laRegione

‘Ayro non è morto, lo trattengono: illegale’

Un abitante del quartiere non si arrende nella ricerca del suo amico gatto, convinto che la sua (terza) sparizione sia stata premeditata da alcuni vicini

di Malva Cometta Leon

A fine agosto Aryo scompare davanti a casa, in via Vergiò a Breganzona. Dieci giorni dopo ricompare senza il collare. Il mese successivo stessa dinamica, ma questa volta viene ritrovato al Rifugio animali di Canobbio. Poi sabato 11 ottobre, attorno alle 10, l’ultimo segnale sul Gps. Da allora il gatto di Ronni

Gharib, abitante del quartiere, non è più stato rintracciato, né vivo, né morto. A turbare profondamente il proprietario è la ripetuta manomissione – secondo lui intenzionale – del collare Gps che si è sempre premurato di caricare, così come le minacce subite pochi giorni prima dell’ultimo avvistamento del suo animale. Ed è ciò che lo spinge a credere che non si tratti di un “classico” smarrimento, ma di un trattenimento non autorizzato e di fatto, quindi, illegale secondo l’articolo 720a del Codice civile svizzero. Motivo per il quale, Gharib ha sporto denuncia in polizia.

‘Si tratta di un’azione volontaria e premeditata’

«A oggi Aryo non risulta né investito né deceduto. Da quel giorno di oltre quattro mesi fa – racconta Gharib – non è più stato visto, nonostante una ricerca capillare nel quartiere, la segnalazione a veterinari, rifugi e associazioni e un’ampia diffusione sui social media e con volantini». Oltre alla tristezza e allo sconforto per aver perso il suo amico, a farsi strada è anche un sentimento di rabbia. «Se inizialmente credevo o speravo si trattasse di un accudimento in buona fede, magari scambiando Ayro per un randagio, ora sono convinto che si tratti di un’azione volontaria e premeditata mirata a farlo sparire dal quartiere. È un animale abituato a uscire e ha sempre ritrovato la strada di casa, anche se si avventurava in zone più distanti». Ma quali ragioni si celerebbero dietro a un possibile rapimento? «È un gatto, come tanti altri, a cui piace girovagare per il quartiere e c’è a chi questo dà fastidio. Credo che la ragione sia semplicemente questa, non sospetto si tratti di un accanimento nei miei confronti», chiarisce. Però, aggiunge, «che ci sia stata una premeditazione mi pare evidente. Perché altrimenti Aryo sarebbe scomparso tre volte e quando lo ritrovavo non aveva più il collare con il Gps? Questo, per me, indica una chiara volontà di farlo sparire».

Minacce pochi giorni prima della scomparsa

Ma c’è di più. «La prima volta che il mio gatto è scomparso, alcune voci mi hanno riferito che fosse stato trattenuto da persone del quartiere. La conferma è arrivata quando sono risalito a chi l’ha portato al rifugio per animali a settembre. Due abitanti di Breganzona lo hanno preso, gli hanno tagliato il collarino e lo hanno consegnato alla struttura – ignari del fatto che avesse il microchip e che quindi si sarebbe potuto risalire al mio nome – probabilmente nella speranza di sbarazzarsene una volta per tutte. Ma così non è stato e io ho potuto riabbracciarlo. Con queste prove, di recente, sono andato in polizia a sporgere denuncia».

Un ulteriore campanellino d’allarme, per Gharib, sarebbero le minacce subite pochi giorni prima dell’ultimo avvistamento di Aryo. «Una persona è venuta a casa mia dicendomi che se avessero ancora visto il gatto in giro lo avrebbero fatto sparire e così è successo qualche giorno dopo. Queste minacce sono scaturite dal fatto che ho soltanto messo in giro dei volantini e sparso la voce sui social media, avvertendo i vicini che non è un luogo sicuro per i gatti. La loro (del minacciante e di coloro che lo hanno portato al rifugio, ndr) unica preoccupazione era che il quartiere venisse percepito negativamente. Ma di fatto è un vicinato che non collabora e queste sparizioni sono decisamente sospette. Ora chi mi ha ascoltato tiene i propri gatti al sicuro». Quanto successo e la reazione di alcuni individui «mi lasciano davvero allibito. Non è normale che un gatto venga trattenuto in questo modo, né è normale il comportamento di queste persone. Ed è contro la legge».

Veterinario cantonale: ‘Non segnalare il ritrovamento di un animale è reato’

Luca Bacciarini, veterinario cantonale, contattato da ‘laRegione’, informa che si tratterebbe di un caso isolato. «Situazioni come questa, in cui l’animale viene trattenuto e poi rilasciato e poi di nuovo trattenuto non ne ho mai sentiti». A proposito della legge, Bacciarini precisa che «chi trova un animale domestico è obbligato a segnalarlo, altrimenti è un reato». Lo si legge anche sul Codice civile svizzero: “Chi trova un animale smarrito è tenuto a darne avviso al proprietario e, non conoscendolo, a darne avviso agli oggetti smarriti”, ovvero all’Ufficio del veterinario cantonale.

L’appello ai cittadini

Gharib rivolge infine un appello a tutta la popolazione: «Vi prego: aiutateci a ritrovarlo». A chi riuscirà nell’impresa, nonostante tutto, il proprietario garantirà una ricompensa di 2mila franchi. Per chiunque avesse informazioni, contattarlo al numero 079 203

57 61 o per e-mail all’indirizzo: ronni.gharib@hotmail.com.

LUGANESE / MENDRISIOTTO

it-ch

2026-02-19T08:00:00.0000000Z

2026-02-19T08:00:00.0000000Z

https://epaper.laregione.ch/article/281728390981077

Regiopress SA