Sedrun e Duragno, progetti a confronto
Ci sono tante similitudini tra l’impianto ticinese, in attesa dei permessi, e quello grigionese che non ha subito contestazioni ed è in fase di realizzazione
Di Alfonso Reggiani
Due impianti di montagna simili. Entrambi sfruttano l’energia del sole per generare elettricità. Uno è in fase di realizzazione e non ha subito contestazioni. Invece, l’altro è in attesa dei permessi delle autorità cantonali e federali. Il progetto grigionese assomiglia tanto a quello che vorrebbero realizzare le Ail Sa sulle pendici del monte Tamaro, all’alpe Duragno. Tra i due c’è anche un legame contrattuale. Di recente la società luganese ha sottoscritto con Primeo Energie un accordo di sub-partecipazione che le consentirà di poter beneficiare a lungo termine dell’energia solare prodotta dall’impianto alpino “Sedrun Solar”. Ail Sa ha acquistato, per un periodo di 19 anni, un quarto dell’energia elettrica generata da quasi 34’200 moduli che saranno posati nella Surselva, a un’altitudine compresa tra i 1’950 e i 2’100 metri, comprese le garanzie di origine.
Una macchina lunare per fissare i pali
A fine 2025 è stato allacciato alla rete il primo 10% della potenza, in conformità con i requisiti stabiliti dall’Ufficio federale dell’energia. Una volta terminato l’impianto grigionese sarà il più grande a livello svizzero. A livello di produzione, quello in Surselva dovrebbe raggiungere una potenza complessiva di picco pari a 18,3 megawatt entro il 2028 e dovrebbe garantire l’approvvigionamento di 6’500 economie domestiche, mentre quello ticinese avrà una potenza di 10 megawatt e assicurerà l’approvvigionamento energetico di poco meno di 4’000 economie domestiche. Abbiamo messo a confronto i due impianti assieme ad Angelo Bernasconi, presidente della direzione generale di Ail Sa, che ha visitato quello di Sedrun.
Impatto minimo sul suolo
Quali sono le similitudini tra i due progetti? «Entrambi gli impianti sono previsti in montagna su un pendio, la pendenza è maggiore all’alpe Duragno. I moduli vengono posati su strutture simili a tavoli che sono sostenute da un’infrastruttura metallica con pali avvitati nel terreno. A Sedrun, per fissare i pali al territorio è stata sviluppata una ‘macchina lunare’ (perché assomiglia all’immagine di quella che girava sulla luna). La macchina scava e ancora i pali in maniera precisa basandosi sui rilievi dell’orografia del pendio e tutti i dati di progetto che le arrivano in forma digitale. In questa maniera l’impatto sul suolo è minimo. Così, tra sessant’anni (quando scadrà il diritto di superficie per il progetto ticinese) si potranno togliere i pali senza troppi problemi. Un sistema con una tecnologia interessante che vorremmo utilizzare anche per Duragno dove c’è più roccia nel pendio rispetto a Sedrun». Un’altra analogia tra i due progetti «è l’uso di pannelli bifacciali realizzati con tecnologie d’avanguardia che saranno assemblati nello stesso modo e che prendono energia dai due lati e perciò producono di più in inverno grazie al riflesso della neve». Ail partecipa al progetto di Sedrun perché è interessata all’energia, ma «l’occasione di far parte dell’operazione si sta rivelando vantaggiosa anche per lo scambio di know-how con la possibilità di avere informazioni utili per realizzare meglio l’impianto al monte Tamaro. La macchina lunare ci ha dimostrato che il lavoro si potrà effettuare con ripercussioni ridotte sull’ambiente».
Monitoraggio sull’apertura al pascolo
Quali sono gli altri spunti che potrebbero essere sfruttati anche per il progetto all’alpe Duragno? «È stato utile assistere al cantiere anche dal punto di vista della logistica e dell’organizzazione del trasporto del materiale sia a valle che a monte per ridurre al minimo i potenziali rischi per i pannelli e l’impatto ambientale durante i lavori – risponde Bernasconi –. A Sedrun stanno monitorando l’apertura al pascolo del terreno su cui è stato implementato una parte dell’impianto. Il bestiame entra, gira nei prati. Per il momento, non hanno rilevato problemi, l’idea sta funzionando bene».
I due progetti oltre a essere considerati strategici per il paese e di importanza nazionale poiché rientrano nel Solar Express presentano diverse similitudini, in particolare entrambi sono stati sviluppati con grande attenzione all’impatto ambientale. Nonostante le basi comuni, i due progetti non sono stati recepiti allo stesso modo. Il progetto Duragno è stato approvato sia dal Consiglio comunale sia dal Patriziato di Mezzovico. Se Sedrun può già procedere, rileva il presidente della direzione generale di Ail Sa, è invece un peccato che questo appoggio democratico non basti per il progetto di Duragno che è osteggiato in particolare da una fondazione svizzera tedesca. Nessuna associazione ambientalista ticinese si è invece opposta al progetto.
In inverno 50% di energia in più
«Sull’arco di un anno, un impianto solare alpino produce circa il 50% di energia in più rispetto a un impianto analogo installato in pianura. Soprattutto la produzione nei mesi freddi è quattro o cinque volte maggiore, contribuendo in maniera significativa all’approvvigionamento energetico invernale, che è proprio quello che ci serve – sottolinea Bernasconi –. Dati alla mano, i primi mesi di funzionamento dell’impianto di Sedrun, finora realizzato al 10%, hanno confermato l’elevata produzione di energia».
LUGANESE / MENDRISIOTTO
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2026-07-28T07:00:00.0000000Z
2026-07-28T07:00:00.0000000Z
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