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Il crollo (circoscritto) della zanzara tigre

La sperimentazione, tra pubblico e privato, con maschi sterili in zona Saleggi-Ponte Maggia, nel 2025 ha portato alla netta diminuzione dell’insetto

di Serse Forni

Ingannare le femmine di zanzara tigre facendole accoppiare con maschi sterili. La tecnica, che negli ultimi anni è stata sperimentata in diverse località del Ticino, porta a una riduzione della schiusa delle uova del fastidioso insetto e quindi anche a una diminuzione del numero di esemplari. A tutto beneficio della qualità di vita delle persone e della loro salute.

Nel biennio 2023-2024 la Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana (Supsi) aveva eseguito un primo test a Morcote, località scelta perché relativamente isolata da barriere naturali. E i risultati erano stati giudicati buoni. Nel 2025 sono stati condotti altri test, in zone più aperte, ad esempio ad Ascona e a Losone. In quest’ultimo caso hanno contribuito finanziariamente all’acquisto dei maschi sterili il Comune e un privato (l’Albergo Losone). L’azione è stata condotta su un’area di 12 ettari nella zona dei Saleggi-Ponte Maggia, corrispondente a un cerchio di circa 200 metri di raggio. Nelle altre zone della località sulla destra della Maggia sono state applicate le consuete misure di controllo: trattamenti regolari dei tombini pubblici, invito alla popolazione a utilizzare Vectobac G per il trattamento dei focolai privati e informazione generale sui principali luoghi di sviluppo della zanzara e sulle azioni per contrastarla. Il bilancio dell’introduzione dei maschi sterili è stato positivo, come si può leggere in un articolo apparso sulla rivista informativa del Comune “Losoneè”. “I dati raccolti indicano che la tecnica ha prodotto un effetto evidente. In generale, la percentuale di schiusa delle uova è diminuita a circa il 79 per cento. Tuttavia, l’effetto non è rimasto costante nel tempo, poiché è dipeso dalla presenza di femmine selvatiche nell’area e dalla capacità dei maschi rilasciati di sopravvivere e competere con quelli selvatici per accoppiarsi. In alcuni momenti e in alcune zone, le percentuali di schiusa sono scese a valori attorno il 20-50 per cento. Al centro dell’area trattata la schiusa delle uova è stata più bassa, aumentando progressivamente man mano che ci si allontanava. L’effetto del trattamento si estendeva anche all’area cuscinetto, non trattata direttamente, confermando l’impatto della tecnica anche oltre il perimetro di rilascio. La riduzione è però stata leggermente meno marcata rispetto a quanto osservato a Morcote, probabilmente a causa delle dimensioni minori dell’area, del minore isolamento e della maggiore introduzione di femmine dall’esterno”.

Nella zona trattata il numero di uova è rimasto costantemente più basso durante tutta la stagione rispetto alle altre zone: “L’effetto del trattamento è diventato evidente pochi giorni dopo l’inizio dei rilasci e si è mantenuto per tutto il periodo d’attività delle zanzare. Anche le zone cuscinetto sembrano averne beneficiato. In entrambe le situazioni si è osservata inoltre l’assenza di una crescita esponenziale, evitando così la formazione di un ‘picco’ come quello registrato nel resto del Comune e che, presumibilmente, sarebbe stato ancora più marcato in assenza del trattamento”.

L’area selezionata per il test è una zona turistica e di servizi, che include l’Albergo Losone, il Tennis Clubhouse, i campi da calcio e le strutture scolastiche: “Per garantire una presenza continua di maschi sterili nell’area, la frequenza dei rilasci è stata di due volte a settimana, da giugno fino a metà settembre, e successivamente di una volta a settimana. Ogni settimana sono stati rilasciati circa 54mila maschi sterili”.

Il contributo della popolazione resta centrale nella battaglia

A Losone si è quindi dimostrato che la tecnica può funzionare anche in aree non isolate di piccole dimensioni. “L’efficacia – stando alle conclusioni dei ricercatori – potrebbe essere ulteriormente migliorata attraverso alcune azioni chiave. Campagne informative mirate nelle zone di rilascio e nelle aree adiacenti aiuterebbero la cittadinanza a conoscere e a ricordare le misure di controllo contro la zanzara tigre, riducendo così il numero di focolai attivi. Questo consentirebbe ai maschi sterili liberati di essere più efficaci incontrando la maggior parte delle femmine presenti e competendo meglio con i maschi selvatici”.

La sperimentazione della Supsi dopo Losone toccherà altri luoghi del Ticino: “Nel corso del 2026 nel Mendrisiotto si cercherà di valutare l’efficacia della tecnica in contesti in cui, oltre all’impegno del Comune, anche la cittadinanza adotta attivamente misure integrate di controllo contro la zanzara tigre. In ogni caso, per superare le attuali limitazioni operative, sarà un passo importante la realizzazione di una biofabbrica nella Svizzera italiana, che permetterà di produrre maschi sterili di zanzara tigre in loco, a prezzi contenuti e garantendo maggiore vitalità e continuità nei rilasci”. La zanzara tigre (Aedes albopictus) rappresenta un problema crescente per la salute pubblica e la qualità di vita della popolazione. Oltre alle punture fastidiose, questa specie può trasmettere malattie ritenute sempre meno esotiche come la febbre dengue e i due virus Chikungunya e Zika.

Per Losone il periodo di sperimentazione è concluso. Cosa succederà quest’anno? «A partire da inizio maggio verranno effettuati dalla squadra comunale gli abituali trattamenti sul territorio – risponde la municipale Nathalie Ghiggi Imperatori, capa del dicastero Protezione dell’ambiente –. Per una lotta efficace è fondamentale anche l’intervento della cittadinanza, poiché la maggior parte dei focolai si trova su terreni privati. Negli scorsi giorni è stato recapitato agli abitanti un volantino informativo con le principali misure da mettere in atto. Il metodo più efficace per lottare contro questo insetto è toglierle l’acqua, svuotando regolarmente o rimuovendo i contenitori in cui può ristagnare come sottovasi, bidoni e recipienti vari. I focolai non rimovibili, come tombini e pozzetti delle grondaie, vanno invece trattati con appositi prodotti a base di Bacillus thuringiensis israelensis (Bti). Per sostenere questa pratica, da diversi anni il Comune offre gratuitamente per ogni stabile un sacchetto di VectoBac G contenente Bti, che si può richiedere all’Ufficio tecnico».

LOCARNO E VALLI

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2026-04-29T07:00:00.0000000Z

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