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Per curarsi basta una telefonata

Il progetto Pronto Consulto fa leva sulle competenze dei medici dell’Obv e dei soccorritori del Sam. Al Pronto soccorso arrivano 1’500 pazienti ‘non urgenti’

di Daniela Carugati

L’assistenza medica oggi corre anche sul filo. Dal primo ottobre scorso, infatti, può bastare una telefonata per risolvere un problema di salute. L’Obv, l’Ospedale regionale della Beata Vergine di Mendrisio, e il Sam, il Servizio autoambulanza del Mendrisiotto, hanno unito forze e competenze in un progetto pilota che potrebbe aprire la strada a un nuovo modello sanitario. Pronto Consulto, così è stato ribattezzato, rappresenta una prima in Ticino; sin qui in Svizzera, da quanto ci dicono, ci si è misurati con una modalità simile solo a Zurigo, San Gallo e Losanna. Una sperimentazione che, con molto pragmatismo, oltre a curare i malanni della popolazione del Mendrisiotto e Basso Ceresio potrebbe rivelarsi una ‘terapia’ efficace anche per il contenimento delle spese per la salute. Basta comporre un numero, lo 091 811 30 20, e tra il lunedì e il venerdì, dalle 9 alle 17, nello spazio di 30 minuti si riceverà la chiamata di un medico dell’ospedale e una risposta ai propri bisogni. L’obiettivo, del resto, è chiaro: intercettare i casi non urgenti prima che approdino al Pronto soccorso (Ps).

Meno costi, cure appropriate Pierluigi Lurà,

Il direttore dell’Obv, va dritto al punto: «A ogni annuncio di aumenti dei premi di cassa malati tutti gridano allo scandalo, poi però si resta sempre al punto di partenza – ci esterna –. Così ci siamo posti la domanda: cosa possiamo fare per contenere un po’ i costi?». Ed è qui che l’idea condivisa da Carlo Realini, direttore generale Sam, sulla presa a carico a domicilio dei pazienti ha preso forma. «Abbiamo iniziato ad analizzare i nostri dati del Ps e abbiamo identificato la fascia 9-17. In quel lasso di tempo – ci spiega Lurà –, si registrano circa 1’500 pazienti con una ‘non urgenza’. Abbiamo intuito che sarebbe interessante se riuscissimo a raggiungerli prima dell’arrivo in ospedale, con una consultazione telefonica, per poterli indirizzare verso il servizio più appropriato o il medico curante – medici di base coinvolti nel progetto, ndr –, o ancora permettere di curarsi a casa».

Si è visto che sulla carta il progetto funzionava. E nella realtà? È qui che si è fatto leva sulla stretta collaborazione con il Sam. «Con l’Obv abbiamo un costante scambio – ci spiega Realini –. E abbiamo visto che una buona fetta, in media un 50%, di pazienti in ‘codice verde’, quindi a bassa gravità, che portiamo in ospedale, poi vengono dimessi. Unendo le nostre esperienze siamo arrivati a concretizzare Pronto Consulto. Certo, qualche intoppo lungo il percorso l’abbiamo trovato – ammette Realini–. Devo dire, però, che da parte del personale, sia il nostro che i medici dell’Obv, c’è stata una buona adesione e persino entusiasmo; proprio perché è un progetto che va verso un tentativo di contenimento dei costi, ma anche verso una appropriatezza di cure e di presa a carico».

Chi è sul campo è preparato

Obv e Sam hanno deciso di darsi un anno di tempo per verificare l’efficacia di questo modello e i risultati, anche nel rendere più fruibili e più liberi i percorsi per le urgenze, sia in termini di disponibilità di ambulanze che in Ps, si fa notare. «Sono un po’ due obiettivi che ci siamo prefissati», ci dicono i due direttori. E chi opera sul campo come ha accolto questa sperimentazione? «Come settore pre-ospedaliero abbiamo il vantaggio di poter contare sulla capacità sviluppata professionalmente ogni giorno dai soccorritori nel valutare i pazienti – ci fa presente il dottor Guy Rodenhäuser, direttore sanitario del Sam –. Sono abili nell’uscire e in 5 minuti capire se una situazione è grave o meno e se necessita di un intervento urgente massiccio o si tratta di qualcosa che potenzialmente può essere gestito con più calma. In altre parole, sono formati per fare una diagnosi immediata. Quindi si è pensato di sfruttare questa preparazione e di inserirla nel progetto». Soprattutto incrociando le competenze dei soccorritori con quelle dei medici ospedalieri, a cui ci si appoggia per valutare se ricoverare o meno un paziente. «Per noi è senz’altro qualcosa di nuovo – ci conferma la caposervizio del Pronto soccorso e responsabile del Punto medico Obv, dottoressa Paola Borella –. In effetti, siamo abituati a vedere da vicino i pazienti. In genere, telefonicamente gestiamo i malati che già conosciamo. Penso, però, che questa esperienza sia interessante, anche perché oggi si va verso la telemedicina, ovvero l’assistenza del paziente a distanza. Di conseguenza, è una sfida che ci fa piacere accogliere». A fare da collante tra operatori del Sam e personale sanitario del Beata Vergine vi è poi la conoscenza quotidiana. Del resto, ci fa notare la dottoressa Borella, «abbiamo degli obiettivi comuni: diminuire i costi per tutti e offrire il meglio al paziente. Perché il paziente che aspetta ore in Ps per una cosa che si risolve in un quarto d’ora può essere gestito diversamente. Questo non vuol dire che non vogliamo più far venire i malati in ospedale o che si vogliono mettere dei limiti: la gente ha diritto di essere curata. Magari nel posto e nel modo giusto». Al momento per Pronto Consulto si farà capo alle forze interne, sia all’Obv che al Sam. «Ci siamo detti, cominciamo a ‘isorisorse’, avremo meno ricavi, ma non avremo costi aggiuntivi – esplicita il direttor Lurà –. A rispondere alle chiamate sarà, infatti, un assistente di studio medico, mentre il medico si impegnerà a richiamare entro 30 minuti al massimo. Se dopo un anno vedremo che il modello funziona bene e ci sono sufficienti pazienti, allora ne valuteremo l’estensione». Un modello, fa eco il direttore Realini, che «per certi aspetti abbiamo già identificato. Procediamo, però, un passo alla volta». Il potenziale, di fatto, c’è. «Facendo un’analisi degli ultimi 3 anni – ci illustra il dottor Rodenhäuser –, la fascia 9-17 include tre quarti degli interventi in ‘codice verde’ nelle 24 ore. Al di fuori di questi orari e durante la notte capita, infatti, molto più raramente, quindi ci siamo concentrati sulla fascia più sollecitata». All’Obv hanno fatto le loro stime. «Abbiamo previsto che in un anno la metà dei 1’500 pazienti non urgenti chiamerà il servizio – chiarisce Lurà –. Come dire 800 pazienti, una media di 3 al giorno. Se l’aderenza sarà maggiore o minore lo vedremo. Certo, è una goccia nel mare, non è che risolviamo così i problemi della sanità. Ma per lo meno è un piccolo passo avanti». D’altro canto, si aggiunge Realini, «soluzioni che risolvano l’interezza del problema dei costi sanitari non ce ne sono. O lo affrontiamo uno spicchio alla volta, o non faremo mai nulla».

LUGANESE / MENDRISIOTTO

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2026-10-19T07:00:00.0000000Z

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