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Dalle casse societarie alle proprie tasche

Sempre ieri, la Corte delle Assise criminali – presieduta in questo caso dal giudice Marco Villa – ha condannato un altro imputato a tre anni di carcere, di cui uno da espiare e due sospesi in favore della condizionale, per un periodo di prova di due anni. Per quasi dieci anni ha utilizzato per scopi personali il denaro delle società che amministrava, per un ammontare complessivo di quasi 1,3 milioni di franchi. Il 56enne ticinese comparso alla sbarra ha ammesso sin dall’inizio i fatti, favorendo così il raggiungimento di un accordo tra le parti, rappresentate dalla procuratrice generale sostituta Chiara Borelli e dall’avvocata Rosa Maria Cappa.

Tra il 2016 e il 2025, anno del suo arresto, ha sottratto oltre 904mila franchi alla società di cui era amministratore unico, trasferendo ripetutamente denaro dai conti aziendali a propri conti o a quelli di società a lui riconducibili. Altri 389mila franchi sono stati utilizzati indebitamente ai danni di una seconda Sa, anch’essa da lui amministrata. Accanto all’appropriazione indebita, l’imputato è stato condannato anche per falsità in documenti: in qualità di amministratore unico, ha fatto risultare in contabilità le operazioni illecite come una riduzione dei debiti della società nei confronti degli azionisti, alterandone così la reale situazione patrimoniale.

La Corte composta anche dai giudici a latere Rosa Item e Charles Jaques, ha ritenuto adeguata la pena proposta nell’atto d’accusa stilato da Borelli. In aula, il 56enne ha detto di voler «tornare ad avere una vita tranquilla» e lasciarsi alle spalle quanto accaduto.

LUGANESE / MENDRISIOTTO

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2026-08-19T07:00:00.0000000Z

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https://epaper.laregione.ch/article/281741276256590

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