Per farsi arrestare, tenta la rapina all’hotel
Chiesti quattro anni di carcere o un trattamento stazionario (ma Villa Argentina ha rifiutato) per un 22enne accusato di reati commessi con violenza
Di Alfonso Reggiani
Armato di tagliacarte, mascherato e incappucciato ha tentato di rapinare l’Hotel Seegarten di Lugano aggredendo, minacciando e intimando alla ricezionista di consegnargli i soldi. Tre impiegati dell’albergo lo hanno fermato, la polizia lo ha ammanettato e al primo interrogatorio ha affermato che voleva farsi arrestare perché non sapeva dove andare. L’imputato comparso ieri di fronte alla Corte delle Assise criminali di Lugano, presieduta dalla giudice Monica Sartori-Lombardi (giudici a latere Renata Loss Campana e Charles Jacques) non ha ancora 23 anni, ma alle spalle ha già alcuni precedenti penali, l’ultimo dei quali è una condanna a una pena pecuniaria, sospesa condizionalmente, per stalking nei confronti della sua ex compagna.
Per pagarsi alcol e droghe Margherita Lanzillo,
La procuratrice pubblica al termine della sua requisitoria, ha chiesto alla Corte di condannare a quattro anni di reclusione il 22enne di nazionalità brasiliana residente nel Sopraceneri, con la possibilità di una sospensione condizionale della pena a beneficio di un trattamento stazionario in una struttura chiusa per curare le sue dipendenze. Il giovane, secondo Lanzillo, è finito in una spirale che conduce verso l’autodistruzione, nella sua vita alcol e droga sono diventati sempre più ingombranti e, per finanziarne il consumo, ha causato conseguenze gravi alla collettività. La procuratrice ha ricordato quattro sanzioni inflitte al giovane dal carcere dove si trova dal 25 novembre scorso, prima in detenzione preventiva e, dal 22 gennaio di quest’anno, in espiazione anticipata. L’ultima risale al mese di giugno ed è dovuta al consumo di droga. Inoltre, Lanzillo ha richiamato la perizia che ha individuato un elevato rischio di recidiva se il 22enne dovesse continuare a fare uso di cocaina e alcol e, pertanto, ha consigliato un trattamento stazionario per consentire il sostegno psichiatrico e psicologico e aiutarlo a superare i suoi problemi. Dal canto suo, l’imputato ritiene di aver preso coscienza di quanto ha fatto e non crede si possano ripetere tali reati.
Espulsione? Vive in Ticino dai sei anni
Tuttavia, Lanzillo non ha chiesto l’espulsione dalla Svizzera per l’imputato, che è in Ticino da quando aveva sei anni, ma ha perso il permesso C quando è tornato in Brasile a trovare la nonna con la quale aveva un forte legame affettivo. Il suo rientro in Svizzera è poi stato ritardato a causa del Covid. L’atto d’accusa parla di quattro rapine in parte tentate, cinque furti, violazione di domicilio e ripetuti danneggiamenti, oltre ad altri reati ‘minori’. La tentata rapina al Seegarten è l’episodio più grave, durante il quale l’imputato ha aggredito la vittima, l’ha costretta a terra, e ha messo a rischio l’incolumità della donna e delle persone che l’hanno aiutata. Per Lanzillo, il 22enne ha dimostrato un’elevata determinazione criminosa. Non che le altre rapine commesse a Bellinzona, insieme a un coetaneo, lo possano riabilitare. La prima è stata commessa ai danni di un disabile che è pure stato schiaffeggiato, la seconda non è andata a segno solo perché la ragazza, alla quale aveva tentato di sottrarre lo zaino, ha reagito. Sfumata anche la rapina tentata ai danni di una donna a metà novembre del 2025 a Lugano.
Invece, sono riusciti alcuni furti con un bottino di qualche migliaio di franchi. L’avvocato Pascal Delprete, patrocinatore della ricezionista dell’albergo e del ragazzo disabile aggredito a Bellinzona ha sottolineato che all’hotel si sia sfiorata la tragedia, pertanto si è allineato alla richiesta della procuratrice, chiedendo però l’espulsione dalla Svizzera e la segnalazione al Sistema d’informazione di Schengen. Delprete ha definito inaccettabili i reati e i comportamenti del 22enne e ha messo in evidenza che l’imputato non abbia capito la gravità delle sue azioni. L’avvocata Valentina Vitalini, patrocinatrice della giovane aggredita a Bellinzona, ha ricostruito il tentativo di rapina nei confronti della sua assistita, sottolineando l’assenza di un rimorso da parte del 22enne, nei confronti del quale ha chiesto una pena esemplare e di valutare l’espulsione dalla Svizzera. Entrambi i legali degli accusatori privati hanno chiesto alla Corte di riconoscere le istanze di risarcimento per torto morale.
Una massiccia riduzione della pena Francesco Martire,
L’avvocato invece, ha tratteggiato un quadro del suo assistito che non può ridursi a quanto c’è scritto nell’atto d’accusa. Oltre alla sofferenza che ha arrecato, c’è anche la sua. Quello del 22enne è un caso emblematico di criminogenesi: nato da una famiglia disgregata, senza conoscere il padre, trasferito da piccolo in Ticino, il 22enne ha vissuto un senso di abbandono e carenze affettive. Il suo bisogno di attenzione lo ha purtroppo manifestato con le prime marachelle, poi con i reati veri e propri, in una spirale di disperazione che lo ha portato a toccare il fondo, ha detto Martire, sostenendo che quello del suo assistito non sia un caso perso. La possibilità di riabilitazione e di risocializzazione esiste. Lo ha evidenziato anche il perito che ha indicato un rischio di recidiva basso, in assenza di droga e alcol, e ha scritto che il carcere non è l’ambiente adatto alla sua riabilitazione. L’avvocato ha contestato alcune ipotesi di reato, ha messo in discussione la qualifica giuridica di altri e ha chiesto una massiccia riduzione della pena proposta dalla procuratrice. La sentenza sarà annunciata domani alle 16.30. Al termine del dibattimento è emerso il rifiuto di accogliere il 22enne per il trattamento stazionario da parte di Villa Argentina. La decisione negativa della struttura, essendo l’unica del genere in Ticino, ha causato la sospensione del dibattimento e potrebbe mettere in difficoltà la Corte.
LUGANESE / MENDRISIOTTO
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2026-08-18T07:00:00.0000000Z
2026-08-18T07:00:00.0000000Z
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