laRegione

Detenuto ne ferisce un altro alla gola, pena di sei anni

Inflitta una pena pesante al 38enne che nell’agosto del 2025, con una lametta da barba, ha tagliato la gola a un detenuto e avrebbe potuto ammazzarlo

Di Alfonso Reggiani

Riconosciuto colpevole di tentato omicidio intenzionale per dolo eventuale l’uomo che nell’agosto del 2025 ha compiuto un’aggressione in carcere con una lametta da barba.

L’ha individuata, si è avvicinato da dietro, le ha piegato la testa e le ha tagliato la gola con una lametta da barba. Il 38enne di nazionalità tunisina ha commesso questo reato mentre era in detenzione alla Stampa, nei confronti di una vittima prescelta: un detenuto di 23 anni di nazionalità algerina. L’uomo, comparso in aula penale ieri, non ha potuto negare l’evidenza. Peraltro, il fatto di sangue avvenuto il 21 agosto scorso nel cortile del carcere, è stato filmato dalla videosorveglianza e ci sono le testimonianze delle altre persone presenti. L’imputato, però, ha ribadito che non intendeva uccidere l’altro detenuto, ma voleva lasciargli uno sfregio al volto perché si sentiva minacciato a causa della sua nazionalità.

La Corte ha sposato le tesi dell’accusa

Si è giocato sulla qualifica giuridica il processo diretto dal presidente della Corte delle Assise criminali di Lugano Paolo Bordoli (giudici a latere Emilie Mordasini e Claudio Colombi). L’imputato e il suo avvocato Andrea Rigamonti hanno contestato sia il reato di tentato omicidio intenzionale, sia quello di lesioni gravi, in via subordinata, contenuti nell’atto d’accusa firmato dalla procuratrice pubblica Petra Canonica Alexakis. Nel tardo pomeriggio è stata pronunciata la sentenza: il giudice ha spiegato perché non ha creduto al 38enne ma ha dato ragione alla procuratrice per l’accusa principale, condannando l’imputato a sei anni di reclusione da espiare e all’espulsione dalla Svizzera per 15. L’uomo nell’aggredire la vittima non poteva escludere la possibilità di causare la morte del 23enne. Per questo motivo è stato riconosciuto colpevole di tentato omicidio intenzionale per dolo eventuale, di esposizione a pericolo della vita altrui, di lesioni semplici per aver sferrato due pugni a un altro uomo fuori da un bar quando era ospite del centro di accoglienza di via Motta a Chiasso (nel frattempo chiuso), di furto, di danneggiamento e di violenza e minaccia contro le autorità e i funzionari. La condanna sarà iscritta al Sistema d’Informazione di Schengen. L’imputato dovrà pure risarcire la vittima con 5’000 franchi.

L’uomo è in detenzione nel Canton Berna

L’imputato è un uomo imponente, si trova in esecuzione anticipata della pena nel carcere di Thorberg nel Canton Berna, dove è stato trasferito dopo il fatto di sangue. Ci sono quattro agenti in borghese e due in divisa a garanzia della sicurezza del dibattimento. L’uomo è giunto in Svizzera nel marzo del 2025, ha fatto domanda di asilo politico, ma le autorità gliel’hanno rifiutata due mesi dopo. Il 21 maggio dell’anno scorso avrebbe dovuto lasciare il Paese, ma per motivi sanitari la sua partenza è stata rinviata. Ha sostenuto di essersi procurato la lametta il giorno prima da due detenuti che volevano sfregiarlo mentre faceva la doccia. In realtà, come ha dichiarato alla Rsi il direttore delle strutture carcerarie Stefano Laffranchini, probabilmente la lametta usata e modificata era già in suo possesso, visto che ai detenuti non si può impedire di radersi e quindi hanno in dotazione lamette. Lui ha sostenuto di essere l’unico tunisino del carcere e ha dichiarato di avere paura che la faida di algerini e marocchini gli potesse creare problemi.

Perciò ha ferito al collo la vittima, che ha dovuto essere sottoposta a un intervento chirurgico d’urgenza all’ospedale.

Il suo agire è stato premeditato

La procuratrice pubblica ha chiesto e ottenuto la conferma all’atto d’accusa e delle imputazioni riconoscendo che l’imputato è in evidente difficoltà, ma ha sottolineato che è solo per fortuna che il 23enne non abbia perso la vita. Il carcere non basta, occorre un percorso di rieducazione per il 38enne, ha detto Canonica Alexakis, mettendo in evidenza la mancata collaborazione dell’uomo. La procuratrice ha affermato che l’imputato ha premeditato il tentativo di omicidio, tanto che ha modificato la lametta usandola come arma. Al momento dei fatti, stando alla perizia psichiatrica, lui era in grado di intendere e di volere. La pp non ha avuto dubbi: ha chiesto e ottenuto una pena di sei anni di reclusione nei confronti del tunisino e la sua espulsione dalla Svizzera per 15 anni. Nell’atto di accusa sono indicati più di una dozzina di episodi che hanno creato problemi ad agenti di polizia e di custodia. In alcuni casi, i rappresentanti dello Stato hanno anche riportato ferite leggere a causa dell’agire dell’imputato.

La perizia psichiatrica ordinata sull’uomo ha evidenziato un disturbo della personalità misto con tratti paranoidi e narcisistici e un rischio di recidiva medio-alto.

Dal canto suo, l’avvocato ha sollevato una serie di dubbi sulla qualifica giuridica di tentato omicidio intenzionale. Una qualifica che agli occhi del legale del 38enne non sussiste per una serie di ragioni. A cominciare dal taglio alla gola effettuato dal suo assistito, che avrebbe usato una pressione insufficiente per causare la morte alla vittima. L’avvocato ha citato la perizia allestita dal medico legale a sostegno della sua tesi. La procuratrice ha replicato che quel motivo non è l’unico ad aver evitato l’esito letale dell’azione, come del resto ha scritto lo stesso perito. Secondo Rigamonti, non ci sono i presupposti per il reato di omicidio intenzionale: l’agire del suo assistito non soddisfa nemmeno i requisiti per vestire l’accusa di lesioni gravi. L’avvocato ha poi contestato alcuni dei reati ‘minori’, chiedendo alla Corte una pena più mite rispetto a quella richiesta dalla procuratrice, non superiore ai tre anni di reclusione e non si è opposto all’espulsione dal Paese, ma come detto la Corte ha dato ragione all’accusa.

PRIMA PAGINA

it-ch

2026-07-16T07:00:00.0000000Z

2026-07-16T07:00:00.0000000Z

https://epaper.laregione.ch/article/281741276182056

Regiopress SA