Con ‘L’Effimera’ e i tarocchi la natura si plasma con l’arte
Alla fattoria sociale Agarta un progetto di Land Art
Quando l’arte incontra e si sposa con la natura quest’ultima diventa oggetto di ricerca estetica, di contemplazione e di condivisione. È quanto sta avvenendo nella campagna di Cavigliano (Terre di Pedemonte), dove una serie di 22 installazioni di Land Art ispirate al gioco dei tarocchi, pensate non come sculture statiche bensì come un organismo vivo che respira, muta e si fonde con la natura circostante, sta piano piano prendendo forma con l’intento di accompagnare i passanti, ispirando il rapporto tra essere umano e ambiente circostante. Il percorso, la cui realizzazione abbraccia uno spazio di tempo di un lustro (20262031), si intitola ‘L’Effimera’ ed è un ambizioso progetto artistico e umano concepito dallo scultore Mahdi El Ghomri e da alcuni collaboratrici/ori che trasformerà il paesaggio verde circostante attraverso creazioni realizzate a partire da materiali prevalentemente naturali, in dialogo perenne con l’ambiente.
La Land Art è, per definizione, una forma d’arte contemporanea sorta negli Stati Uniti alla fine degli anni Sessanta, caratterizzata dall’intervento diretto dell’artista sul territorio naturale, specie negli spazi incontaminati come foreste, deserti, laghi, fiumi, campi. Nasce da un atteggiamento rigo- rosamente anti-formale in antitesi con il figurativismo della Pop Art e con le fredde geometrie della Minimal Art. Questa la definizione più diffusa se si cerca sul web. La natura è interpretata nella sua essenza, diventa fonte di sapere e di esperienza e cattura l’attenzione da parte dei visitatori stimolandone l’immaginazione. In pratica lo spazio espositivo dell’artista-creatore non è la classica galleria o il museo. Le opere – sculture e strutture di ogni tipo – creano un amalgama con il territorio senza muri o barriere di contenimento. L’influsso degli agenti atmosferici e il naturale ciclo della ‘materia prima’ conferirà loro un aspetto cangevole e una durata, appunto, effimera.
Il teatro vivo come primo capitolo
Il primo capitolo di questo viaggio, che vivrà la sua prima ‘fioritura’ pubblica dal 14 al 21 giugno 2026, è stato presentato alla fattoria sociale Agarta di Pascal Mayor, a Cavigliano. All’interno dello stabile che ospita la stalla, col canto dei balestrucci a far da colonna sonora, Mahdi El Ghomri ha illustrato l’origine del suo lavoro. Filo conduttore dell’intero progetto sono i tarocchi (da non intendere nella loro concezione esoterica contemporanea), il gioco basato su un mazzo di carte analizzato da un punto di vista storiografico. Pochi sanno che questo passatempo che ha radici lontane nel tempo ha uno stretto rapporto col Locarnese. È infatti nato alla corte milanese degli Sforza intorno alla metà del Quattrocento per mano del pittore e miniatore Bonifiacio Bembo per celebrare il potere di Francesco Sforza e Bianca Maria Visconti. Al Castello Visconteo di Locarno, legato al Ducato di Milano, il gioco dei tarocchi era dunque sicuramente conosciuto. Proprio dal mazzo di carte prende ispirazione la realizzazione di 22 installazioni di grandi dimensioni che si rifanno agli Arcani Maggiori (le carte che racchiudono i segreti maggiori, ovvero più importanti, dell’intero mazzo) reinterpretati in chiave contemporanea.
Brianna Ruland (architetta paesaggista e collaboratrice) ha dal canto suo accennato ai principi della permacultura e dell’integrazione tra ecosistema agricolo e arte (intesa non come imposizione arbitraria ma come componente organica del paesaggio). L’intero progetto è infatti affiancato da una visione del nostro ecosistema e di lettura del bosco che caratterizza l’area golenale oggetto dell’esposizione. «Integrare le installazioni artistiche nell’ecosistema agricolo attraverso i principi della permacultura permette di pensare l’arte come una componente organica del paesaggio, non come un’imposizione arbitraria» – ha specificato.
Un progetto sociale
L’opera di debutto è dedicata a ‘Il Carro” – archetipo di movimento e volontà – che per l’occasione diventerà un vero e proprio teatro (ispirato al modello classico greco) fatto di pali di acacia, piante rampicanti vive e balle di fieno come sedie, pronto a ospitare 8 giorni di performance artistiche e musicali all’interno della fattoria sociale, che diventa così luogo di ospitalità e di energia (con momenti olistici coordinati dalla Ticino Spirit Community, concerti, spettacoli), laboratorio, polo d’attrazione culturale e turistico ‘green’. Un vero spazio conviviale per la collettività.
I promotori di questo nuovo progetto condiviso chiamano a raccolta creativi e artisti interessati a sperimentare e dare un contributo all’Effimera, vero e proprio cantiere aperto: «L’opera cresce con la fattoria, cresce con le persone e si consuma tornando alla terra, restituendo alla fragilità la sua forza primigenia» – ha concluso Mahdi El Ghomri. Maggiori informazioni sulle proposte sul sito www.leffimera.ch.
LOCARNO E VALLI
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2026-04-21T07:00:00.0000000Z
2026-04-21T07:00:00.0000000Z
https://epaper.laregione.ch/article/281736981037566
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