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Comparto Santa Maria, pianificazione bloccata

Pianificazione, un tema è la quota di residenze secondarie

Di Davide Martinoni

Con un ricorso al Consiglio di Stato viene contestata l’adozione da parte del Consiglio comunale, avvenuta dopo 30 anni di attesa. Fra i temi: la quota di residenze secondarie.

Trent’anni di attesa... e forse non sono abbastanza. Contro la nuova pianificazione del comparto di Santa Maria a Gordola, avallata il 9 marzo dal Consiglio comunale dopo appunto decenni di stasi, è stato inoltrato un ricorso al Consiglio di Stato. Lo ha presentato l’architetto Brenno Borradori, con la consulenza del collega Benedetto Antonini

(già direttore della Divisione della pianificazione territoriale del Dipartimento del territorio e oggi membro attivo della Società ticinese per l’arte e la natura).

Il ricorso riguarda l’approvazione di due messaggi: uno riguarda il Piano particolareggiato (Pp) del comparto, mentre l’altro è relativo alla variante di Pr per l’assetto urbanistico generale. Secondo l’architetto Borradori, “le decisioni del Consiglio comunale non sono solo inopportune, ma addirittura illegali”. Infatti, a suo parere, “la variante di Pr collide gravemente con il testo dell’articolo 15 della Legge sulla pianificazione territoriale (Lpt) e con quello della scheda di Piano direttore R6, nonché con i disposti legislativi in materia di limitazione delle residenze secondarie”. A proposito di residenze secondarie, il messaggio sul Pp “non fa cenno del superamento massiccio del limite legale” delle stesse, scrive il ricorrente, dovendo considerare che a Gordola, secondo l’Ufficio federale della pianificazione (Are), la percentuale è di 29 punti quando il limite massimo è fissato a 20; per questa ragione “nel nuovo quartiere residenziale di Santa Maria dovrebbe vigere un esplicito divieto di destinare i costruendi appartamenti a residenza secondaria, cosa che è però introvabile nella logorroica nuova normativa in aggiunta al regolamento edilizio specificamente adottata per il comparto”. Nello stesso messaggio, aggiunge Borradori, “non si tiene conto minimamente delle risultanze dell’esame di plausibilità del Dipartimento del territorio e, più precisamente, della verifica della contenibilità fatta dal Dt a correzione di quello municipale”. La differenza fra i due “è crassa e gravemente lesiva del diritto federale e cantonale”. Come accennato, la pianificazione di Santa Maria (50mila metri quadrati di superficie totale) si trovava in un limbo da 30 anni, infine sbloccato dal doppio “sì” del legislativo espresso dal Consiglio comunale (peraltro, sia la commissione della Gestione, sia quella Edilizia e del Piano regolatore si erano divise, esprimendo comunque dei rapporti di maggioranza favorevoli). Il vuoto pianificatorio ha lungamente impedito ogni possibile sviluppo del quartiere ed esposto il Comune a rischio di imponenti richieste di indennizzo. Infatti ne erano giunte per 25 milioni di franchi da parte dei proprietari di alcuni fondi, che poi avevano sospeso le procedure non escludendo di poterle sbloccare in qualsiasi momento.

Quanto ai due messaggi votati il 9 marzo, la variante di Pr era la premessa formale per il Piano particolareggiato, definendone l’assetto urbanistico generale. Nel comparto, come si legge nel Pp, si prevede “un’edificazione composta da diverse tipologie di edifici e la cui ‘skyline’ digrada da via San Gottardo verso la linea ferroviaria, a confermare la funzione del quartiere quale snodo dall’urbano alla naturalità del Piano di Magadino”. Con il suo ricorso al CdS l’architetto chiede dunque di annullare l’adozione della variante di Pr; di “obbligare il Comune a prendere le necessarie misure pianificatorie, affinché i suoi atti pianificatori siano celermente modificati in modo da ottemperare all’articolo 15 della Lpt e agli obiettivi della scheda di Piano direttore R6”; e di “fissare un congruo termine” entro il quale il punto precedente venga attuato, “scaduto il quale, il Consiglio di Stato stesso si sostituisce all’autorità comunale”.

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