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Promette investimenti in cripto, tre anni di carcere

P.COL.

Millantava conoscenze nel mondo delle criptovalute e di essere intermediario o proprietario di società attive nel settore il 59enne consulente comparso davanti alla Corte delle Assise criminali di Lugano per rispondere di truffa aggravata e riciclaggio di denaro aggravato. Con procedura di rito abbreviato, il giudice Paolo Bordoli l’ha condannato a tre anni di carcere, di cui 24 mesi sospesi, e l’ha espulso per 8 anni. La pena è il frutto dell’accordo tra la procuratrice pubblica Francesca Nicora e l’avvocato Tommaso Manicone. L’imputato ha confermato anche in aula che quanto descritto nell’atto d’accusa «è tutto corretto». Agendo con due persone – «sull’identità di una di loro ho dei dubbi», ma il 59enne è il solo ad avere avuto contatti diretti con lui; mentre il secondo uomo, residente nel Luganese, è ancora in carcere – l’imputato ha costruito quello che il giudice ha definito «un castello di bugie» per indurre i due accusatori privati a trasmettere cospicue somme di denaro per operazioni di cambio in criptovalute. Nell’atto d’accusa si parla di circa 15 milioni di dollari. Seppur trasferiti su portafogli digitali, una decina di milioni è stata recuperata grazie a una procedura del Canton Svitto in collaborazione con Tether, che ha permesso la loro riammissione. Sono due i filoni principali che hanno visto protagonista l’imputato. Il primo, nel luglio 2024, con una società di consulenza con sede nel Canton Svitto e attiva a livello internazionale. Il secondo, un anno più tardi, con un gestore patrimoniale svedese che gli ha consegnato direttamente del denaro. Nell’atto d’accusa viene spiegato che, nel primo caso, il 59enne si è costruito la sua rete di contatti “partecipando a conference call di settore su Zoom in cui venivano proposte e discusse operazioni in criptovalute, prevalentemente di arbitraggio”, conquistando una “fama di affidabile esperto del settore e di persona avente contatti privilegiati con miners in possesso di bitcoin che intendevano vendere a prezzi inferiori di quelli di mercato”. Mentre al gestore patrimoniale ha promesso “di realizzare un profitto giornaliero del 15% e un guadagno settimanale del 75%”. Per la Corte, ha commentato Bordoli, «tre anni possono sembrare pochi considerato il maltolto. Ma all’appello mancano 2-3 milioni rispetto ai 15 iniziali». Preso atto «dell’ammissione dei fatti e delle responsabilità, l’imputato non ha avuto un ruolo di primo piano e non è stata la mente pensante. Almeno questo è quanto emerge dagli atti...».

LUGANESE / MENDRISIOTTO

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2026-07-29T07:00:00.0000000Z

2026-07-29T07:00:00.0000000Z

https://epaper.laregione.ch/article/281732686277679

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