ricadute importanti. «Posso dire – rimarca ancora il direttore regionale di Securitas – che questa situazione ci costerà una marea di soldi in trasferte supplementari, ore non lavorate, e non solo. Il volume di agenti coinvolti è importante. Opero in Securitas da 35 anni e dirigo il settore da 18 ma non è mai successa una cosa del genere: la chiusura di un centro federale». In effetti, l’incarico della Confederazione dava delle sicurezze. E se l’edificio cittadino non dovesse riaprire? «La decisione toccherà anche altri lavoratori».
Tutti a questo punto rivolgono lo sguardo verso la Sem, in attesa di un segno. Abbiamo tentato anche noi di raggiungere la Segreteria di Stato della migrazione per ricevere delle risposte ad alcune domande aperte, ma non siamo riusciti a metterci in contatto.
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