Stop alle nuove licenze, Locarno non ricorre
Dopo lo stop a nuove licenze per il superamento della quota del 20%, la Città rinuncia a ricorrere al Taf ma si attiva per vederci più chiaro
Di Davide Martinoni
La Città intende puntare sul dialogo con le autorità piuttosto che adire il Taf. Ma avvierà una verifica a tappeto su 1’000 oggetti per scoprire eventuali incongruenze.
Non la strada della battaglia giudiziaria, ma quella del dialogo. È la decisione presa dal Municipio di Locarno riguardo alla determinazione della quota delle residenze secondarie, dopo la decisione dell’Ufficio federale dello sviluppo territoriale (Are) che aveva accertato il superamento della quota del 20 per cento.
In una nota, la Città comunica di aver rinunciato a ricorrere al Tribunale amministrativo federale (Taf). Tale decisione “si fonda su una ponderazione delle varie implicazioni che il ricorso porterebbe, da un lato all’apertura di un lungo contenzioso con l’autorità federale, e dall’altro considerando che i tempi di evasione del ricorso si estenderebbero ben oltre il termine di fine anno, quando l’Are esaminerà nuovamente i dati aggiornati sul conteggio delle abitazioni secondarie”.
Per contro l’esecutivo capeggiato dal sindaco Nicola Pini svolgerà “un’analisi a tappeto dei dati contenuti nel nostro catasto degli stabili, che confluiscono successivamente nel Registro federale degli edifici e delle abitazioni (Rea)”. Lo scopo è “verificare le incongruenze già parzialmente emerse da alcuni controlli a campione, eliminando nella misura massima possibile eventuali errori o mancanze”.
In particolare il controllo riguarderà le unità abitative “che figurano vuote da oltre 2 anni e che confluiscono direttamente nella percentuale delle abitazioni secondarie anche quando sono attribuite, secondo licenza edilizia, alla residenza primaria”. Verranno inoltre analizzati gli appartamenti vuoti da meno di due anni, che pure sono presenti sul territorio comunale “in numero significativo”. Il che si traduce in “oltre 1’000 oggetti, che rappresentano quasi il 10% delle abitazioni totali esistenti in Città”. L’intento, sottolinea il Comune, è “fare finalmente piena chiarezza sulla situazione attuale della Città dal punto di vista dei contenuti abitativi e al contempo interfacciarsi con le autorità superiori per condividere i rispettivi punti di vista e chiarire gli elementi critici che sono emersi in queste settimane”.
In questo senso viene ribadito che il Municipio intende appunto prediligere il dialogo istituzionale “rispetto al confronto davanti alle varie istanze giudiziarie”. Intanto, in ogni caso, garantisce di aver “già messo in atto senza indugio quanto previsto dalle disposizioni federali, per ossequiare alla decisione dell’Are”. Cosa che per altro già aveva detto a fine febbraio, quando i contenuti della lettera dell’Are erano stati resi pubblici.
La lettera in questione – una raccomandata – era stata recapitata a Palazzo Marcacci il 16 febbraio. L’Ufficio federale dello sviluppo territoriale imponeva in pratica un altolà alle licenze edilizie per case secondarie dopo aver sottoposto a “verifica straordinaria” la quota di abitazioni secondarie, visto che al 31 dicembre 2025 tale quota risultava essere scesa sotto il 20% “a causa di una nuova ripartizione” che l’Are stessa diceva di “non comprendere”.
La questione riguarda gli Airbnb locati per più di 90 giorni l’anno, che Locarno aveva deciso di computare come spazi a uso commerciale: una pratica non condivisa dall’Are, che fra le 144 abitazioni spostate dalla Città nella categoria “uso diverso da quello abitativo” ne aveva trovate di pubblicizzate per essere affittate come case di vacanza. Invitata a prendere posizione, la Città aveva comunicato di voler attendere l’esito di un procedimento pendente al Tram.
Già prendendo posizione sulla decisione dell’Are il Municipio aveva precisato di voler “verificare nel dettaglio i dati su cui la stessa è fondata, in particolare a livello di abitazioni sfitte o senza destinazione, che presentano una situazione anomala. In parallelo, continueremo ad approfondire giuridicamente e istituzionalmente il tema del conteggio dei locali esclusivamente affittati a scopo turistico, che presenta alcune ambiguità di fondo”. Verifica che appunto ora viene confermata. Parallelamente, Locarno rinuncia appunto ad adire il Taf.
Le (re)azioni della sinistra
Nel frattempo del tema si era occupata approfonditamente la sinistra. Dapprima inoltrando (il Ps) un’istanza d’intervento alla Sezione enti locali e a stretto giro di posta una segnalazione al Consiglio di Stato per presunta violazione della Legge federale da parte del Municipio; poi presentando (come Sinistra Unita) un’interrogazione circa la necessità di un aggiornamento del rapporto di pianificazione riguardante il messaggio municipale numero 80 sul Settore 4, riferendosi in particolare alla variante per il Quartiere ex-Gas/Macello, nel cui ambito sono previste nuove residenze secondarie in misura del 25%.
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