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Servizio autoambulanza: 25 anni, più interventi, più costi

Con il direttore Carlo Realini ripercorriamo cinque lustri del Servizio autoambulanza: dalla fusione delle Croce Verde alle sfide di oggi

di Daniela Carugati

Per il Sam sul fronte dell’emergenza è cambiato tutto. Sono cresciute le competenze, ma sono lievitate pure le spese. Per il direttore Carlo Realini oggi servono dei ‘correttivi’.

Ormai 25 anni or sono è stato il primo esperimento, riuscito, di fusione. All’epoca non era per nulla scontato che Croce Verde di Chiasso – una realtà dal 1911 – e Croce Verde di Mendrisio – fondata qualche decennio dopo, nel 1953 –, due enti storici, unissero forze, mezzi e volontari. Invece, è successo. Si è superato l’orgoglio identitario – ben saldo – e ci si è messi a ragionare come una sola regione. È nato così, nel 2000, il Sam, il Servizio Autoambulanza Mendrisiotto, poi certificato e divenuto operativo nel 2001. Da quel giorno molto è cambiato. Sono mutati i bisogni sanitari della popolazione; si sono evolute le pratiche mediche; ha preso piede la professionalizzazione del servizio e della figura del soccorritore: i volontari sono passati infatti da 65 a 35. Oggi il Sam dalla sua nuova sede operativa a Mendrisio – varata nel 2005 – con le sue 6 ambulanze è un punto di riferimento per 16 Comuni e oltre 53mila abitanti – senza contare, come si fa notare, i lavoratori pendolari, circa 30mila –; lo è 24 ore su 24, 7 giorni su 7 quale vero e proprio “centro sanitario territoriale”. Bastano due cifre, del resto, per restituire il balzo in avanti compiuto in questo ultimo quarto di secolo, quelle del numero di interventi quotidiani: erano poco più di 6 nel 2001, sono oltre 13 oggi, più del doppio. Le ragioni? Le si riconduce per lo più alla crescita e all’invecchiamento della popolazione, che hanno portato a più sollecitazioni e quadri clinici complessi. Carlo Realini ha accompagnato gli ultimi anni del cambiamento. Sono dati statistici ma dicono molto di ciò che adesso è il Sam. «Se solo pensiamo agli interventi giornalieri, sono tanti, come i mutamenti che abbiamo vissuto – fa notare il direttore Realini –. Un altro aspetto significativo è legato al numero di persone che lavorano al Sam e alla componente di professionisti impiegata: per rispondere alle direttive di accreditamento dell’Interassociazione di salvataggio oggi abbiamo 2 professionisti su ogni veicolo. Quindi sono cresciuti il livello di formazione e le competenze dei soccorritori. Il che si traduce pure in ore e impegno, oltre che in costi. C’è però una cosa che è rimasta invariata nel tempo: l’entusiasmo di chi opera da noi. Spirito di sacrificio e abnegazione, senso del dovere e di appartenenza non sono mai venuti meno».

Costi, ‘nuvole all’orizzonte’

Ha fatto riferimento ai costi: già in passato era un nodo da sciogliere. Ora tra spese e tagli il Sam come riesce a destreggiarsi? «Anche noi dobbiamo fronteggiare continui costi, in aumento. Pensiamo solo all’Iva o, di questi tempi, il rincaro del carburante. D’altra parte, le tariffe sono ferme da quasi trent’anni. Così la forchetta costi-ricavi si è allargata negli anni e in futuro si allargherà ancora di più – prospetta il direttore generale –. Certo sarebbe una ‘pillola’ un po’ indigesta qualora il Sam dovesse aumentare le tariffe, che andrebbero a carico del paziente. Da parte nostra stiamo cercando di allineare ai prezzi al consumo le percentuali di riparto delle nostre fatture. Adesso, infatti, le casse malati a livello nazionale riconoscono solo il 50% delle prestazioni, come per le cure balneari, il che è iniquo e non è corretto nei confronti dei pazienti e delle competenze in campo. Quindi si sta tentando di portare l’asticella all’80% nella ridistribuzione dei costi tra pazienti e assicurazioni. In effetti, non si capisce per quale motivo le competenze di pronto soccorso presenti sulle ambulanze, che sono al pari di quelle ospedaliere, non vengono riconosciute allo stesso modo. Il nostro servizio, d’altro canto, non è più ai livelli di 30-40 anni fa, quando l’ambulanza era di fatto un furgone con una barella, e al massimo comparivano i primi defibrillatori. Oggi l’ambulanza è una terapia intensiva su gomma a tutti gli effetti per tecnologia, presidi e competenze professionali». Difficile vedere il cielo sempre più blu. «Tempo fa – ammette Realini – ho dichiarato di vedere grosse nuvole sul futuro finanziario del Servizio. Ebbene le vedo ancora di più oggi a fronte di una strategia politica che non ci fa stare tranquilli».

