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Il Pal5 bocciato a Berna Unica regione in Svizzera

L’Ufficio federale dello sviluppo territoriale valuta come insufficiente il Piano di agglomerato luganese di quinta generazione. A rischio 19,5 milioni

Di Dino Stevanovic

Semaforo rosso dall’Ufficio federale dello sviluppo territoriale (Are) alla mobilità luganese. Il Programma d’agglomerato del Luganese di quinta generazione (Pal5), lo strumento con il quale vengono chiesti contributi federali a Berna per la realizzazione delle infrastrutture nell’ambito dei trasporti, è stato giudicato infatti come insufficiente. È l’unico programma d’agglomerato in tutta la Svizzera, su oltre quaranta presentati, ad aver ottenuto un punteggio che non raggiunge neanche 4 punti su 10, ovvero la sufficienza. L’ultima parola spetterà a Consiglio degli Stati e Consiglio nazionale, che dovranno esprimersi sul messaggio che il Consiglio federale preparerà l’anno prossimo per le opere previste tra il 2028 e il 2031. Ma quasi 20 milioni di franchi di cofinanziamenti sono ora seriamente a rischio.

Il Pal5 “deve rinunciare a un contributo federale a causa dell’efficacia insufficiente”. Una frase secca e lapidaria, a pagina 64 del Rapporto esplicativo per l’avvio della procedura di consultazione di ‘Trasporti ’45’. La notizia è lì, rivelata in concomitanza con l’inizio della consultazione del pacchetto di opere ferroviarie e stradali da realizzare entro il 2045-55. Al momento della pubblicazione, tre settimane fa, hanno catalizzato tutta l’attenzione il Potenziamento dell’autostrada tra Lugano e Mendrisio (PoLuMe), il collegamento A2-A13 e la galleria Moscia-Acapulco. Ma, leggendo con più attenzione, emerge anche la bocciatura del Pal5. Il più grande dei quattro programmi d’agglomerato ticinesi sottoposti alla valutazione degli uffici federali, ma anche quello che è stato ritenuto quello più scadente. Non che nel resto del cantone siedano i primi della classe: Mendrisiotto e Locarnese si fermano a 5 punti, il Bellinzonese arriva a 6. Tutti nella sufficienza, la valutazione buona va dal voto 7 al 9.

‘Non condividiamo, li incontreremo’

Magra consolazione per una regione che deve fare i conti con la seconda bocciatura di fila. Già il Pal3 era andato incontro alla medesima sorte nel 2018, per essere poi salvato in corner dalle camere federali accedendo ai finanziamenti. Difficile dire se accadrà di nuovo. E soprattutto prematuro, come ci spiega il presidente della Commissione regionale dei trasporti del Luganese (Crtl), che ha allestito il Pal5 sottoponendolo al Dipartimento del territorio (Dt). A sua volta, dopo l’approvazione, è stato il Consiglio di Stato (CdS) a trasmettere i quattro programmi a Berna. «I mandati sul Pal5 sono stati assegnati nel 2020 e io sono diventato presidente della Crtl nel dicembre del 2021 – premette Filippo Lombardi, da noi raggiunto per un commento –. Non condividiamo la valutazione espressa dall’Are e la contesteremo, in primo luogo dal profilo tecnico (a tal proposito è previsto un incontro nelle prossime settimane con anche il Dt, ndr) e poi eventualmente anche politico». Il municipale luganese non si sbottona sulle ragioni che hanno portato alla bocciatura, ma sostiene che «riteniamo di aver fatto un lavoro giusto sulla mobilità. A prima vista, abbiamo rilevato delle incongruenze nella valutazione che è stata data. Quale margine ci sia nella discussione tecnica, lo vedremo. Di certo, è una seccatura: mancherebbero 19,5 milioni di franchi di contributi federali».

