‘Ferrovieri davanti a una scelta obbligata’
Il Comitato contro lo smantellamento torna alla carica e rilancia. Per i vertici delle Ferrovie però il confronto sui tagli è ‘concluso’. Ora si spera nella politica
Di Daniela Carugati
Sono diversi di questi tempi i lavoratori (si legga lastminute.com) che si ritrovano fra le mani una lettera di licenziamento. Rispetto a loro i dipendenti delle Ffs una possibilità in più ce l’hanno. Ma la scelta davanti alla quale sono stati messi in questi ultimi due mesi, ad esempio, i macchinisti del deposito di Chiasso – destinato a chiudere a fine anno – è, di fatto, obbligata. O accettano di passare a Tilo oppure di trasferirsi a Ffs Traffico viaggiatori Oltregottardo. E qui l’alternativa è fra Goldau, Zugo o Lucerna. Ffs Cargo ha dato loro una settimana per decidere tra quelle che vengono definite le due “opzioni”, peraltro ritenute adeguate e ragionevoli dai vertici. E se il rifiuto sarà totale, allora il contratto di lavoro verrà sciolto, con un preavviso di 6 mesi. La delegazione del Comitato ‘No allo smantellamento di Ffs Cargo in Ticino’ mostra una copia (anonimizzata) della missiva. «Queste proposte nella sostanza contraddicono quanto promesso, anche di recente, dai vertici», scandisce Matteo Pronzini. «In buona sostanza non è stato offerto a tutti un posto di lavoro in Ticino e non si è escluso un trasferimento Oltralpe», rimarca. Eppure, fa memoria, pure nello scritto del 30 giugno – a firma di Roberta Cattaneo, direttrice regionale Ffs, Regione Sud – inviato al Comitato si fa riferimento al fatto di aver “prestato particolare attenzione alla situazione dei collaboratori interessati in Ticino, impegnandosi a evitare licenziamenti e a individuare per ciascuno di essi una soluzione nel cantone”. Questo modus operandi, contraddittorio, rilancia il deputato dell’Mps, denota in realtà «arroganza e mancanza di rispetto».
Non ci sarà nessun altro incontro
Il punto è che per le Ffs, come chiarito sempre nella risposta recapitata a fine giugno, il capitolo che ha portato a questa nuova riorganizzazione del settore merci su rotaia, con il taglio di ulteriori 40 posti di lavoro nell’ambito del traffico a carri isolati, è chiuso. Sollecitato in due occasioni il ‘numero uno’ delle Ferrovie, Vincent Ducrot, ad aprire un dialogo, si è fatto sapere, infatti, che non si ritiene “necessario procedere con ulteriori incontri o approfondimenti”. Ciò che si doveva comunicare, lo si è detto agli “interlocutori di riferimento”, ovvero il Datec (Dipartimento federale dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni) e i partner sociali. A differenza del 2025, quando il dossier era quello del trasporto combinato e dell’abbandono dei terminali di Cadenazzo e Vedeggio, non ci sarà margine per un confronto.
Appello al governo per un tavolo negoziale
Per il Comitato, invece, la faccenda è tutt’altro che risolta. A metà giugno non si è scesi invano in piazza a Chiasso. Ma soprattutto si sa di avere dalla propria parte la popolazione e la politica, a livello comunale e cantonale. In poche settimane, del resto, la petizione lanciata dal Comitato stesso, ha raccolto oltre 3mila adesioni (3’132 per la precisione, a oggi), come ufficializza Laura Guscetti. «Da Chiasso ad Airolo in tanti – sottolinea – si sono schierati a difesa del territorio, dell’economia e del servizio pubblico. Quindi le Ferrovie devono tenerne conto». È un dato di fatto, richiama a sua volta Pronzini, che «il Ticino non capisce e non condivide la soppressione di queste funzioni e la chiusura del deposito macchinisti di Chiasso. Oggi (ieri per chi legge, ndr) informeremo quindi il governo cantonale, chiedendo di essere conseguente alle sue dichiarazioni e di aprire un tavolo negoziale con le Ffs». Per il Comitato questo resta un passaggio cruciale: le Ferrovie alzano un muro?; la realtà che orbita attorno all’economia che corre lungo la rotaia non intende sventolare bandiera bianca. Serve, però, il supporto della politica: dal Consiglio di Stato al Gran consiglio, passando per i Municipi dei Comuni, in particolare del Mendrisiotto e Basso Ceresio, i quali non hanno mancato di far sentire la loro voce. Solo sedendosi a un tavolo di discussione, fa notare a sua volta Pino Sergi, deputato Mps, «sarà possibile realmente dibattere con la direzione e il Consiglio di amministrazione delle Ferrovie delle proposte concrete avanzate nello scritto indirizzato a Ducrot».
