Robiei, 60 anni dopo il tributo agli ‘eroi’
I Civici pompieri, il Municipio e i familiari hanno ricordato i due vigili del fuoco periti nel tentativo di portare aiuto alle vittime della tragedia
Di David Leoni
Sono trascorsi 60 anni, mese più mese meno, dalla terribile tragedia di Robiei, in alta Valle Maggia. Nella notte tra il 15 e il 16 febbraio 1966, 17 persone persero la vita a causa dei gas tossici inalati in una galleria di cantiere idroelettrica dell’Ofima. Un terribile dramma, il più grave incidente della storia del lavoro del nostro cantone. La causa della disgrazia è da ricondurre all’accumulo di gas tossici (invisibili) nel cunicolo d’adduzione scavato nelle viscere della montagna tra la Valle Bedretto e la Val Bavona. Tra le vittime 15 operai italiani che con tanti sacrifici hanno pagato un pesante tributo alla modernizzazione del nostro Paese e 2 pompieri di Locarno, accorsi per i primi aiuti nel cunicolo della morte. Come se non bastasse, l’incidente arrivò a pochi mesi di distanza dalla catastrofe di Mattmark del 1965, sollevando forti tensioni e accesi dibattiti sulle condizioni di sicurezza nei grandi cantieri svizzeri dell’epoca. Una tragedia che scosse la popolazione e che ancora oggi resta come una ferita mai chiusa per i familiari e i colleghi delle vittime. Martedì sera, nella caserma dei Civici pompieri di Locarno, al termine di una cerimonia alla quale hanno preso parte rappresentanti delle autorità cittadine, lo stato maggiore dei Civici pompieri, alcuni veterani pompieri e familiari dei due militi periti – Renato Roncoroni e Gianfranco Rima
– è stata scoperta una targa commemorativa in loro memoria. Ricordare quelle vittime non è solo una semplice commemorazione, ma anche un modo per non dimenticare la storia del territorio e i suoi valori sociali e di comunità.
A far gli onori di casa, il comandante del Corpo civici pompieri cittadino, tenente colonnello Tiziano Guarisco, che si è soffermato sulla figura del pompiere: «Non è solo vestire una divisa e sfrecciare a sirene spiegate, ma significa accorrere laddove necessario – da dove tutti scappano in cerca di sicurezza – per salvare delle vite e delle cose. Essere pompiere significa mettere il dovere dinnanzi a quella che è la comprensibile paura. Paura che grazie alla formazione e all’esperienza si sa gestire. Il confine tra il salvatore e la vittima, è noto, è alquanto sottile, ma quando arriva la chiamata il pompiere lascia i suoi affetti e va verso la sua missione per senso di dovere morale». Una missione, ha poi ricordato, che per due di loro quella tragica notte di 60 anni fa è stata senza ritorno: «Oggi le loro famiglie ne portano ancora i segni. A Robiei in quel cunicolo sono morti due nostri cittadini, due di noi, due eroi; li ricordiamo ad anni di distanza perché la nostra caserma è stata anche la loro casa. Qui hanno vissuto, si sono formati, hanno condiviso gioie e dolori della loro attività. Nelle caserme si creano legami di amicizia e solidarietà necessari per meglio organizzare il lavoro. Per questo Renato e Gianfranco, con le loro famiglie, sono ancora parte del nostro Corpo pompieri». Prima di concludere, Guarisco ha ribadito l’importanza del ricordo: «Sessant’anni sono tanti ma non hanno cancellato né lo stato d’animo, né il dolore, né la memoria. Ricordare significa riconoscere il valore di chi ci ha preceduto». È in seguito toccato a
Corrado Garbin, primo tenente e quartier mastro, dar lettura (in assenza, per malattia, dell’autore Roberto Marcollo) di alcuni passaggi del libro dedicato alla tragedia di Robiei-Stabiascio in occasione del sessantesimo della tragedia. Una pubblicazione arricchita da diversi disegni che aiuta a meglio capire e contestualizzare quei tragici fatti. Ed è stato proprio il padre dell’autore della pubblicazione, Leo Marcollo, ex pompiere, chiamato in missione proprio quella sera con alcuni commilitoni, ad aver portato una breve testimonianza di quelle concitate ore. Lui che in quella galleria di 13 km buia e silenziosa ci è entrato, munito di una candela, nel tentativo (infruttuoso) di localizzare i due colleghi dispersi.
‘Riconoscenza e stima’
A un’altra pubblicazione, scritta stavolta dal compianto giornalista Erminio Ferrari (‘Cielo di stelle: Robiei, 15 febbraio 1966’), si è invece inizialmente ispirato, nel suo saluto, il sindaco di Locarno Nicola Pini, che ha portato parole di riconoscenza e profonda stima all’indirizzo dei due pompieri (e di tutte le vittime) di questa tragedia. «È importante che la memoria delle vittime sia sempre garantita e riproposta. Permette di imparare da ciò che è successo e impostare meglio il futuro». Non poteva mancare, in coda alla cerimonia, dopo lo scoprimento della targa commemorativa che sarà collocata nei locali della caserma, il ringraziamento delle due figlie di
Rima e Roncoroni, le quali hanno sottolineato quel comune senso di appartenenza e amicizia che ancora oggi le lega alla famiglia dei pompieri cittadini. Per entrambe questa vicinanza è sempre stata sinonimo di conforto e ispirazione. A distanza di 60 anni da quei fatti, rimane ancora attuale il problema della sicurezza sui luoghi di lavoro, soprattutto nei cantieri. Per questo è necessario ricordare gli avvenimenti di allora con lo sguardo rivolto al presente e al futuro, nella speranza che simili tragedie non si ripetano mai più.
LOCARNO E VALLI
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2026-09-24T07:00:00.0000000Z
2026-09-24T07:00:00.0000000Z
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