Già molto critico il Cantone su traffico motorizzato, mobilità lenta e posteggi

Pal5 che già prima della stroncatura dell’Are è stato oggetto di critiche, sia da parte delle associazioni ambientaliste e di difesa del territorio, sia da parte del Dt stesso. «Il Cantone si era espresso criticamente durante il processo di adozione del Pal5 – ricorda Claudio Zali –. Purtroppo le riserve del Cantone sulla bontà del Pal5 a questo stadio sembrano aver trovato conferma». Le riserve a cui allude il direttore del Dt sono note e sono state all’origine di frizioni con la Crtl nella primavera del 2025, quando il Dt aveva stigmatizzato la metodologia di lavoro poco partecipativa della commissione, come anche i contenuti del programma. In particolare, il fatto che non sarebbero state proposte misure concrete ed efficaci per ridurre il traffico individuale motorizzato nell’agglomerato, il fatto che non sarebbero state recepite a sufficienza le esigenze di mobilità pedonale e ciclistica nelle aree più densamente edificate e infine la strategia relativa ai posteggi: ne sarebbero previsti troppi, troppo grandi e troppo vicini al centro città.

‘Visione molto dipendente dall’auto’

«Io credo che nel Luganese ci sia una visione complessiva del territorio che dipende ancora molto dall’automobile – osserva il consigliere di Stato –. È un’impostazione autocentrica che esiste da decenni e dalla quale si fa fatica a liberarsi. E questo non viene visto bene a livello federale. Ci sono poi anche dei problemi contingenti, legati alla conformazione territoriale di Lugano, che non contribuiscono a trovare delle soluzioni. Capisco che non sia semplice fare un salto in un’altra dimensione». Sebbene anche il Dt avesse criticato il Pal5 e avesse dato il via libera l’anno scorso solo per permetterne la trasmissione alla Confederazione, Zali non cerca la polemica («sarebbe troppo facile, oltre che inutile, dire che avevamo ragione»): «Per evitare le divergenze d’opinione che ci sono state in passato, per il Pal6 ci siamo ripromessi con la Crtl di fare un percorso più condiviso. E da questo punto di vista i lavori sono partiti meglio».

Si parte meglio sul Pal6

«Siamo già al lavoro sul Pal6, probabilmente con una comprensione vicendevole migliore – condivide Lombardi –. Guardiamo avanti. Ma non buttiamo via a priori quanto è stato fatto per il Pal5». Tuttavia, anche Associazione traffico e ambiente (Ata), Cittadini per il territorio e Pro Velo – per citarne alcuni – avevano criticato il documento, fondamentalmente per gli stessi motivi del Dt. Ma quindi la bocciatura è davvero colpa di una scarsa attenzione alla mobilità dolce? «No, non è questo – sostiene l’ex senatore –. La maggior parte delle misure previste in priorità A, quindi quelle che dovrebbero confluire nel messaggio per i finanziamenti 2028-31, sono ciclopedonali e a favore del trasporto pubblico».

‘Deludente. Ritentare con ciclabile nella galleria del tram-treno’

Non è d’accordo Bruno Storni, presidente dell’Ata. «Evidentemente è molto deludente per il Luganese ma anche per tutto il cantone la seconda bocciatura del Pal, mancando idee forti che diano qualità al programma e di conseguenza punti e finanziamenti federali. In questo senso manca ad esempio un progetto forte come il collegamento ciclabile nella galleria di sicurezza del tram-treno tra Bioggio e Lugano centro». «Eppure – prosegue il consigliere nazionale socialista –, se ci fosse la volontà, la ciclabile nella galleria potrebbe ancora essere presentata in questa fase consultiva e potrebbe salvare il Pal5 attualmente insufficiente ed escluso da finanziamenti federali. I 56 milioni che adesso arrivano da Berna per la galleria Moscia-Acapulco e la riqualifica della litoranea per la mobilità dolce dimostrano che se si arriva con progetti seri e completi si può contare su sostegno federale». Un’idea che, tuttavia, oltre alla Crtl non era piaciuta neanche al Dt. Eppure, proprio la storia recente della tratta locarnese dimostra che, fino al voto in parlamento, nulla è del tutto perduto.

LUGANESE / MENDRISIOTTO

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2026-07-08T07:00:00.0000000Z

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