laRegione

Ex scuola Montessori, arrestata la fondatrice

Altre grane con la giustizia per presunti reati finanziari nei confronti della donna che fondò l’istituto privato presso l’ex stazione a Dino, non più operativo da anni

Di Alfonso Reggiani

Prospettati altri reati finanziari alla 56enne che guidò l’associazione dalla quale nacque l’istituto privato a Dino (non più attivo). La donna è in carcere e respinge le accuse.

Ancora nei guai con la giustizia. Da questo punto di vista, la sua storia personale si ripete. Parliamo della 56enne che è stata arrestata nei giorni scorsi con l’accusa di aver commesso reati finanziari. Il suo nome non è nuovo per il Ministero pubblico. La donna, residente nel Luganese, infatti, finì sotto inchiesta penale oltre 13 anni fa per questioni legate alla presunta cattiva conduzione della scuola Montessori di Dino, che lei aveva fondato con un investimento milionario. Scriviamo presunta, siccome la vicenda penale, per quanto riguarda la fattispecie riconducibile all’ipotesi di reato contro l’integrità della persona, non è ancora sfociata in una decisione da parte della Procura.

La 56enne respinge ogni addebito

La donna si trova in stato di detenzione e respinge le nuove accuse, che le sono state prospettate dal procuratore generale sostituto Andrea Maria Balerna, titolare dell’inchiesta penale. Le indagini sono alle prime battute, per questo il Ministero pubblico preferisce mantenere un profilo basso, non ritiene opportuno rilasciare ulteriori informazioni e precisare i contorni del nuovo filone di indagini. Nemmeno Marco Bertoli, avvocato della 56enne, vuole esporsi: si limita a confermare l’ipotesi di reato di natura finanziaria di cui è accusata la sua assistita. Stando a nostre informazioni, il recente arresto della ex presidente dell’Associazione La Casa dei Bambini e dell’Associazione scuola Montessori Ticino non è completamente slegato dalle vicissitudini che hanno riguardato l’edificio in cui aveva sede la scuola. La donna dalla fine del 2018 è stata amministratrice unica di una società, la KKD Residence Sa che è finita in liquidazione ed è successivamente stata dichiara fallita dalla Pretura del Distretto di Mendrisio-Sud a fine gennaio del 2023. La56enne assunse la carica di amministratrice unica dopo il trasferimento della sede della società da Roveredo (Grigioni) a Lugano. Dal profilo finanziario, il fallimento della Sa potrebbe aver lasciato strascichi e pendenze anche di natura penale che potrebbero essere oggetto del nuovo filone di indagini.

Il Decs revocò l’autorizzazione

La 56enne, come detto, balzò agli onori della cronaca diversi anni fa. Non avrebbe potuto essere altrimenti, alla luce dell’operazione di polizia in grande stile, con l’intervento di ben tredici agenti, che venne ordinata il 27 novembre del 2012 dal Ministero pubblico all’interno dell’istituto scolastico privato a Dino. Il caso fece clamore e se ne parlò sui media per parecchio tempo. Il blitz scattò dopo la segnalazione della mamma di un allievo della scuola. La donna, che aveva la carica di presidente dell’Associazione, in seguito agli interrogatori di tutto il personale dell’istituto, venne rilasciata. Lei e una docente straniera e residente nel Luganese, però, vennero indagate per il reato di violazione del dovere di assistenza o di educazione. A livello amministrativo, pochi giorni dopo il blitz di polizia, il Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport (Decs) revocò alla scuola l’autorizzazione cantonale a esercitare come istituto non parificato. Il caso fu oggetto di almeno due atti parlamentari in Gran Consiglio. Nelle risposte il Consiglio di Stato chiarì che all’origine delle revoca non c’era stato il sospetto di irregolarità, ma l’esigenza di completare le informazioni e la documentazione per poter espletare una sufficiente sorveglianza sulle attività all’interno dello stabile che in passato ospitò l’albergo stazione di Dino, ultima fermata del tram di una volta.

Nel 2024, l’avviso di chiusura dell’inchiesta

Sul fronte penale, invece, la vicenda non è ancora giunta a una conclusione. Nei mesi successivi al blitz di polizia, durante le indagini e negli anni seguenti, emersero anche fattispecie di natura finanziaria, che obbligarono la Procura a istruire altri procedimenti. Stando a nostre informazioni, l’avviso di chiusura dell’inchiesta risale al 2024, ma non c’è ancora una decisione proprio a causa dei nuovi fatti affiorati nel 2025 che hanno portato al recente arresto della donna. A questo punto, probabilmente, il tutto confluirà in un procedimento unico. Invece, rispetto all’ipotesi di reato di violazione del dovere di assistenza all’interno della scuola, la donna lo contestò fermamente e ridimensionò l’episodio che aveva fatto scattare l’operazione di polizia (cfr ‘laRegione’ del 29 novembre 2012).

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