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Bally: moratoria prorogata e altri tagli

Dopo l’ultimo licenziamento collettivo di 25 dipendenti, sono state presentate due offerte di acquisto dell’azienda che ha cessato l’attività

Di Alfonso Reggiani

È una lenta, dolorosa e inesorabile agonia quella che sta vivendo la Bally di Caslano. Dopo l’ultimo licenziamento collettivo della serie che lo scorso mese di settembre ha riguardato 25 dipendenti del settore amministrativo (l’unico rimasto, visto che la produzione è cessata a fine agosto), il personale rimasto è stato ulteriormente ridimensionato, con il taglio di altri impieghi. Tra questi, c’è pure una donna incinta, il cui rapporto di lavoro non ha potuto essere disdetto ma è stata “dispensata dall’attività lavorativa”. L’Ocst, ci spiega il sindacalista Paolo Coppi, ha però ottenuto dalla Seco la conferma che la ex dipendente potrà ottenere le indennità di disoccupazione. Intanto, è stata prorogata per altri quattro mesi la moratoria concordataria condotta dalla Transliq Ag, società che la conduce da Zugo, dove la Bally Schuhfabriken GmbH ha trasferito la sede nella prima metà del mese di giugno, qualche giorno prima che venisse attivata la procedura.

Si è defilato Roberto Martullo

Le ulteriori novità sono le due offerte di acquisto della storica azienda che venne costituita nel Canton Soletta nel 1851. Alla Transliq Ag abbiamo inviato una richiesta per chiedere informazioni in merito, ma per ora non abbiamo ricevuto risposte. Nel frattempo, quando ha capito che Regent, il fondo statunitense con sede in California, non avrebbe ceduto il marchio, si è defilato Roberto Martullo che si era fatto avanti per acquistare Bally e riattivare la produzione a Caslano. Inoltre, abbiamo saputo che sono in fase di fallimento anche le società attive in Italia, Germania e Inghilterra riconducibili a Bally. Nelle scorse settimane è emerso un altro grosso buco finanziario che ha ulteriormente danneggiato il personale. Secondo nostre informazioni, la Transliq Ag ha messo a bilancio, nelle perdite, i cinque milioni di franchi provenienti dai fondi del secondo pilastro dei dipendenti. Il personale qualche anno fa aveva concesso questi soldi, dietro specifiche garanzie, ai vertici della società, che era obbligata a restituirli. Poi, però, sono spariti, nonostante fosse stato assicurato il rimborso ai lavoratori. In questo caso, però, la responsabilità non è della Regent, bensì del gruppo tedesco Jab Holding che li aveva utilizzati per rendere più appetibile la Bally nella trattativa e nella successiva cessione al fondo americano. Anche questo è un ulteriore segnale di mala gestione che ha caratterizzato gli ultimi anni dell’azienda malcantonese.

L’andamento è negativo da anni

In effetti, i problemi di Bally sono precedenti all’ultimo passaggio di proprietà risalente al 2024. A farlo notare ai lavoratori sono gli stessi proprietari: nella lettera in cui annunciano l’ultimo licenziamento collettivo scrivono proprio che “il gruppo Bally, già negli anni precedenti ha registrato un andamento economico negativo a causa del crescente livello della competizione sui mercati di riferimento e della crescente difficoltà nella vendita dei prodotti dovuta a vari fattori, quali l’andamento dei mercati, il contesto geopolitico e il mutamento delle preferenze e delle priorità dei consumatori finali”. Sempre Bally Schuhfabriken GmbH, inoltre, ha diffuso i bilanci del gruppo degli ultimi tre anni: nel 2023, il bilancio consolidato del gruppo ha fatto registrare un Ebitda (margine operativo lordo) di circa 43,5 milioni di franchi, con un flusso di cassa operativo negativo di oltre 82,2 milioni. L’anno successivo, quando Regent Lp ha acquisito Bally dal gruppo tedesco Jab Holding: l’Ebitda è risultato negativo di poco meno di 60,5 milioni con un flusso di cassa operativo negativo di quasi 97 milioni. L’anno scorso l’Ebitda ha segnato rosso per 27,7 milioni e il flusso di cassa operativo negativo è stato di 16,45 milioni.

A fine aprile debiti di 65,3 milioni

Alla luce di queste cifre, ci si chiede quale sia stato l’interesse di Regent nell’acquisizione di Bally se la situazione era già così compromessa un anno prima del passaggio di proprietà. Sono sempre gli attuali dirigenti a scrivere che “in aggiunta alle difficoltà strutturali proprie del gruppo Bally si è verificato che il settore del lusso in cui opera, già dall’anno 2023, è stato colpito da una crisi generalizzata a livello globale, determinata dal deterioramento delle condizioni economiche e geopolitiche. In particolare, il blocco dell’accesso ai prodotti Bally in alcuni mercati (Russia), il forte calo delle vendite in Cina e presso i consumatori cinesi viaggianti, nonché il conflitto armato in Medioriente (che ha significativamente ridotto le vendite in un’importante area di riferimento per il settore) hanno gravemente penalizzato l’andamento commerciale del Gruppo Bally”.

In questo contesto, il “management delle società del gruppo Bally ha attuato una serie di misure di drastico contenimento dei costi per salvaguardare le prospettive di continuità dell’attività del Gruppo Bally, tra cui la revisione dei rapporti con i fornitori”. Il draconiano taglio del personale, si legge, “ha portato alla apertura di una serie di procedure di licenziamento collettivo nel corso del 2024 e del 2025”. Dopo la cessazione della produzione a Caslano, “le misure di ristrutturazione precedentemente adottate, pur comportando risparmi sui costi, hanno al contempo generato considerevoli deflussi di liquidità una tantum che hanno ulteriormente aggravato la già precaria situazione finanziaria(...). In base al bilancio intermedio non certificato al 30 aprile 2026, la Società risultava sovraindebitata a valori di liquidazione per circa 65,3 milioni di franchi”.

LUGANESE / MENDRISIOTTO

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2026-10-08T07:00:00.0000000Z

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