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Torna nelle sale l’horror di Pupi Avati

È l’horror di culto di Pupi Avati, girato in appena cinque settimane, tra aprile e maggio del 1976 soprattutto tra Comacchio, Minerbio e altre località dell’Emilia-Romagna. Realizzato con pochi mezzi, incassò oltre 700 milioni di lire. Divenuto negli anni un film di culto, insignito del Premio della Critica al Festival du Film Fantastique di Parigi nel 1979, ‘La casa dalle finestre che ridono’ è tornato nelle sale italiane. La storia: Stefano (Lino Capolicchio) è un giovane restauratore che si reca in un piccolo paese della Bassa Ferrarese per recuperare un macabro affresco raffigurante il martirio di San Sebastiano, opera di Buono Legnani, pittore folle suicida. Durante il suo lavoro in una chiesina isolata in piena campagna, l’uomo viene perseguitato da eventi oscuri e morti misteriose. Mentre lavora al restauro, scopre che dietro questo pittore c’è tanto mistero e che la sua morte non è affatto chiara. Gli abitanti del paese, reticenti, sembrano nascondere un segreto comune tranne Coppola (Gianni Cavina), tassista alcolizzato e scontroso, ma disposto a raccontare ciò che sa.

“I nostri nonni – ha dichiarato Avati – ci riferivano che negli anni successivi alla Prima guerra mondiale, a Sasso Marconi, dove noi eravamo sfollati, si decisero a riassettare il vecchio cimitero. Riesumando tutte le tombe, scoprirono che riaprendo quella di un vecchio parroco, le ossa anziché essere maschili erano femminili, quindi si trattava di una donna-parroco. Detto con ricchezza di particolari naturalmente, nelle notti d’inverno attorno a un camino, questa storia di un prete donna ci terrorizzava al punto che le nostre notti poi, quando eravamo costretti a salire in quelle camere buie e fredde, si arricchivano di sogni e paure inquietanti”.

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2026-07-14T07:00:00.0000000Z

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