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Naturalizzazioni, il Governo tira le orecchie alla Città

Ritardi cronici nelle procedure: Gobbi richiama il Municipio che passa la palla alla Commissione petizioni. Carlo Zoppi: ‘Problema strutturale e risaputo’

Di Malva Cometta Leon

Il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi sollecita un’evasione delle pratiche più celere. Il Municipio gira i rimproveri alla Commissione delle petizioni.

Procedure di naturalizzazione insoddisfacenti, frutto di tempistiche particolarmente dilatate e annosi tempi di attesa. Un iter, quello che tocca ai richiedenti domiciliati a Lugano, che ha calamitato l’attenzione dei “piani alti”. A tirare le orecchie al Municipio a maggioranza leghista è stato Norman Gobbi, consigliere di Stato della Lega che dirige il Dipartimento delle istituzioni. La presa di posizione dell’organo di vigilanza è stata inoltrata all’Esecutivo in quanto i ritardi asseriti rallenterebbero in maniera ingiustificata la concessione dell’attinenza comunale e costituirebbero un ulteriore aggravio su una procedura che risulta già di per sé sufficientemente macchinosa. Un tema che non è nuovo in città. Il Municipio, a sua volta, ha trasmesso lo scritto alla commissione incaricata di esaminare le richieste, invitandola a intraprendere i passi necessari per accelerare i tempi e a definire quali misure intende implementare. Per il presidente della Commissione petizioni del Consiglio comunale, Carlo Zoppi (La Sinistra), «l’attuale legislazione sulla cittadinanza è farraginosa e lenta per sua natura. Nel corso di tutta la procedura ci sono molti colli di bottiglia sia a livello comunale che a livello cantonale che allungano la procedura di naturalizzazione». Un iter dunque che non appare lineare. La cifra delle richieste pendenti, in base a nostre informazioni, oggi si aggira attorno a 400.

Procedura amministrativa non politica

Nello scritto delle Istituzioni una precisazione viene comunque fatta. Secondo il Servizio delle naturalizzazioni e movimento della popolazione dell’Ufficio dello stato civile – al quale sono state chieste delucidazioni – sembrerebbe che l’attività dell’amministrazione comunale sia più che soddisfacente da un profilo prettamente qualitativo. Tuttavia, viene indicato, a loro avviso non è sufficiente a minimizzare i ritardi. Ottenere una decisione entro un termine ragionevole è dunque un compito che spetta all’Autorità comunale – Esecutivo o Legislativo – in qualità di autorità amministrativa e non politica. La violazione comporta il rischio di vedersi opporre un ricorso per diniego di giustizia. Per quanto riguarda le misure da implementare il presidente delle Petizioni informa che è in agenda un appuntamento per discutere dell’argomento. «La nostra intenzione è di valutare la situazione e riflettere sul da farsi. Prossimamente faremo una valutazione in questo senso», si limita a dichiarare il presidente.

Secondo Zoppi, «il problema della lentezza del processo di naturalizzazione nella città di Lugano è strutturale e c’è sempre stato. Non è un tema nuovo e non è un problema di quest’anno». Per il presidente della commissione, inoltre, «va anche notato che si tratta di una legge particolare, ibrida, che mischia processi amministrativi e processi politici che per loro natura hanno logiche distinte. Non ci si può aspettare che gremi politici possano essere integrati senza frizioni all’interno di un processo amministrativo». Il tema, in effetti, è già emerso in passato – a suon di polemiche – all’interno del Comune. Nel 2024, la commissione delle Petizioni ha rinunciato alla pausa estiva per smaltire gli accumuli, all’epoca poco più di duecento. La metà di quelli odierni. Ulteriore piccolo excursus: nel 2020 la Lega, su questo argomento aveva fatto ‘sciopero dello zelo’, addirittura abbandonando una seduta di Consiglio comunale in occasione del voto su una richiesta di naturalizzazione e in seguito alle perplessità espresse dall’emiciclo di destra sull’eccessivo numero di petenti e sulla presunta facilità nell’ottenimento del passaporto svizzero.

La commissione, indica Zoppi, «lavora bene. Si trova una volta a settimana, escluso il mese di agosto e durante le vacanze scolastiche. Siamo la commissione che si riunisce più spesso». Allo stato attuale, «trattiamo sette domande a seduta. Rispetto allo storico delle Petizioni è un buon ritmo». Infatti, sottolinea, «questo aspetto è stato riconosciuto anche dagli Enti locali nella lettera in questione. Perché il problema non è qualitativo ma quantitativo». Il tempo, aggiunge Zoppi, «viene perso un po’ in Città, ma anche a livello cantonale. Ci sono diversi colli di bottiglia in questa procedura. Anche se ci fosse la volontà politica di aumentare il ritmo, il collo di bottiglia rimarrebbe perché il Municipio fa tredici naturalizzazioni a seduta, noi ne facciamo sette a seduta». A destra il tema della naturalizzazione è storicamente oggetto di critiche e di malumori. Un’ulteriore conferma giunge dall’ultimo numero del ‘Mattino della domenica’. Dal periodico diretto dal municipale leghista Lorenzo Quadri, si legge: “Il passaporto rosso non è un diritto, bensì un premio per stranieri meritevoli e integrati”. Degli arretrati, “non ce ne frega un tubo! Che nessuno si sogni di accelerare e quindi di moltiplicare le procedure di naturalizzazione solo perché lo dice il governicchio”. Insomma, per il giornale di via Monte Boglia, Lugano dovrebbe avere un numero chiuso, “al massimo 150 naturalizzati all’anno”. Tuttavia, nella commissione ci sono anche altre posizioni, tra le quali anche quelle che considerano un diritto la naturalizzazione, posto che ci siano i requisiti di legge.

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