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‘Ha scelto la giustizia privata’, chiesti 9 anni

Per la difesa l’ex municipale di Bissone Vladimiro Bernardi, accusato di tentato omicidio e incendio intenzionale, va invece prosciolto. Oggi la sentenza

Di Prisca Colombini

Non un gesto isolato. Quella messa in atto dall’ex municipale di Bissone Vladimiro Bernardi, tra il 25 novembre e il 3 dicembre dell’anno scorso a Melano, è stata «una sequenza di atti criminali». È questa la conclusione della procuratrice pubblica Anna Fumagalli che, al termine della sua requisitoria, ha proposto per Bernardi una condanna a 9 anni di detenzione e 30 aliquote da 80 franchi giornaliere (per la diffamazione nei confronti del sindaco di Bissone), oltre a un trattamento ambulatoriale. Il 56enne è a processo davanti alla Corte delle Assise criminali per rispondere di tentato omicidio intenzionale, lesioni semplici, coazione, incendio intenzionale e violazione di domicilio. La difesa, rappresentata dall’avvocato Sandra Xavier, si è invece battuta per il proscioglimento. La sentenza della Corte, presieduta dal giudice Amos Pagnamenta (a latere Emilie Mordasini e Raffaella Rigamonti) e composta anche dagli assessori giurati, è attesa oggi alle 17.

‘Tre episodi criminosi’

Quella su cui la Corte deve esprimersi è la storia di «un uomo di 55 anni apparentemente ben inserito nel tessuto sociale del suo Comune, fino a quando non sono stati messi in discussione i suoi interessi». Come ricordato da Fumagalli, a carico di Bernardi ci sono «tre episodi criminosi» che partono da «un banale contenzioso locativo» dove «invece che avvalersi delle vie legali a sua disposizione, l’imputato sceglie deliberatamente e con lucidità la via dell’autotutela violenta». Bernardi ha dapprima «premeditato e messo in atto un’aggressione, raggiungendo il suo inquilino da tergo, intimandogli a più riprese di ridargli le chiavi dell’appartamento, aggredendolo nuovamente mentre era disteso sui gradini e cercando anche di battergli la testa contro lo scalino». Quattro giorni più tardi, «non ancora sazio, appicca il fuoco al garage causando un danno notevole e mettendo in pericolo la tutela pubblica». E anche per la diffamazione «ha fatto valere i suoi fini personali, questa volta politici, presentando come acclarati fatti mai accertati».

‘Un rapporto puramente commerciale’

Quello tra Bernardi e il suo inquilino «è un rapporto puramente commerciale – ha dichiarato –. Mi è stato presentato da un conoscente: aveva bisogno di un appartamento e non riusciva a trovarlo per difficoltà finanziarie. Quale gesto di buona volontà l’ho aiutato». I primi 5-6 mesi di affitto – 1’200 franchi spese incluse e 80 franchi per il garage – sono stati condonati in cambio «del montaggio di una cucina». Scaduti i termini, «sono andato a verificare: la cucina non era stata montata e l’appartamento era in uno stato pietoso». All’inquilino sono state mandate «quattro lettere, tra cui la disdetta». Le tensioni sono continuate fino al 29 novembre. L’uomo ha dichiarato che quella mattina si è recato nell’immobile di Melano «perché era stata cambiata la pompa del bruciatore, che faceva rumori strani, e sono passato a verificare». Durante queste verifiche, l’inquilino è arrivato. «Mi è passato accanto senza salutare ed è andato verso il quadro elettrico. In quel momento, gli ho ricordato gli affitti, lui ha dato in escandescenze e mi ha rifilato un calcione». Bernardi ha raccontato che «aveva un fare minaccioso e l’ho contenuto», ovvero «ho bloccato le sue azioni perché era esagitato: ho risposto a un’aggressione ingiusta nel metodo meno invasivo e violento possibile, ero sbigottito». Stando all’atto d’accusa, il gesto sarebbe invece stato premeditato e indotto con un calo di corrente che avrebbe portato l’uomo nella zona del locale tecnico, dove sarebbe stato “ripetutamente aggredito al collo e immobilizzato afferrandolo per lo stesso” causandogli ecchimosi ed escoriazioni a viso, collo, tronco, dorso, braccio sinistro e arti inferiori e una frattura costale anteriore sinistra. Sul corpo di Bernardi, controllato solo dopo qualche giorno, non sono invece stati trovati lividi. «Evidentemente il mio corpo assorbe meglio gli ematomi. E a casa avevo l’Euceta e l’ho messa». Durante la colluttazione «gli ho chiesto le chiavi perché era impossibile continuare ogni rapporto contrattuale dopo che ha aggredito il proprietario».

