Grido d’allarme ad alta quota, l’alpicoltura a rischio estinzione
Tre Patriziati chiedono misure più efficaci contro il lupo
Tre Patriziati attivi sul territorio della valle Onsernone (Patriziato Generale d’Onsernone, Patriziato di Comologno e Patriziato Generale delle Terre di Pedemonte con Auressio) uniscono le loro forze per tornare a ribadire la necessità di interventi drastici di contenimento del lupo nel territorio vallerano. “Non vogliamo la morte di una cultura pluricentenaria!” è il titolo della presa di posizione indirizzata a tutti gli attori che si battono a salvaguardia e valorizzazione del territorio (Cantone, associazioni, enti, ecc.). Titolo che ben riassume le finalità del comunicato congiunto delle rispettive amministrazioni. “Le condizioni delle attività agropastorali in valle Onsernone si sono fatte sempre meno sostenibili – si legge –. Senza alcun timore alcuni lupi si aggirano anche di giorno attorno agli stabili degli alpi ancora caricati della valle, a pochi metri da casari, pastori, cani, pecore e soprattutto capre. Aspettano soltanto che le frustranti (per capre e pastori) innaturali recinzioni a cui oggi si deve forzatamente far ricorso vengano aperte… e poi… Per gli ultimi tenaci contadini e contadine che ancora in Onsernone hanno alpeggiato animali da reddito in un’estate già difficilissima a causa della siccità, la situazione si è fatta progressivamente e in brevissimo tempo, quasi insostenibile. Hanno resistito con abnegazione, sin qui, per amore dei loro animali, per passione, confrontati con grandi fatiche ripagate da redditi modestissimi”. Un problema che ovviamene non si limita alla sola realtà onsernonese ma che abbraccia, da anni, l’intero arco alpino.
‘Timori e preconcetti, ecco il risultato’
“In altri cantoni, tuttavia – osservano i Patriziati – il problema è stato affrontato con decisione e qualche buon risultato sembra essere stato raggiunto. In Ticino non si è voluto o saputo, invece, affrontare di petto e per tempo il rapido e continuo aumento del numero di lupi, a causa di timori, preconcetti ideologici e prudenza che oggi appaiono con tutta evidenza essere stati inutili e persino controproducenti. Le conseguenze sono sotto gli occhi di chi vuol vedere: si sta sacrificando il mestiere antico dell’alpigiano, la produzione di formaggi genuini e prelibati, una cultura e una tradizione pluricentenaria umiliando di fatto l’impegno e la dignità degli ultimi resistenti casari e pastori. E vi sono le conseguenze anche per il territorio, il paesaggio: è ben visibile l’avanzata, nelle aree non più pascolate (che negli ultimi anni a causa dei lupi sono aumentate) di rododendri e altre piante pioniere a scapito della tanto decantata biodiversità”.
‘Misure blande e inapplicabili’
I tre enti, proprietari di tutto il territorio dall’imbocco della valle fino al confine di Stato con l’Italia così come dei preziosi stabili d’alpe, insorgono dunque contro questa “situazione favorita dall’inefficacia delle blande, sovente inapplicabili disposizioni messe in atto sin qui. Occorre scongiurare, fin che si è in tempo, il tracollo dell’alpicoltura e lo sconforto di chi ancora la pratica! È inutile girare ipocritamente attorno al problema: si è fatta indispensabile un’efficace, radicale riduzione delle popolazioni di lupi ticinesi, scongiurando anche, con ciò, la tentazione sempre più diffusa di inopportuni e illegali ricorsi al ‘fai da te’. Se è vero come è vero che pure il lupo merita rispetto, se il problema non sarà almeno mitigato la sua immagine non potrà che essere sempre più demonizzata”. I Patriziati – si legge in conclusione – “nel tempo hanno investito ingenti mezzi finanziari e fatiche per tenere in piedi e modernizzare gli stabili d’alpe. I nostri tre Uffici patriziali si sentono al momento impotenti nei confronti dei disagi di chi gli alpi li affitta, ma non intendono rassegnarsi”.
LOCARNO E VALLI
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2026-09-01T07:00:00.0000000Z
2026-09-01T07:00:00.0000000Z
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