I temi da discutere
Come ticinesi, fa presente ancora Sergi, «ci interessa la sordità mostrata dalle autorità federali. Ci si dovrebbe preoccupare, infatti, di affrontare temi come la perequazione salariale, sociale e di sviluppo all’interno del Paese, piuttosto che occuparsi dei ristorni frontalieri». D’altra parte, le soluzioni messe nero su bianco hanno mostrato la volontà del Comitato di essere anche propositivo. Accanto alla richiesta di salvaguardare posti di lavoro e competenze di Ffs Cargo si è suggerito, in effetti, di creare a Chiasso un polo nazionale per la sicurezza ferroviaria, di potenziare l’officina di manutenzione (sempre a Chiasso) e di dare vita a un centro di competenze ferroviarie in Ticino; in altre parole di portare al di qua del Gottardo nuove attività e opportunità occupazionali.
Il problema, ribadisce Thomas Giedemann, segretario del sindacato Sev per il Ticino, è che ogni volta ci si scontra con la «scarsa trasparenza» delle Ferrovie. «Ancora ultimamente si è riaffermato che il progetto Genesis – di riorganizzazione all’interno di Ffs Cargo, ndr – è stato concordato con i partner sindacali, ma non è vero. Da più di un anno Sev si è espresso in modo netto contro questo progetto. D’altro canto, le Ffs continuano a ignorare la situazione presso Sbb Cargo International. Pur necessitando di ulteriori effettivi, ai macchinisti toccati da Genesis non vengono proposte soluzioni in tal senso». Per Maura Mossi Nembrini, granconsigliera di Più Donne, non è chiaro ancora quali opportunità occupazionali intendono prospettare le Ferrovie. «A più riprese – richiama – le Ffs hanno fatto notare che in Ticino vi sono 2mila posti di lavoro; e lo hanno dichiarato come se questi posti fossero un regalo al cantone». Uno dei nodi gordiani della battaglia che vede in campo il Comitato e i suoi sostenitori è, non a caso, la difesa del lavoro. C’è però un altro aspetto non meno importante su cui attira l’attenzione Ivo Durisch, deputato del Ps: il tema ambientale.
‘La tendenza? Meno rotaia, e più strada’
«Leggendo fra le righe della strategia delle Ffs si può ipotizzare una tendenza – esplicita Durisch – che indica una diminuzione del traffico merci su rotaia lungo l’asse nord-sud. Del resto, tra pochi anni aprirà il secondo tunnel stradale del Gottardo. Sono tutti segnali che parlano di una flessione. Proprio sul fronte stradale da tempo Ustra, l’Ufficio federale delle strade, sta lavorando, poi, alla realizzazione di alcuni progetti nella tratta sottocenerina dell’autostrada». E il riferimento evidente è alla corsia dei Tir, tra Coldrerio e Balerna, e al potenziamento della tratta fra Lugano e Mendrisio (con la terza corsia dinamica). «Nella Svizzera interna è questa la visione che hanno», rimarca Durisch. E allora, sprona, «occorre chiedere di rendere più attrattivo il trasferimento delle merci dalla strada alla ferrovia, superando le problematiche esistenti. Altrimenti, anche come cittadini del Mendrisiotto e Basso Ceresio, correremo il rischio di assistere a ulteriori aggravi, ancora non ponderabili, del traffico di transito». Tutti scenari sui quali non si intende far calare il silenzio: il 31 agosto a Chiasso sarà indetta un’assemblea pubblica.
LUGANESE / MENDRISIOTTO
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2026-07-07T07:00:00.0000000Z
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