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Troppe aree edificabili, al lavoro sul... terreno

Il Piano regolatore è risultato sovradimensionato del 185 per cento. Nel 2026 il Municipio deciderà la sua strategia, quindi dove dezonare

Di Daniela Carugati

Il Piano regolatore (Pr) di Novazzano è sovradimensionato. Dopo due anni di attesa, il verdetto cantonale lo ha confermato: fatti i dovuti calcoli, secondo l’esame di plausibilità le zone edificabili ‘sforano’ del 185 per cento. Un risultato che, scheda R6 alla mano, pongono il Comune fra gli enti locali chiamati ad attuare tutte le misure necessarie a salvaguardia della pianificazione. Così il Municipio si è messo al lavoro, al suo fianco il pianificatore comunale, architetto Matteo Huber, per delineare la sua strategia. E nel corso di quest’anno si definirà il piano d’azione. In buona sostanza si conosceranno le zone edificabili che, di fatto, dovranno essere ‘stralciate’ dalla mappa comunale, così da poter rientrare nei canoni previsti dalla legge.

Sorpresi dal responso

La materia è delicata e mette a confronto i doveri del pubblico e le aspettative del privato. Come dire che passare dalla teoria alla pratica non sarà semplice. E il sindaco Sergio Bernasconi non nasconde di essere rimasto un po’ «sorpreso» dal responso aritmetico consegnato dal Dipartimento del territorio. «Con i nostri pianificatori abbiamo analizzato e valutato quali potrebbero essere le zone da considerare – ci conferma il sindaco –. Non abbiamo però ancora affrontato il Pac, il Programma d’azione comunale per lo sviluppo centripeto di qualità – ora si avranno 2 anni di tempo per realizzarlo, ndr –; ora stiamo cercando di individuare le aree edificabili da prendere in considerazione. In altre parole, siamo ancora nel campo delle ipotesi e delle valutazioni; non siamo ancora entrati in una fase definitiva».

In realtà, al momento non si esclude neppure l’eventualità di chiedere una rivalutazione del computo. «In effetti, alcuni Comuni, da quanto sappiamo, lo hanno fatto, ma servono precise motivazioni. Da parte nostra, sin qui non ne abbiamo parlato all’interno del Municipio, quindi non è possibile esprimersi in merito – precisa Bernasconi –. Certo i parametri che ci sono stati indicati sul sovradimensionamento del nostro Pr non ci convincono del tutto».

Il nodo delle zone

Del resto, ci fa memoria il sindaco, la preoccupazione davanti alle misure pianificatorie richieste non manca, e non è stata sottaciuta. Anche a Novazzano si è visto bene che gestire domande di costruzione e procedure in questa fase non è facile, tra pareri negativi del Dipartimento del territorio e ricorsi dei promotori immobiliari. Ecco che indicare le zone che entrano nella sfera di interesse dell’operazione appare un passaggio cruciale. Per ora, fa capire Bernasconi, non è ancora il momento di dire quali saranno. A oggi è possibile solo avanzare delle ipotesi. Volendo lanciarsi in una sorta di ‘esercizio di stile’ vengono alla mente due aree in località Torraccia: la prima è quella che avrebbe dovuto accogliere il cosiddetto progetto Adria, poi naufragato con i promotori; la seconda quella dove si è immaginata la costruzione di 16 villette, a confine con il Parco della Valle della Motta, al centro di un batti ribatti tra fautori e contrari. Un’altra località finita sotto i riflettori è quella de ‘Ul Castellasc’ (il Castellaccio, frazione di Casate), una realtà territoriale da migliaia di metri quadri la cui edificabilità agli occhi della Stan, la Società ticinese per l’arte e la natura, va “riesaminata a fondo”, ma che degli investitori privati hanno identificato per dare forma a due stabili plurifamiliari da sedici appartamenti e a sette case unifamiliari. Detto altrimenti, il tema è assai ‘caldo’.

Intenzioni e possibilità

Tornando a proiezioni e numeri della pianificazione locale nei prossimi 15 anni, lo scenario immaginato dal Municipio era più favorevole di quello delineato dal Cantone. In ogni caso, nelle previsioni l’Esecutivo, sollecitato l’anno scorso da Insieme a Sinistra e Verdi in almeno due occasioni con altrettante interrogazioni, non pensa di estendere lo strumento della zona di pianificazione all’intero territorio edificabile: si agirà in modo puntuale e mirato. Nelle intenzioni, si è ribadito, verranno considerati i “comparti inedificati posti in posizione marginale rispetto al comprensorio edificato”. Senza trascurare il fatto che la legge prospetta altresì “la possibilità di ridurre in modo generalizzato del 30 per cento gli indici di sfruttamento”. Rimane poi tutto un capitolo da approfondire, quello delle indennità. Anche perché, ha fatto presente ancora il Municipio, “non esiste un valore di riferimento in franchi al metro quadro quale indennizzo al dezonamento di un mappale edificabile”. E d’altro canto non tutti i casi lo prevedono.

Qual è però il rapporto tra domande di costruzione e occupazione del territorio?, si era domandata la Sinistra. Dal 2023, si è chiarito, i progetti che hanno staccato una licenza e usufruito per intero dell’indice di sfruttamento sono stati 8, per una superficie totale di 11’743 metri quadrati. Mentre le richieste approvate che hanno dato forma a più di una unità abitativa sono state 7, restituendo un’area globale di quasi 11mila metri quadri.

LUGANESE / MENDRISIOTTO

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2026-01-16T08:00:00.0000000Z

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https://epaper.laregione.ch/article/281732685879986

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