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‘Assassinio mancato’, chiesti 15 anni

Il 20 gennaio 2024 ha colpito alla testa la compagna con due attrezzi ginnici. Iniziato alle Assise criminali il processo nei confronti di un 34enne

Di Prisca Colombini

Ammette di aver colpito alla testa la sua compagna, ma di averlo fatto «solo tre volte» il 34enne cittadino eritreo a processo alle Assise criminali per rispondere di tentato assassinio (in via subordinata tentato omicidio intenzionale). I fatti esaminati dalla Corte presieduta dal giudice Amos Pagnamenta (a latere Curzio Guscetti e Claudio Colombi) e composta anche dagli assessori giurati, risalgono al 20 gennaio 2024 e sono avvenuti in un appartamento di via Bossi, a Chiasso. Il procuratore pubblico Roberto Ruggeri ha proposto 15 anni di detenzione e 15 di espulsione dalla Svizzera (con iscrizione allo Spazio informativo Schengen). Stamattina la parola passerà alla difesa, rappresentata dall’avvocato Carolina Lamorgese. La sentenza potrebbe arrivare in serata.

Registrazioni in casa

Il 34enne era convinto che la compagna, con cui non era sposato, lo tradisse. «Vivevo con lei e volevo la conferma sulla presenza di un’altra persona, ma non è gelosia». Alla ricerca di conferme, nei giorni precedenti i fatti l’imputato ha lasciato nell’abitazione il suo telefono con la modalità di registrazione audio attiva. «La conferma della presenza di qualcun altro mi avrebbe dato la libertà di uscire di casa e fare la mia vita. Mi serviva una conferma per non sentirmi dire di aver abbandonato la mia compagna con due bambini». Gli audio sono stati fatti ascoltare anche a specialisti di due diversi negozi. Nel secondo, come si legge nell’atto d’accusa, sono bastati pochi minuti per arrivare alla conclusione della presenza di una voce maschile. Una volta rientrati a Chiasso, «ho detto ai bambini che me ne sarei andato di casa ma che avrebbero potuto vedermi quando volevano». Su richiesta del figlio, l’uomo è rimasto nell’abitazione e ha dormito sul divano. Tra vari «non ricordo, sono passati due anni» e mancate risposte alle domande, ha raccontato che la compagna lo ha svegliato proponendogli di risolvere i loro problemi davanti al prete ortodosso di Zurigo. «Nella nostra cultura il prete e gli anziani hanno valore ed è normale andare da loro per risolvere i problemi. Ho sbagliato ad accettare questa proposta». Tra i due è poi nata la discussione che ha portato all’aggressione. «Ho chiesto di parlare insieme al prete mentre lei voleva che lo facessimo singolarmente. Ha alzato la voce, mi ha detto che non sono un uomo e non ci ho più visto».

Uno sguardo ‘provocatorio’

L’aggressione è iniziata quando la donna si è addormentata sul divano coi figli. «Litigavamo spesso ma non volevo ucciderla», ha detto l’uomo. Stando alla tesi accusatoria, i primi due colpi alla testa sono stati inferti con un manubrio da palestra di due chili. «Non mi rendevo conto della situazione: tra le varie cose che mi ha detto c’era anche il nome del secondo uomo». Uomo che la vittima ha sempre negato di avere. Il 34enne ha portato i figli in camera, «ho detto loro di prepararsi e vestirsi» e, al ritorno in salotto «la signora mi ha guardato con uno sguardo che mi ha provocato e l’ho picchiata per la terza volta con l’altro attrezzo», ovvero un bastone per allenamento muscolare dal peso di 1,386 chili. Durante l’azione «i bambini non hanno visto nulla, almeno per la prima fase. Mia figlia si è affacciata mentre avevo il bastone in mano, mi ha visto e l’ho buttato». Pochi minuti dopo l’uomo ha legato le gambe della compagna («avevo paura che si muovesse e si facesse ancora più male»), ha preso il suo telefono (con cui ha chiamato i soccorsi senza dare molte indicazioni) e si è diretto verso il Canton Berna, dove è stato fermato qualche ora dopo. Perché, ha chiesto il giudice, ha iniziato un viaggio di centinaia di chilometri invece che costituirsi? «Ho sbagliato», ha risposto il 34enne.

‘Il divano stava diventando il suo feretro’

Nella sua requisitoria, Ruggeri ha evidenziato le «barbarie» vissute nell’appartamento di Chiasso, al punto che «più che di un tentato assassinio, possiamo parlare di un assassinio mancato». Quella sera «non si è trattato di uno sfogo, di un raptus o di un momento di follia. Il tutto è avvenuto in due momenti temporali distinti e distraenti». Distinti perché l’aggressione è avvenuta con due attrezzi diversi; distraenti perché «tra una fase e l’altra si è occupato dei bambini, si è cambiato i vestiti perché imbrattati di sangue e ha continuato a fare avanti e indietro in salotto». A sostegno della tesi dell’accusa ci sono anche «il numero dei colpi inferti, almeno otto, alla testa, una delle parti più sensibili e delicate del corpo». Sul corpo della donna sono state trovate numerose lesioni, tra le quali in regione parietale destra, due ferite lacere triraggiate e almeno sei ferite lacere lineari nella parte sinistra. Come determinato dagli specialisti, «almeno il primo colpo è stato sferrato mentre la donna dormiva sdraiata sul divano che si stava trasformando nel suo feretro». Ogni singolo colpo, ha aggiunto Ruggeri, «è stato un messaggio chiaro di dominio assoluto sulla vittima». Il suo intento «era quello di uccidere la compagna traditrice e la fonte del suo asserito malessere fatto di umiliazione e noncuranza dei figli». L’uomo «era geloso, ossessivo perché convintosi che esistessero voci e discorsi che solamente lui udiva nelle registrazioni». Ma «nemmeno dalle analisi del telefono della donna è emersa la presenza di altri uomini». Il movente è stato «insignificante e futile» con una «chiara ed evidente mancanza di scrupoli: ha atteso che la donna si addormentasse, è stato un vigliacco».

‘Una donna sopravvissuta’

Quella che la vittima viveva a Chiasso è «una fragile stabilità costruita con grande fatica», sono state le parole dell’avvocato Marina Gottardi, legale della donna e dei suoi figli. «Stiamo parlando di una donna sopravvissuta a una violenza che avrebbe potuto ucciderla e a questo si aggiungono conseguenze psichiche e due figli anch’essi parte della tragedia. Sono passati due anni, ma per loro parlare del padre resta difficile e doloroso: sono arrabbiati e impauriti pensando al futuro». La legale ha chiesto indennità per torto morale di 70mila franchi per la compagna e di 25mila franchi a testa per i figli, oltre al pagamento del danno patrimoniale subito.

LUGANESE / MENDRISIOTTO

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2026-04-30T07:00:00.0000000Z

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