Professore di finanza e sua moglie rischiano tre anni di pena
Sono accusati di amministrazione infedele aggravata
Un docente universitario, un imprenditore che si fidava di lui e quasi tre milioni di euro di presunto danno. È con questa ricostruzione che si è aperto ieri alle Assise criminali di Lugano il processo nei confronti di un docente universitario di finanza aziendale in un ateneo italiano, della moglie – commercialista – e del loro contabile luganese. Secondo il procuratore generale Andrea Pagani, tra il 2002 e il 2014 i tre avrebbero costruito una complessa architettura societaria fondata su società, immobili e contratti sul know how, sfruttando il rapporto fiduciario con un imprenditore bresciano con «limitate competenze finanziarie». L’obiettivo, secondo l’accusa, era svuotarne progressivamente il patridell’azienda. monio. I tre imputati si sono dichiarati innocenti. Per i due professionisti italiani il pg ha chiesto tre anni di carcere, di cui due sospesi condizionalmente, oltre all’eventuale carcerazione di sicurezza in caso di condanna, in quanto vi sarebbe il rischio di fuga. Per il contabile 76enne, definito un prestanome in quanto i documenti sono stati firmati da lui in Ticino, la richiesta è di 18 mesi sospesi per due anni.
Il cuore della vicenda riguarda il valore attribuito al know how di una delle società dell’imprenditore. Come emerso in aula i rapporti con il professore erano iniziati con alcune consulenze fiscali legate alla legge Tremonti-bis e si erano poi intensificati durante il passaggio generazionale In quel contesto un sistema di fissaggio dei tubi fu valutato circa 2,5 milioni di euro e conferito a una società luganese legata ai due coniugi. Secondo Pagani, quel valore avrebbe permesso di creare un sistema di royalties versate dall’azienda dell’imprenditore che, oltre a prosciugarne la liquidità, avrebbe contribuito a finanziare il costo dello stabile piemontese riconducibile ai due professionisti. Per la perizia realizzata dalla Supsi il know how non era però protetto da brevetti e la sua valutazione sarebbe stata artificiosamente gonfiata per giustificare il trasferimento di risorse verso le società degli imputati. I due economisti hanno respinto questa ricostruzione, sostenendo che la valutazione fosse fondata sulle prospettive economiche future e confermata da una perizia di parte.
‘Un disegno criminoso durato dieci anni’
Nella sua requisitoria Pagani ha definito il procedimento «una fattispecie complessa», nata da «un labirinto societario» che ha richiesto anni di indagini. Il contratto sul know how, ha affermato, ricorda «un’opera di un pittore astrattista, lontana dalla realtà». Attraverso quel meccanismo, ha aggiunto, lo stesso know how sarebbe stato concesso in licenza dietro il pagamento di royalties, «mettendo in crisi la liquidità dell’impresa». Secondo il pg che ha definito l’incarto come il più intricato della sua carriera, «i fiduciari italiani hanno incassato quasi tre milioni di euro e hanno mantenuto la proprietà dell’immobile piemontese», mentre l’imprenditore si sarebbe ritrovato senza patrimonio. «Due professionisti altamente qualificati non potevano non sapere che il loro castello di sabbia si sarebbe presto disgregato», ha concluso, parlando di un «disegno criminoso» durato dieci anni. Anche Luca Marcellini, rappresentante degli accusatori privati, ha sostenuto che i coniugi fossero consapevoli che la proprietà dell’immobile non sarebbe mai stata trasferita. «Alla fine sono stati i miei assistiti a pagare senza ricevere nulla in cambio, mentre dall’altra parte i coniugi hanno incassato milioni», sottolineando infine che il suo l’impresario del bresciano «gestiva ancora la propria azienda come una società in nome collettivo e si era rivolto al grande professore universitario», ritenendolo una persona autorevole e competente. Oggi, di fronte alla Corte presieduta da Amos Pagnamenta , sarà la volta delle arringhe difensive degli avvocati Daniele Timbal, Davide Corti e Giuseppe-Gianella.
LUGANESE / MENDRISIOTTO
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2026-07-02T07:00:00.0000000Z
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