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Bilsa Sa, ancora precetti esecutivi per oltre 20mila franchi

Società avvisata di arretrati rivendicati dallo Stato

Di Alfonso Reggiani

A poco più di quattro anni dalla chiusura, spunta un’altra volta su un documento ufficiale la Bilsa Sa, storica ditta attiva nel settore dell’edilizia. A citare il nome dell’azienda che era di proprietà della famiglia Bignasca è il Foglio ufficiale di settimana scorsa. Non è una comunicazione che dà lustro al movimento politico sorto anch’esso in via Monte Boglia 3 a Lugano, dove aveva sede la società. A nominarla ancora una volta è l’Ufficio di esecuzione di Lugano che, nell’avviso di notifica di precetti esecutivi a persone con domicilio o sede ma irreperibili o che persistono a sottrarsi alla notificazione, ricorda all’impresa che sono giacenti precetti esecutivi per circa 22mila franchi, la maggior parte dei quali sono stati intimati dallo Stato del Canton Ticino e dalla Confederazione. Cifre più contenute, invece, tra i duecento e i 420 franchi, sono rivendicate dal Comune di Blenio. La ditta, tuttavia, come detto, è stata chiusa da tempo. Gettando uno sguardo al Registro di commercio, dove la Bilsa Sa è iscritta dal settembre del 1988, amministratore unico con firma individuale era Lukas Bernasconi, capogruppo in Consiglio comunale di Lugano per la Lega dei ticinesi, che ha rassegnato le dimissioni il 30 settembre dello scorso anno. A fine 2025, sempre sul Foglio ufficiale, è invece comparso il nome dello Studio fiduciario e immobiliare Roberta Pantani Tettamanti, che ha dimissionato in qualità di ufficio di revisione.

Il braccio di ferro sull’appalto per il Lac

Il nome della ditta balzò agli onori della cronaca negli anni in cui era in costruzione il Polo culturale da parte della Comsa, consorzio spagnolo che si aggiudicò il concorso internazionale indetto dalla Città di Lugano. Come si ricorderà, la Bilsa Sa era nella lista delle imprese che, assieme alla consorziata Bft, aveva ottenuto un appalto di 8,7 milioni di franchi per opere di metalcostruzione. Un appalto che, tuttavia, la ditta che allora era diretta dalla famiglia Bignasca perse. La revoca scatenò due reazioni parallele: una battaglia mediatica alimentata dal ‘Mattino della Domenica’ che da quel momento pubblicò attacchi regolari contro tutto ciò che ruotava attorno al Polo culturale e una vertenza fra le parti in atto dal gennaio 2013. Nelle quaranta pagine della sentenza (cfr. ‘laRegione’ del 23 ottobre 2015), il Tribunale arbitrale accolse solo in parte le rivendicazioni della ditta, accertò “ripetuti comportamenti anticontrattuali delle attrici, tali da giustificare una riduzione del risarcimento danni” e mise il 70% delle spese e degli onorari dell’arbitrato a carico di Bilsa, mentre il restante 30% venne fatto pagare a Comsa.

LUGANESE / MENDRISIOTTO

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2026-06-26T07:00:00.0000000Z

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