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Tenta la rapina in hotel, la Corte sceglie la cura

Un 22enne rischiava quattro anni di carcere, la pena sarà invece sospesa in favore di un trattamento stazionario contro la dipendenza da alcol e droga

Di Malva Cometta Leon

«Lasciatemi esprimere tristezza di fronte al fatto che un giovane ventenne, nel fiore della vita, si trova davanti a una corte criminale». È con queste parole che la presidente della Corte delle Assise criminali di Lugano, la giudice Monica Sartori-Lombardi, ha accompagnato ieri la sentenza nei confronti del 22enne che si è reso protagonista di una sequenza di reati culminata nella tentata rapina all’hotel Seegarten di Lugano a novembre dello scorso anno. I giudici hanno tuttavia scelto di concedergli quella che hanno definito “un’ultima possibilità”: 24 mesi di detenzione, contro i quattro anni chiesti dalla procuratrice pubblica Margherita Lanzillo. La pena è stata sospesa in favore di un trattamento stazionario di media-lunga durata per la sua dipendenza da alcol e stupefacenti.

È la cura, dunque, la strada scelta dai giudici (a latere Renata Loss-Campana e Charles Jaques). A orientare la pena, per la Corte, è stata infatti la perizia fatta all’imputato che stabilisce una scemata imputabilità di grado medio e la necessità di un trattamento stazionario di media-lunga durata. Villa Argentina, tuttavia, non è disposta ad accoglierlo. Il trattamento dovrà quindi essere individuato fuori cantone.

Il 22enne brasiliano residente nel Sopraceneri è stato riconosciuto colpevole di rapina, furto, violazione di domicilio, danneggiamento e altri reati di minore entità. Al centro del procedimento, lo ricordiamo, c’era soprattutto il tentativo, fallito, di rapina all’hotel Seegarten. Armato di un tagliacarte, mascherato e incappucciato, il giovane aveva aggredito la ricezionista e cercato di farsi consegnare il denaro. L’aveva bloccata a terra per una decina di secondi, prima che tre dipendenti dell’albergo intervenissero e riuscissero a fermarlo. Su questo episodio, la Corte non ha avuto dubbi. Non hanno convinto le spiegazioni fornite dall’imputato che ha affermato di aver agito per essere fermato perché non sapeva dove andare. «Chi vuole essere arrestato non si maschera il viso», ha osservato Sartori-Lombardi.

È poi arrivato il resto del quadro criminale, tutt’altro che marginale. Il 22enne ha iniziato a delinquere già da minorenne e ha accumulato diversi precedenti. Il suo agire reiterato denota, secondo la Corte, «grande intensità criminale» e «assoluta noncuranza per l’integrità fisica e personale altrui». A questo si aggiunge la sua tossicodipendenza. È qui che la difesa aveva trovato spazio. Francesco Martire, il suo difensore, si era battuto per una massiccia riduzione della pena, ricordando la storia personale del giovane: una famiglia disgregata, l’assenza del padre e profonde carenze affettive. Per l’avvocato non era un caso perso e il carcere non sarebbe stato la risposta più utile. Lanzillo aveva invece chiesto una pena di quattro anni, sottolineando la gravità della sequenza criminale, i precedenti del giovane e l’elevato rischio di recidiva.

Infine, l’espulsione dalla Svizzera. La pubblica accusa non l’aveva chiesta, mentre i patrocinatori degli accusatori privati avevano invitato la Corte a valutarla. I giudici hanno scelto di non ordinarla in quanto i suoi legami più stretti si trovano qui.

LUGANESE / MENDRISIOTTO

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2026-08-19T07:00:00.0000000Z

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