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Troppe opposizioni Ampliamento sospeso

La Mks Pamp congela il progetto per l’ingrandimento degli spazi aziendali. Per Sinistra e Verdi e ‘Cittadini per il territorio’ il dossier è lacunoso

Di Daniela Carugati

I piani di ampliamento della raffineria di metalli preziosi Mks Pamp di Castel San Pietro per ora resteranno solo sulla carta. Il progetto – già depositato di recente, poi ritirato per essere completato – in pubblicazione questa estate ha subito un nuovo stop. I vertici del gruppo, una realtà a livello locale dalla metà degli anni Ottanta, hanno deciso, infatti, di sospendere in via provvisoria la procedura. Lo hanno fatto, come comunicato verso la fine di luglio al Municipio di Castello, per prendersi il tempo di approfondire ulteriormente il dossier prima di passare all’esame dei servizi cantonali. Alla scelta strategica dell’azienda non è estranea, del resto, la lista di opposizioni approdate sul tavolo dell’Esecutivo. A mettersi di traverso agli interventi messi in cantiere – ovvero l’ingrandimento dello stabilimento attuale e la costruzione contigua di un ulteriore edificio da destinare alla lavorazione meccanica dei metalli – o comunque a sollecitare maggiore attenzione e vincoli ambientali stringenti sono le censure di due privati – in un caso con l’adesione di una dozzina di residenti – e di altrettante realtà associative, i ‘Cittadini per il territorio’ e il gruppo della Sinistra e i Verdi di Castel San Pietro. Il punto debole della documentazione presentata al Comune? L’essere lacunosa e in alcuni passaggi percepita come superficiale. Tant’è che la politica locale vi vede “un’indubbia mancanza di rispetto verso i cittadini e il territorio”.

Un’azienda ‘osservata speciale’

Che anche questa costruzione non sarebbe passata indenne dalla fase della consultazione pubblica era già nell’ordine delle cose. Da anni ormai nella zona di Gorla la Mks Pamp è una ‘osservata speciale’. A marcare stretta l’attività della raffineria, in particolare, è l’Associazione ViviGorla, che in questi ultimi anni è tornata a far sentire la sua voce, preoccupata per le emissioni fuoriuscite in alcuni casi dai camini della fabbrica. E una volta di più il vero nodo gordiano è appunto l’impatto sull’ambiente e il territorio che avrà il previsto sviluppo aziendale. Un ulteriore passo avanti nella storia del Gruppo, che si va ad aggiungere al varo, a giugno, del nuovo stabile amministrativo, e che, assicurano i responsabili, non coinciderà con una accelerazione sulla produzione. Non sembrano, però, aver convinto i buoni propositi messi nero su bianco nell’incarto che accompagna il progetto (come il precedente firmato Botta). L’obiettivo dichiarato dell’opera, come si legge nella Relazione architettonica, è quello di “coniugare esigenze industriali con attenzione al contesto urbano e ambientale, valorizzando l’area e migliorandone l’integrazione con il territorio esistente, consolidando il verde ad alto medio fusto verso le parcelle limitrofe del contesto urbano”. In altre parole, si parla di riqualifica dell’area. Nei fatti la comunità, la politica e le associazioni ambientaliste si aspettavano di più.

Un’operazione da quasi 14 milioni

Nelle carte ci si è ritrovati di fronte, infatti, a un’operazione che, lì alle Zocche di Gorla, si traduce complessivamente in un investimento di poco meno di 14 milioni di franchi (oltre 12 per il nuovo edificio) e comporterà due anni di lavori. Non è passato inosservato che questa è la prima domanda di costruzione relativa alla raffineria sottoposta, su richiesta del Cantone, a un Rapporto di impatto ambientale (Ria). Negli intenti il trasferimento della lavorazione meccanica, si osserva proprio nel Ria, “consentirà una riorganizzazione funzionale degli spazi all’interno dello stabile esistente, migliorando la separazione dei flussi produttivi, la gestione operativa e la tracciabilità dei materiali”. A far rizzare le antenne è stata, però, la scelta di potenziare, di fatto, il parco serbatoi: oggi posto all’esterno e caratterizzato da cinque componenti; domani ricavato nella parte interrata del nuovo fabbricato e capace di fare posto a sette serbatoi di stoccaggio da adibire a sei differenti sostanze chimiche, utilizzate nelle fasi di lavorazione dei metalli preziosi (oro, argento e platino). Nei contenitori orizzontali, si spiega nel Rapporto, verranno incamerati acido cloridrico, acido nitrico e soda caustica, in quelli verticali ammoniaca, acqua ossigenata e acido solforico: tutti in maggiori quantitativi rispetto a oggi, in taluni casi del doppio se non del triplo e oltre.

‘Carenze e contraddizioni’

Dati e indicazioni sono rivelatori agli occhi dei critici. “Per la prima volta – osservano Sinistra e Verdi nell’opposizione – è stato possibile venire a conoscenza di importanti parametri ambientali legati alle attività dello stabilimento”. E a colpire sono stati, in particolare, l’impiego di energia, per 11 GWh/a – “il doppio di quella utilizzata da tutti gli abitanti” del paese –; il consumo di acqua per 33mila metri cubi l’anno – “pari a quella utilizzata da un quarto degli abitanti” locali –; l’uso annuale di “circa 800 tonnellate di soda caustica, 400 di acido cloridrico, 200 di acido nitrico ecc., che, in sostanza, escono dai camini”; l’emissione di un quantitativo di ossidi di azoto equivalente “a quelli prodotti da due chilometri della trafficatissima autostrada Mendrisio-Chiasso”; senza trascurare la produzione annuale di “150 tonnellate di rifiuti pericolosi”. Per il gruppo politico “queste e altre cifre impressionanti rendono indubbiamente la Mks Pamp lo stabilimento industriale più impattante in termini ambientali e più pericoloso sul territorio comunale”. Quanto basta per attendersi, si rimarca, “massima trasparenza”. Tanto più che non è stato concesso l’accesso agli atti relativi all’Ordinanza federale sulla protezione contro gli incidenti rilevanti (Opir), adducendo, si annota, generiche motivazioni di riservatezza aziendale. Da parte loro i ‘Cittadini per il territorio’ non ne hanno fatta passare una ai promotori del progetto. Il dossier (Ria incluso), si rileva, “presenta lacune e contraddizioni tali da impedire ai terzi e alle autorità un esame compiuto del progetto”. Come nel caso della dichiarata assenza di zone naturali protette, si esemplifica, dimenticando che il riale Tognano è “protetto quale monumento naturale”. Per l’Associazione, poi, a smentire l’assenza di incrementi produttivi e occupazionali ci sono gli atti. E il riferimento è alla capacità dei serbatoi e al potenziamento sul fronte energetico. Senza trascurare, si rincara, la mancanza di analisi più approfondite sul monitoraggio della qualità dell’aria e delle emissioni e l’aver ignorato l’esistenza di una zona di pianificazione che interessa Gorla. Come dire, la strada è ancora lunga.

LUGANESE / MENDRISIOTTO

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2026-08-13T07:00:00.0000000Z

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