‘C‘è stata un’articolata messa in scena’

Parlando dell’incendio del garage, per Fumagalli «c’è stata un’articolata messa in scena volta a precostituirsi un alibi e scaricare le responsabilità su altri». Il 1° dicembre Bernardi «ha chiamato il Ministero pubblico dicendo che c’è un personaggio che minaccia di incendiargli la casa». Il giorno successivo «ha ribadito la presunta minaccia e presentato denuncia scritta». E il 3 dicembre «ha appiccato dolosamente il fuoco al garage contenente materiali e liquidi infiammabili e batterie». Gli esami della Polizia scientifica hanno stabilito che il garage «non era collegato alla rete idrica, le fiamme hanno avuto un innesco centrale e quindi l’intervento umano è stato intenzionale». Durante l’interrogatorio Bernardi ha spiegato di essersi recato una decina di minuti a Melano per piccoli lavori e che uscendo «ho chiuso la porta del garage che era aperta». Una volta a casa «alle 10.49 sono stato avvisato dell’incendio».

‘Movente futile e sproporzionato’

Per la procuratrice pubblica la colpa di Vladimiro Bernardi «è grave, sia per il grado delle lesioni e l’esposizione a pericolo, sia per la modalità dei fatti». Ma anche per il «movente di natura schiettamente patrimoniale ed egoistica. Un movente futile e del tutto sproporzionato se confrontato con la gravità dei beni pubblici offesi. Come locatore disponeva di tutti gli strumenti legali per tutelarsi, ma ha scelto la via della violenza e della giustizia privata pianificandola con cura nei giorni precedenti». Fumagalli ha infine sottolineato che l’imputato «non ha mai collaborato all’accertamento della verità, contestando ogni elemento a suo carico e presentandosi anche in aula come vittima di un’aggressione mai avvenuta».

‘Vladimiro Bernardi va prosciolto’

L’avvocato Sandra Xavier non ha avuto dubbi: «Vladimiro Bernardi va prosciolto e immediatamente scarcerato». In merito all’aggressione, la legale ha evidenziato che «le dichiarazioni della testimone non sono pienamente attendibili e quindi non danno la conferma delle ripetute prese al collo dell’accusatore privato. Non sorprende che possa aver ingigantito i fatti per mettere nei guai Bernardi: ha creato problemi anche sul posto di lavoro e non si è interessato al procedimento». A questo si aggiunge che «non tutte le prese al collo sono un tentato omicidio: il contatto c’è stato e, come indicato dalla testimone, è stato accompagnato da una richiesta reiterata per riavere le chiavi dell’appartamento, ma in base al principio in dubio pro reo, non si può affermare oltre ogni ragionevole dubbio che vi sia stata un’effettiva presa al collo». Passando all’incendio, per la difesa «non ci sono conferme». Gli accertamenti della Scientifica sono arrivati dopo mesi «e non hanno portato risposte decisive né sull’origine né sulle modalità d’innesco e nemmeno sulla natura intenzionale. La stessa prova tecnica per stabilire la natura dolosa non è stata in grado di distinguere tra un atto doloso e una negligenza. Un testimone ha riferito che il garage era semi-aperto, e quindi accessibile a chiunque, da qualche giorno».

LUGANESE / MENDRISIOTTO

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2026-09-18T07:00:00.0000000Z

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