Sì al finanziamento pubblico ai partiti
Il Legislativo approva la mozione di Bianchetti e Venturi e boccia di misura quella che chiedeva di diminuire a 30 il numero di consiglieri comunali
Di Davide Martinoni
Tremila franchi per ogni partito che costituisce gruppo in Consiglio comunale, più 200 franchi a testa per ogni consigliere comunale. Sono i termini del finanziamento pubblico ai partiti accolto martedì sera dal Consiglio comunale di Minusio con l’approvazione a larga maggioranza della mozione di Daniele Bianchetti con il suo gruppo di Uniti x Minusio, più il capogruppo Plr Luca
Venturi. Parallelamente, e per certi versi sorprendentemente – visto che c’è una logica nel fatto che i due argomenti siano finiti nella stessa seduta – è stata invece bocciata la mozione elaborata, presentata dallo stesso Venturi e da Simone
Ghisla per Uniti x Minusio, per una diminuzione del numero di consiglieri comunali da 40 a 30. Nel primo caso (finanziamento ai partiti) il sostegno trasversale Plr-Uniti x Minusio ha abbattuto il fronte dei contrari a sinistra (Unione socialisti e Indipendenti) e l’astensione dei Verdi liberali; nel secondo, l’esito è stato tiratissimo, con il sostegno compatto dei liberali radicali, più Ghisla e Bianchetti (in totale 15 voti) e il no espresso dal resto di Uniti x Minusio con Verdi liberali e Usi (17 voti). Così facendo, due tematiche che viaggiavano su binari paralleli sono andate ognuna nella propria direzione prima di entrare in stazione.
‘Alleviare le spese organizzative’
Il sostegno al finanziamento pubblico ai partiti era stato motivato da Bianchetti, nella sua mozione, con il fatto che “risulta sempre più evidente che la gestione delle molteplici problematiche che riguardano il nostro Comune diventa sempre più impegnativa e richiede un notevole investimento di tempo da parte dei municipali e dei consiglieri comunali”. L’intento non era far guadagnare di più i membri dell’Esecutivo e quelli del Legislativo, ma “riconoscere un contributo annuale ai partiti operanti e rappresentati in Consiglio comunale” che servisse ad “alleviare le loro spese organizzative” in un periodo in cui “la tendenza alla partecipazione alla vita democratica attiva risulta essere sempre più in crisi ed è sempre più difficile trovare persone o enti che mettano a disposizione le proprie risorse in senso lato”.
Costo dell’operazione: 17mila franchi
Il peso finanziario dell’operazione per il Comune è risibile, 17mila franchi all’anno, ma è chiaro che il discorso si lega alla crisi delle vocazioni politiche e all’impegno civico più in senso lato; tema che è tra l’altro emerso con forza dai risultati del sondaggio sul benessere residenziale presentati proprio martedì in serata pubblica alla popolazione di Minusio, prima della seduta di Consiglio comunale.
A favore della mozione si era schierata la maggioranza della Gestione (relatore Simone Ghisla), che parlava di trasparenza, partecipazione, equilibrio tra le forze politiche, nonché di un impulso a “democrazia e pluralismo”, permettendo “a tutti i partiti facenti gruppo di partecipare attivamente e consapevolmente all’attività politica”, ed evitando che “solo i gruppi più ricchi e strutturati possano incidere sul dibattito pubblico”. Contro la mozione si era palesato, in Gestione, soltanto
Aldo Daniele Zwikirsch (Usi), per il quale il finanziamento pubblico dei partiti è una “inopportunità politica”. Pur riconoscendo il calo delle vocazioni, Zwikirsch notava che “l’esperienza insegna che laddove esiste un finanziamento pubblico dei partiti il problema della ‘crisi delle democrazie’ non è assolutamente risolto e non c’è maggiore facilità a trovare persone disposte a mettersi a disposizione”.
‘Più concretezza e responsabilizzazione’
La proposta trasversale Plr-Uniti x Minusio di diminuire i consiglieri comunali a 30 partiva invece dalla volontà di “garantire maggior concretezza, dinamicità ed efficacia ai lavori del Legislativo. Riducendo i membri delle commissioni si responsabilizzano ulteriormente i consiglieri comunali, garantendo una maggior presenza nelle riunioni commissionali e una loro maggior proattività nella stesura dei rapporti”. Inoltre, tutto ciò “permetterebbe un risparmio dei costi della politica che non può che essere visto positivamente”. Gli stessi autori della mozione elaborata avevano sottolineato che non era un caso che essa fosse stata depositata in contemporanea con la stesura del rapporto di maggioranza favorevole alla mozione sul finanziamento dei partiti.
Allo stesso modo, non è da considerare casuale il fatto che lo snellimento del Legislativo sia stato perorato congiuntamente dai due maggiori partiti presenti sul territorio, come notato dalla maggioranza (favorevole) della Commissione delle petizioni (relatrici Ursula Tami del Plr e Vera
Banfi Bisi di Uniti x Minusio). Lo stesso rapporto ricordava la sproporzione fra i candidati eletti (40) e il numero di abitanti (7’459) rispetto ad altre realtà ticinesi ben più popolose, nonché la fatica, per alcuni partiti, a completare le liste.
I cognomi contano pur sempre
Sicuramente importante è stato, durante la seduta, l’intervento di Noè Reyes (Uniti x Minusio), consigliere comunale di origini dominicane che ha invitato i colleghi ad alzare la mano per contare quanti di loro hanno parenti attivi in politica (Municipio o Consiglio comunale) a Minusio. Lo hanno fatto in tanti, a dimostrare che i “potentati” locali, o i “cognomi giusti”, contano, e riducendo il numero di candidature, quelle rimanenti andrebbero appannaggio di chi in virtù del proprio statuto sociale, del nome o della propria origine, difficilmente può perdere il posto a favore di qualche “signor nessuno”, pur bravo, preparato e ambizioso che sia. Reyes ha anche riflettuto sulla «necessità di cercare alternative efficaci per coinvolgere la popolazione».
Lo stesso tema della “perdita delle voci di minoranza” (in un comune con circa 70 etnie) era stato utilizzato dalla minoranza delle Petizioni, in un rapporto appunto contrario alla diminuzione, redatto da Maria Elena Hoballah (Usi) e firmato anche, con Ignazio Maria Clemente (Uniti per Minusio) e Mehmet Altuntas (Usi), dallo stesso Reyes. Inoltre, “con un numero minore di consiglieri si restringerebbe il numero di canali con i quali i cittadini possono interagire in ambito politico (1 consigliere per 243 abitanti con la proposta di riduzione a 30; 1 consigliere per 182 abitanti con 40 consiglieri comunali attuali). Ogni consigliere comunale è informato su ambiti specifici molto variegati: togliendo un quarto dell’effettivo si andrebbe a perdere una fonte preziosa di saperi”. Secondo la minoranza, infine, “il problema di trovare i candidati per le liste va risolto all’interno dei singoli gruppi. Minusio ha bisogno di persone propositive e determinate per ravvivare la politica, ha bisogno di nuove leve in Consiglio comunale e nelle commissioni. Il rischio di un rafforzamento delle tendenze autoritarie in caso di diminuzione del numero di consiglieri comunali sarebbe elevato. Infatti, una riduzione potrebbe facilitare il dominio di figure politiche forti o di grandi coalizioni. In un Legislativo più piccolo è più facile, per personalità o partiti forti, soffocare la voce dell’opposizione o dei gruppi più piccoli”.
LOCARNO E VALLI
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2026-02-12T08:00:00.0000000Z
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