‘Una realtà soggiacente intrisa di perversione’
Chiesti 46 mesi per un 61enne accusato di molestie
Di Malva Cometta Leon
«Una realtà soggiacente intrisa di perversione». È così che la procuratrice pubblica Anna Fumagalli ha descritto in aula il contesto nel quale un 61enne del Luganese avrebbe agito per anni ai danni di due sorelle, sue parenti alla lontana e vicine di casa. Per lui la procuratrice ha chiesto tre anni e 10 mesi di carcere, un trattamento ambulatoriale e il divieto di avvicinarsi a minori per dieci anni. Le due ragazze, all’epoca dei fatti, avevano tra gli 8 e i 14 anni. Secondo l’accusa, gli episodi si sarebbero verificati tra il 2012 e il 2018 e poi ancora nel 2023, all’interno di un rapporto familiare caratterizzato dalla vicinanza della sua famiglia con la loro, che viveva a pochi metri di distanza e con cui condivideva parte della quotidianità.
Il processo si è aperto ieri alle Assise criminali di Lugano, davanti alla Corte presieduta dal giudice Curzio Guscetti, a latere Rosa Item e Werner Walser. L’imputato deve rispondere di una lunga serie di reati, tra cui atti sessuali con fanciulli, coazione, pornografia, violazione della sfera privata mediante apparecchi di presa d’immagini, registrazioni clandestine, ricettazione, infrazioni alla Legge sulle armi, falsità in documenti e frode fiscale. Venendo ai fatti considerati più gravi: secondo l’atto d’accusa, la sorella maggiore sarebbe stata oggetto di molestie per un lungo periodo. In alcune circostanze, l’uomo si sarebbe masturbato in sua presenza nel garage di casa e le avrebbe toccato il sedere, il seno e le cosce. Fatti, gli unici della lunga lista, che l’imputato ha tuttavia contestato.
Per quanto riguarda la sorella minore, le accuse si concentrano soprattutto sul periodo tra il 2022 e il 2023. L’uomo avrebbe effettuato riprese clandestine della ragazza con il telefono, concentrandosi sulle sue parti intime (coperte dai vestiti). In un’altra circostanza l’avrebbe avvicinata per mostrarle un video pornografico, sostenendo che l’attrice le somigliasse. Secondo Fumagalli, la minore «ha sentito sulla sua pelle l’insistenza e la morbosità dell’imputato che la seguiva in modo ossessivo». Si sarebbe anche appostato fuori casa attendendo il suo ritorno per riprenderla. «Quando usciva di casa fingeva di essere al telefono con la madre pur di non incontrarlo», ha ricordato la procuratrice. Il patrocinatore delle accusatrici private, l’avvocato Arturo Garzoni, ha insistito sulla genesi dell’inchiesta e sulla credibilità delle due ragazze. «Non si sono inventate questi abusi», ha affermato, sottolineando come la vicenda sia emersa solo perché la più giovane «stava molto male, piangeva a scuola» e ha trovato il coraggio di confidarsi con un’amica che ha poi riferito a un docente la situazione. Per Garzoni, si tratta di «una bruttissima storia che le ha segnate in un’età giovanissima». Le due sorelle, ha aggiunto, chiedono alla Corte «il risarcimento più importante: di venir credute». Durante le quasi sei ore di interrogatorio l’imputato ha ammesso buona parte dei reati, ma ha respinto con forza le accuse legate alla sorella maggiore. «Sono un uomo cambiato, mi sono avvicinato alla fede», ha dichiarato, parlando di «colpi di testa» e senza riuscire, secondo quanto emerso in aula, a fornire una spiegazione compiuta all’origine dei propri comportamenti. Per la procuratrice il pentimento dichiarato dal 61enne non sarebbe sufficiente. «Ha dato spiegazioni banalizzanti senza assumersi la responsabilità delle proprie azioni».
Invocato l’in dubio pro reo
Di tutt’altro avviso la difesa, rappresentata dall’avvocato Stefano Camponovo. Il legale ha sottolineato come l’uomo non abbia esitato ad ammettere integralmente i reati contenuti nell’atto d’accusa, fatta eccezione dei fatti legati alla sorella più grande. «Non vi sono sufficienti elementi per dissipare ogni dubbio», ha sostenuto, mettendo in discussione soprattutto il quadro indiziario, sottolineando che la ragazza non avrebbe parlato delle molestie prima che emergesse la vicenda della sorella minore. La difesa ha quindi chiesto l’assoluzione dell’imputato per tutti gli episodi relativi alla sorella maggiore, invocando il principio dell’in dubio pro reo, e una pena non superiore a 24 mesi, interamente sospesa, per gli altri reati. Oggi alle 16 la Corte comunicherà la sentenza.
LUGANESE / MENDRISIOTTO
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2026-08-26T07:00:00.0000000Z
2026-08-26T07:00:00.0000000Z
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