Per il nucleo storico tutela ad ampio raggio
Dopo anni di lavoro (e di botta e risposta con il Cantone), il Piano particolareggiato è pronto; comparti differenziati e struttura urbana da salvaguardare
Di Serse Forni
Nel 2025 Ascona ha ottenuto il prestigioso riconoscimento “Villaggio svizzero dell’anno”, assegnato dai lettori e dalle lettrici di “Schweizer Illustrierte” e “L’illustré”. Un premio che non è arrivato per caso sulle rive del Lago Maggiore, ma che è frutto di scelte ben precise. Le autorità del borgo da decenni puntano sulla conservazione della bellezza della località e in particolare del centro storico. Una strategia che proseguirà anche in futuro, con uno strumento in più: il Piano particolareggiato del nucleo (Ppn). La variante di Piano regolatore approda ora sui tavoli del Consiglio comunale dopo anni di lavoro e di botta e risposta con il Cantone.
Il Municipio, nell’elaborarla, si è prefissato quale obiettivo quello di tutelare la struttura urbanistica, identificando, allo stesso tempo, le necessarie categorie di tutela di singoli edifici. «Questa impostazione – spiega Maurizio Checchi, municipale e capodicastero Pianificazione – non vuole rendere statica l’evoluzione del nucleo, ma intende permetterne uno sviluppo ottimale, nel rispetto del tessuto storico esistente, che costituisce un importante patrimonio e va pertanto salvaguardato».
In sostanza, specifica l’intervistato, «Il Ppn si fonda su due pilastri: la tutela della struttura urbanistica tramite una chiara suddivisione in comparti con specifiche vocazioni e scelte normative. Ma anche con misure di valorizzazione per uno sviluppo qualitativo, conservando le caratteristiche storiche e architettoniche, ancora largamente presenti, basandoci sulle indicazioni dell’Inventario federale degli insediamenti svizzeri d’importanza nazionale (Isos) e su un’attenta e approfondita analisi urbanistica». L’esercizio, tuttavia, non finisce qui: «Abbiamo stabilito una precisa identificazione delle categorie per i singoli edifici, da quelli importanti per il carattere del nucleo a quelli che sono addirittura inseriti fra i beni culturali». Pur presentando aspetti di sovrapposizione, i due filoni non vanno confusi fra loro. In altre parole, «un edificio può godere di una tutela nel contesto della salvaguardia della struttura storico-urbanistica del nucleo, senza per questo dover assurgere a una valenza di “bene culturale protetto”. Anche un edificio “strutturante” o “da conservare” contribuisce a tutelare il contesto d’insieme».
Edifici da proteggere. Ma pure gli spazi liberi...
E l’accento non è posto unicamente sulla volumetria di singoli edifici: «La tutela passa anche dal mantenimento di alcune caratteristiche peculiari, che sono determinanti per la definizione dell’identità della zona. Tra queste ci sono le stradine, le cosiddette “carrà”, con i loro muri, gli spazi liberi, le corti e le facciate. Un ulteriore elemento è il principio della pedonalizzazione, accompagnato dal divieto di realizzare nuovi posteggi, con l’eccezione dei fondi raggiungibili da strade carrabili».
L’impianto normativo del Ppn prevede, oltre alle disposizioni edilizie generali, schede specifiche per ognuno dei sei comparti. Quello centrale corrisponde alla parte originale del borgo, con il nucleo tradizionale, l’area dei vecchi orti e giardini a sud della via delle Cappelle, la piazza e persino alcune strutture a lago. Al suo interno raccoglie il maggior numero di edifici e impianti tutelati, oltre che zone per scopi pubblici: Biblioteca comunale, Museo comunale, Casa Serodine, Municipio e Chiesa dei Santi Pietro e Paolo. Gli altri comparti sono attorno al primo: al complesso del Collegio Papio, monumento nazionale, ne è stato dedicato uno specifico.
Tra gli elementi caratterizzanti del Ppn, lo ribadiamo, c’è la classificazione di tutti gli edifici inclusi nel perimetro, effettuata dal Municipio con la consulenza di specialisti del settore, applicando precisi criteri di valutazione. Diverse le categorie: si va dai beni culturali protetti (di interesse cantonale e di interesse comunale) agli edifici comuni, passando per tutta una serie di sfumature (stabili da conservare, strutturanti, con facciate da tutelare, da riqualificare e altri ancora). Nel rapporto di pianificazione è contenuto il lungo elenco di questi stabili per le diverse categorie. «Abbiamo identificato anche gli spazi liberi, i cortili e i giardini che, assieme ai volumi edificati, articolano e valorizzano la sostanza costruita – conclude il capodicastero –. Per questi elementi il Municipio istituisce una tutela e definisce le norme per la loro conservazione». Il Rapporto di pianificazione ricorda che per legge “il Comune è tenuto a partecipare alle spese di manutenzione, di conservazione e di restauro dei beni culturali protetti di interesse cantonale (Bcc) in misura proporzionata alle sue capacità finanziarie, salvo che non vi provvedano altri enti locali”.
Conservazione dei beni culturali, il Comune chiamato a contribuire
Tra i Bcc si contano nel nucleo sei edifici e cinque oggetti: “Al fine di stimare un ordine di grandezza del possibile impegno finanziario, s’ipotizza una partecipazione di 50mila franchi per ogni edificio e di 15mila per ogni oggetto, per un importo complessivo di circa 400mila franchi”. Un importo che va distribuito su 15 anni (il ciclo di revisione del Piano regolatore), per una somma annua attorno ai 30mila franchi. “Considerando gli ulteriori tredici beni culturali al di fuori del nucleo, tale importo potrebbe ammontare a 60-70mila. Appare inoltre giustificato, in considerazione del numero di oggetti (29 edifici e 36 oggetti, con la presente variante), riservare un importo analogo per la partecipazione ai costi di manutenzione, di conservazione e di restauro dei beni culturali protetti di interesse locale”.
LOCARNO E VALLI
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2026-05-19T07:00:00.0000000Z
2026-05-19T07:00:00.0000000Z
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