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Fusione Brissago-Ronco: ‘no’ alla pausa provvisoria

Della Santa, capo della Sel, si esprime sulla richiesta di interrompere momentaneamente il lavoro del gruppo di studio: solo il Governo può decidere nel merito

Di David Leoni

Lo studio aggregativo in corso, secondo la Sezione enti locali, non può essere interrotto temporaneamente. Il quadro normativo non lo prevede, si va avanti fino alla votazione. “Formalmente, il concetto di ‘sospensione provvisoria’ non esiste. Solo il Consiglio di Stato può decidere al riguardo di un’interruzione di uno studio aggregativo”. Così si esprime Marzio Della Santa, Caposezione presso la Sezione enti locali (Sel) del Cantone, sulla recente decisione dei membri ronchesi della commissione di studio per l’aggregazione di interrompere, momentaneamente, le sedute con i loro omologhi di Brissago per approfondire alcune tematiche delicate con i membri del proprio Municipio. Comunicazione che, tra l’altro, a oggi (ieri l’altro per chi legge) non era ancora pervenuta alla Sel. “Il diritto di sospensione – prosegue e precisa Della Santa – non esiste. Nessuno all’interno del gruppo di studio può prendere una simile decisione. La sola autorità che può sospendere i lavori è il Consiglio di Stato. O il progetto – come in questo caso – è attivo, oppure si dà facoltà al Governo di dichiararlo chiuso. Questo avviene quando i progetti giacciono nelle paludi da troppo tempo. Ciò detto, nel rispetto dell’autonomia comunale i commissari ronchesi hanno il diritto di chiedere alla controparte brissaghese un po’ di tempo per discutere internamente al Municipio alcuni aspetti particolari del progetto, al fine di avere una posizione condivisa su tematiche particolari. In realtà, questa consultazione interna dovrebbe avvenire regolarmente, non attraverso dei ‘time out’. Per quanto ci è dato a sapere, sembrerebbe esserci un po’ di confusione in merito all’iter procedurale”. Da parte sua, la Sel non prenderà comunque posizione sulla vicenda: “Un nostro intervento si giustifica unicamente se, dopo un tempo ragionevole, la situazione di stallo non si sblocca o su richiesta puntuale di uno o più Comuni coinvolti. D’abitudine, in questi casi, chiediamo un incontro tra le parti per capire se c’è margine di manovra per uscire dall’impasse. Per legge il progetto aggregativo, una volta avviato, va portato fino in fondo, vale a dire fino alla votazione popolare. Possono esserci degli estremi per chiuderlo anzitempo, ma questi estremi contengono delle condizioni che, in questo momento almeno, nel caso di Ronco e Brissago non sono date”.

Ripartire dopo le votazioni comunali

A Ronco s/Ascona (forse più che a Brissago) tiene intanto sempre banco il dibattito sull’opportunità – o meno – di un matrimonio con i vicini di Brissago. Ogni Comune, si sa, ha una storia antichissima di autonomia. E nell’autonomia nascono e si sviluppano energie e impegno non quantificabili monetariamente. C’è chi sostiene che, per razionalizzare e risparmiare, vi sono tante soluzioni alternative (messa in comune di servizi, creazioni di consorzi ecc.). È il caso del gruppo spontaneo di cittadini ronchesi che si oppone all’aggregazione, particolarmente critico – stavolta – anche nei confronti della propria amministrazione (“Come si è potuti arrivare a una situazione nella quale, dopo aver avviato uno studio aggregativo, emergono problemi tali da richiedere una sospensione dei lavori? Sono interrogativi legittimi che meritano risposte documentate” – scrivono in un’articolata presa di posizione trasmessa al nostro giornale) –. Ai rappresentanti brissaghesi in seno al gruppo di studio rivolgono addirittura un invito: “Comprendiamo la sorpresa manifestata dai rappresentanti del Comune di Brissago di fronte alla decisione dei colleghi ronchesi. Tuttavia, ci permettiamo di invitare anche gli amici di Brissago a un momento di riflessione. Ci domandiamo infatti se siano pienamente a conoscenza delle vicende politiche e delle difficoltà che hanno caratterizzato l’amministrazione comunale di Ronco sopra Ascona negli ultimi anni (...) Prima di intraprendere un percorso destinato a unire amministrativamente due comunità, sarebbe opportuno conoscere non soltanto le rispettive situazioni finanziarie e organizzative, ma anche il contesto politico e amministrativo nel quale tale progetto è maturato”.

Fatte queste (e altre) considerazioni il gruppo anti-fusione ritiene opportuno “chiudere la Commissione e ripartire dopo il 2028, con nuove idee e nuove priorità (...) Questa decisione non deve essere interpretata come una rottura dei rapporti con Brissago, bensì come un atto di responsabilità nei confronti della popolazione. Un progetto di tale importanza necessita di basi politiche solide, di chiarezza e soprattutto della fiducia dei cittadini. Riteniamo pertanto più opportuno lasciare ai nuovi Municipi, che entreranno in carica dopo le elezioni comunali dell’aprile 2028, il compito di valutare con maggiore serenità, obiettività e senso di responsabilità il futuro del nostro Comune”.

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