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Nessuno se ne occupa: museo e negozio chiusi

Caduta la tradizionale riapertura pasquale, turisti rimasti a bocca asciutta. Il problema è finanziario e organizzativo. Cantone e Otlmv cercano soluzioni

di Davide Martinoni

Porte chiuse al Museo Casa del Padre della Madonna del Sasso. Doveva riaprire per Pasqua, come succede dal 2017 a questa parte, grazie all’intervento combinato di Cantone (proprietario, che copriva i costi del personale) e Organizzazione turistica Lago Maggiore e Valli (che ne gestiva l’operatività), ma i risparmi lineari del primo e un disimpegno “di principio” della seconda hanno avuto l’effetto “chiave sotto lo zerbino”; una situazione inedita e moderatamente “grave”, nel suo piccolo, perché non c’è Pasqua, nel Locarnese, senza una presa d’assalto turistica. E ritrovarsi al Santuario senza la possibilità di goderselo anche con la sua componente museale dev’essere apparso, ai visitatori, quantomeno fastidioso.

Un fastidio provato dagli stessi frati cappuccini, padroni di casa alla Madonna del Sasso. Ne è testimonianza la comunicazione inviata il 10 aprile dal guardiano del convento, padre Agostino Del-Pietro, ai membri di comitato dell’Associazione pro restauro Madonna del Sasso. Del-Pietro faceva riferimento a una lettera dell’autunno scorso in cui il Dipartimento del territorio esprimeva il suo rincrescimento per il passo indietro dell’Otlmv nella gestione del museo e del negozio e auspicava che lo stesso ente turistico riconsiderasse la sua decisione.

Padre Agostino: ‘Noi frati sorpresi’

“Negli anni scorsi il museo veniva riaperto al pubblico per Pasqua. Quest’anno la riapertura non ha avuto luogo e lo scorso 1° aprile il capo dell’Ufficio Beni culturali ci ha informati verbalmente che per il momento non si è trovata una soluzione che permetta la riapertura – ha scritto il guardiano –. Come viene ben descritto nella citata lettera, ci sembra strano che un museo stagionale capace di attirare con un’apertura di soli tre giorni alla settimana circa 7’000 visitatori non susciti maggiore attenzione da parte di chi si occupa di turismo regionale”. E puntualizza, raggiunto da “laRegione”: «Non posso che confermare che noi frati siamo rimasti sorpresi dalla mancata riapertura del museo con la Pasqua, come sempre avvenuto. Siamo consapevoli che vi sono difficoltà di carattere organizzativo, ma sappiamo anche che ente turistico e Cantone non sono insensibili al problema. Non ci resta che attendere buone notizie».

La lettera era stata inviata a novembre dal Dipartimento del territorio all’Otlmv, e in copia a mezzo Ticino: Convento, Municipi di Locarno, Muralto e Orselina, Associazione pro restauro Sacro Monte, Azienda turistica ticinese, Sezione dello sviluppo territoriale, Ufficio del demanio e Ufficio dei beni culturali. Dopo i ringraziamenti all’ente turistico “per l’impegno profuso in questi anni e per i risultati conseguiti” (circa 7’000 visitatori l’anno, su sette mesi, tre giorni alla settimana; nonché una buona frequenza di clienti nel negozio) il Dt sottolineava il suo rincrescimento per la rinuncia dell’Otlmv a continuare, “tanto più che il recente rilancio della candidatura del Santuario (unitamente al Sacro Monte di Brissago) quale sito Unesco (...) sottolinea il valore culturale del Santuario e la sua importanza nel panorama dell’offerta turistica della regione”. Poi v’era l’invito a “riconsiderare” la decisione di rinunciare alla gestione del museo, anche se in effetti sarebbe stato necessario “trovare nuove modalità di finanziamento” essendo venuto a cadere quello cantonale (circa 30mila franchi), garantito sin dal 2019 tramite il Dt.

Bonetti: ‘Pagava lo Stato, adesso non più’

Ma cinque mesi dopo il museo rimane chiuso, e questo nonostante dalle nostre verifiche emerga una disponibilità alla discussione sia da parte del Dt (rispetto a un suo coinvolgimento almeno nella ricerca di una soluzione praticabile), sia dall’Otlmv (che non vorrebbe lasciare cadere la cosa, ma, come sottolinea a “laRegione” il suo direttore Fabio Bonetti, «si occupa di turismo, non di gestione di musei»). Facendo un passo indietro, lo stesso Bonetti ricorda il ruolo di coordinamento e gestione operativa del museo assunto nel 2017 «su richiesta dei servizi cantonali, in un contesto di collaborazione istituzionale nell’ambito della quale i costi del personale erano assunti dallo Stato. Fin dall’inizio si è trattato di un impegno assunto in uno spirito di partenariato, anche in considerazione della prospettiva, allora presente, di una possibile candidatura della Madonna del Sasso quale sito Unesco, che successivamente non ha avuto seguito». Prima di tale collaborazione, ricorda ancora, «la gestione del chiosco/negozio era assicurata direttamente dai frati».

Nel corso degli anni, prosegue, «la collaborazione ha permesso di garantire l’apertura e la fruizione del museo, adattando progressivamente il modello di accesso anche alla luce delle dinamiche di frequentazione». Con un accesso a pagamento le visite si attestavano mediamente tra le 500 e le 600 persone all’anno («un dato che evidenzia come il pubblico attivamente interessato fosse relativamente contenuto»); poi «l’introduzione della gratuità ha favorito un aumento significativo delle presenze, ampliando la fruizione del sito». Aggiunge il direttore dell’Otlmv che «nel tempo, il quadro della collaborazione è stato oggetto di riflessioni anche alla luce di alcune ipotesi evolutive che avrebbero comportato un trasferimento più ampio di oneri operativi verso l’Otlmv, inclusi i costi del personale. Ma un’impostazione di questo tipo non risulta coerente con il ruolo e il mandato dell’ente, né con la natura stessa dell’impegno inizialmente assunto».

‘Siamo già andati oltre’

Tuttavia, anche se già nel novembre del ’24 l’Otlmv aveva comunicato al Cantone la sua intenzione di non proseguire oltre la fine di quell’anno, «per garantire continuità e consentire l’individuazione di soluzioni alternative era stata assicurata la prosecuzione dell’attività per tutto il 2025. In tutto questo percorso, siamo sempre rimasti aperti al dialogo e al confronto con i servizi cantonali, nella ricerca di soluzioni condivise».

Quella attualmente sul piatto è di carattere transitorio, conclude Bonetti, e ricalca il modello precedente: coinvolgimento diretto dello Stato, «con quest’ultimo responsabile dei costi e della gestione complessiva del museo e l’Otlmv disponibile a garantire, in via eccezionale, un supporto operativo limitato alla gestione delle entrate e del punto vendita. In tal senso, vi sono stati scambi di opinioni costruttivi».

Per la cronaca, il Museo Casa del Padre è situato nella parte più antica del complesso e dispone di 8 sale, dove conserva, valorizza e fa conoscere la collezione conservata nel Convento, fra dipinti (anche del Ciseri e del Vanoni), opere su carta, sculture, suppellettili liturgiche e mobili.

LOCARNO E VALLI

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2026-04-14T07:00:00.0000000Z

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