Niente rinunce, ma si ottimizza

Avete dovuto fare delle rinunce? «Nel 2021 abbiamo effettuato l’unificazione formale dei due servizi, il Sam e il Servizio medico dentario regionale; e questo ci ha consentito di attuare procedure amministrative e finanziarie più snelle e soprattutto aumentare il potere d’acquisto, ottimizzando gare d’appalto e acquisti – ci spiega il dirigente –. In questo modo siamo riusciti a compensare. Infatti, abbiamo modificato in maniera importante i processi interni di acquisizione del materiale e controllo dei costi e ora siamo a un buon livello di efficienza del servizio. Certo, non possiamo permetterci spese accessorie. In ogni caso non abbiamo rinunciato a nulla sul piano dell’operatività: non possiamo non tenerci aggiornati, avrebbe ricadute sui bisogni sanitari della popolazione. Cerchiamo, quindi, di contenere i costi in altri settori, laddove è possibile. È indubbio che la parte più importante della nostra attività, circa il 25% delle spese, sia coperta dai Comuni. E a oggi il nostro disavanzo, cresciuto negli anni, è di circa 2 milioni e 200mila franchi l’anno».

Debitori in aumento

A faticare sono, però, anche gli utenti. «Un altro elemento con cui ci troviamo confrontati negli ultimi tempi, in effetti, è l’importante aumento dei debitori – ci fa sapere Realini –. Persone che non hanno la possibilità di pagare l’ambulanza. Ci sarà chi approfitta dei buchi del sistema, ma di sicuro c’è una buona fetta di popolazione che oggi deve fare i conti con spese crescenti. E questo è un problema ulteriore. Ecco perché pure qui sarebbero opportuni dei correttivi, ad esempio sulle modalità di rimborso delle casse malati – torna alla carica il direttore –. Oggi poco più della metà delle casse malati con cui ci relazioniamo contempla la modalità del terzo garante o terzo saldante. Che di fatto sposta il rischio debitorio sui Servizi, a tutela delle casse, che hanno molti più soldi di noi. Questo sistema, infatti, esclude nel rapporto finanziario il prestatore di servizio e si rivolge unicamente al paziente, che riceve il rimborso dall’assicurazione e se si dimentica di versare la quota al Servizio autoambulanza, quest’ultimo deve aprire una causa debitoria. Per noi sarebbe meglio ricevere direttamente il dovuto della prestazione; dandoci il compito di riversare, a nostra volta, al paziente la sua quota parte». Si può quantificare la fetta di debitori? «Le fatture a perdita ammontano a circa 200mila franchi all’anno. Che equivalgono a 4 punti di pro capite. Che non è insignificante».

‘La rete? Regge, ma è cambiato l’approccio’

Il Sam negli anni ha cercato di fare rete con altri enti operativi sul territorio. Si è arrivati anche alla creazione del MoMoSan, ovvero la Centrale della mobilità. La rete tiene ancora? «Reggono i concetti di rete, sempre validi, che laddove possibile vengono attuati – ci conferma Realini –. Ha perso, invece, un po’ di smalto lo slancio iniziale, che accompagnava soprattutto il MoMoSan. I motivi? L’aumento di complessità nella gestione delle singole realtà ha fatto un po’ perdere questa modalità d’approccio. Oggi si è più orientati a ragionare su singoli progetti, che comunque non mancano; come non manca la voglia di collaborare. Stiamo portando avanti – abbiamo già ultimato lo studio di fattibilità di concerto con l’Obv – una diversa presa a carico sul territorio dei codici a bassa gravità. Con tutta probabilità saremo operativi dalla seconda metà di quest’anno o entro il gennaio 2027».

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2026-04-28T07:00:00.0000000Z

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