laRegione

Rumori e polveri fini arrivano a Berna

L’Associazione di quartiere scrive all’Ufficio federale dell’ambiente. Si auspica un intervento risolutore sul cantiere della stazione ferroviaria delle Fart

Di David Leoni

La problematica legata al cantiere della stazione Fart di Ponte Brolla scavalca i confini regionali per approdare a Berna, sponda Ufficio federale dell’ambiente, al quale l’Associazione di quartiere Solduno-Ponte BrollaVattagne si è rivolta per chiedere aiuto sul problema delle polveri fini. Problema che, come più volte riferito da ‘laRegione’, è strettamente legato ai lavori di sbancamento e frantumazione della roccia in corso proprio a ridosso delle abitazioni e che, in barba alle rassicurazioni del committente (Fart) e della ditta incaricata, investe non solo le case a confine con la linea ferroviaria bensì anche quelle più distanti dal cantiere e i loro inquilini. Polveri fini che, come noto, rappresentano un rischio da non sottovalutare per la popolazione residente (possono causare casi di asma, silicosi, irritazioni agli occhi e alle vie respiratorie e anche problemi cardiovascolari se inalate in maniera prolungata). Disperdendosi nell’ambiente, si depositano ovunque (orti, corsi d’acqua, giardini) e penetrano pure all’interno dei locali (non dotati di filtri di ventilazione adeguati), peggiorando la qualità dell’aria che si respira. Sono quindi particolarmente pericolose per la natura umana e l’ambiente e per questo motivo è di fondamentale importanza adottare misure preventive efficaci per contenere la produzione di polveri e proteggere i lavoratori e la popolazione circostante. Cosa che le Fart e la ditta incaricata dei lavori affermano di aver messo in atto anche con dei monitoraggi, che lasciano tuttavia perplessi molti cittadini della zona.

‘Baccano, qualità dell’aria e costi esorbitanti’

È il caso di un domiciliato (nome noto alla redazione) di via Vattagne: «La nostra casa si trova a circa 300 metri dal cantiere e, a dipendenza di come girano i venti, si riempie di polveri fini. Il ricorso alle mine per frammentare la roccia produce dei botti che fanno vibrare tutto attorno a noi. Ci sono dei vicini anziani che sono spaventati da queste ripetute esplosioni, anche se sono stati informati al riguardo. Non hanno pensato nemmeno al diritto al riposo di chi lavora, perché il cantiere va avanti giorno e notte da mesi ormai. Non nascondo che siamo molto arrabbiati. A mio avviso questa stazione ferroviaria la potevano ricostruire altrove; si tratta di un cantiere interminabile e sicuramente dai costi ingenti. Una follia! Malgrado le nostre lamentele, per quanto ne so nessuno si è mai degnato di venire a fare delle misurazioni sui decibel nelle case. Di scritto non abbiamo mai ricevuto nulla al riguardo di verifiche sull’impatto fonico o le polveri fini. Ancora al riguardo di queste ultime, mi domando perché non usino l’acqua nebulizzata per contenerle ed evitare che si disperdano nell’ambiente in questo modo». Osservazioni e critiche condivise anche da Vanni Bernasconi, che da sei anni risiede nella zona e da Werner Ris, che definisce «fastidioso e caotico quanto si sta realizzando a confine con la sua proprietà: sono pienamente d’accordo sulla necessità di dotare le stazioni di un marciapiede per persone con problemi motori, ma qui si sta costruendo un manufatto elefantesco. Oltretutto al contrario di quanto fatto in altre fermate, se ne realizzano due. Sicuramente si sarebbero potute trovare delle soluzioni migliori e più economiche per aggiornare le stazioni del treno alla Legge sui disabili. Si spendono cifre esorbitanti con maxicantieri che vanno per le lunghe. Se poi arriveranno, in un prossimo futuro, l’adeguamento del nodo viario di Ponte Brolla e il Park & Ride, qui non ci salviamo più!» conclude l’interessato. Non da ultimo una residente ci fa notare come, a causa del cantiere, sia stata rimossa la via cavo in tutto il perimetro. A detta dei tecnici interpellati dalla stessa utente, il collegamento non verrà più ripristinato.

‘Porre fine a una situazione diventata insostenibile’

Intanto nella sua lettera a Rainer Kegel, vicecaposezione e collaboratore scientifico dell’Ufficio federale dell’ambiente (Ufam), l’Associazione di quartiere, per il tramite dei suoi rappresentanti di Comitato Francesco

Ferriroli e Alberto Regazzi, sottolinea come “dopo aver constatato la diffusione nell’atmosfera delle polveri fini di sasso che creano pericolo per la salute pubblica e che raggiungono la zona abitata a oltre 300 metri dal cantiere, con altre conseguenze quali l’imbrattamento di strade, danneggiamento di proprietà private (la polvere raggiunge e penetra negli stabili, in modo particolare negli infissi), pascoli, danni ai veicoli privati e via dicendo, la nostra Associazione ha segnalato alle autorità comunali e cantonali questa grave e pericolosa situazione. Purtroppo, a tutt’oggi non abbiamo ottenuto effetti o risposte positive”.

In considerazione di quanto sopra, la stessa Associazione chiede a Berna “il vostro tempestivo intervento presso chi di competenza, affinché si obblighino gli attori a mettere in atto tutte le misure per porre fine a questa grave situazione”.

A breve, a quanto è dato sapere, la fase più complessa (e rumorosa) dei lavori andrà a esaurirsi e con essa i disagi, riportando l’intero quadrante – si spera – a una condizione di qualità urbana perlomeno accettabile.

LOCARNO E VALLI

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2026-03-12T07:00:00.0000000Z

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