laRegione

La marcia si avvicina e spuntano croci celtiche

Sotto e lungo via Zurigo spuntano graffiti filmati e realizzati da persone che firmano con il logo di uno dei gruppi che invita a manifestare in città

Di Alfonso Reggiani

In attesa dell’autorizzazione del Municipio, sotto e lungo via Zurigo appaiono graffiti di persone che firmano con il logo di uno dei gruppi che invita a manifestare in città.

Si avvicina il giorno della decisione del Municipio di Lugano in merito all’autorizzazione della Marcia per la patria e la remigrazione e appaiono graffiti raffiguranti croci celtiche nel sottopasso che dalla scalinata dedicata a padre Giovanni Pozzi conduce alla via Giuseppe Zoppi. Non pare un caso. Questi segni rappresentano un sintomo, o perlomeno un indizio di cosa rappresentano le organizzazioni che hanno indetto la manifestazione il prossimo 21 febbraio. Tra le spraiate sotto e lungo la via Zurigo, come detto, c’è la croce celtica, un esplicito riferimento al simbolo utilizzato nella sua forma stilizzata dai movimenti nazionalisti, neonazisti e suprematisti di tutta Europa (Svizzera compresa).

Un video, tre volti corrucciati

Questi segni apparsi qualche giorno fa hanno suscitato reazioni contrastanti. Alcuni hanno espresso sdegno, altri si sono dissociati, cercando di ridimensionare il tutto a delle ragazzate. Nel frattempo, la sigla CH è stata cancellata dai graffiti del sottopasso, anche se resta tuttora ben visibile. Inoltre, di recente, dal canale Telegram di Active Club Helvetia risulta che le forze dell’ordine abbiano fermato alcuni giovani che stavano coprendo graffiti antifascisti nella città di Lugano. Gli autori delle scritte sui muri della via Zurigo, invece, hanno avuto l’idea di filmarsi mentre agivano. Facce mascherate, bombolette in mano, nel video appaiono cinque persone in cammino dalla Salita dei Frati al luogo dell’“opera” e un logo che mostra tre uomini dal volto corrucciato, uno dei quali ha il braccio alzato e stringe un fumogeno. La croce celtica, anche se fin dall’antichità si riferisce ai punti cardinali e/o ai quattro elementi dell’universo (acqua, terra, aria, fuoco) e nel Medioevo venne adottata dal cristianesimo irlandese, quantomeno dalla metà del secolo scorso è un chiaro richiamo a movimenti estremisti che si ricollegano idealmente all’autenticità europea non “contaminata” da immigrazioni.

‘Non vedo differenze tra buoni e cattivi’

Stupisce, per certi versi, che i graffitari firmino la loro impresa con la sigla della più controversa delle tre organizzazioni che hanno chiesto l’autorizzazione al Municipio per marciare a Lugano. Dal canto suo, il sindaco Michele Foletti interpellato in merito da ‘laRegione’ preferisce non commentare. Se non per affermare che «il graffito comparso qualche mese fa su una cabina dell’Ail presso l’ex Macello fa il paio con questi, anzi era peggio». Foletti ribadisce di essere contro tutti gli estremismi: «Sono per il dialogo e manifestazioni civili, non vedo differenze tra buoni e cattivi, per me sono tutti cattivi». Al di là di queste scritte, le autorizzazioni municipali all’uso del suolo pubblico hanno ancora un senso di fronte all’articolo 22 della Costituzione? «A non avere più senso è il fatto che se un’organizzazione non chiede il permesso, ritiene di poter fare quello che vuole, mentre se l’autorizzazione viene chiesta, quindi si schiera dalla parte delle legalità, il promotore viene limitato. È questo il grosso problema che tocca tutta la Svizzera», risponde il sindaco.

Un regolamento con connotazioni dissuasive

Dal punto di vista istituzionale, Foletti sostiene che la questione possa essere legata alla capacità di far rispettare il diritto e la legalità: «L’autorità vuole sapere come si svolgerà e conoscere prima il percorso, anche solo per disciplinare il traffico lungo le strade – sottolinea il sindaco –. Per le organizzazioni di destra che hanno chiesto l’autorizzazione ci si chiede di interpretare la Costituzione per sondare possibili violazioni (in particolare dell’articolo 261bis del Codice penale svizzero che punisce discorsi razzisti in pubblico e incitamento all’odio, ndr), mentre per quelle riconducibili alla sinistra, che non hanno mai chiesto il permesso, non possiamo fare alcun intervento preventivo. Chi non rispetta le regole per manifestare si mette dalla parte del torto».

D’altro canto, il regolamento sui beni amministrativi di Lugano richiede un’autorizzazione preventiva per l’uso temporaneo del suolo pubblico da inoltrare sei mesi prima... (anche se la Città non è così restrittiva). Questo limite ha una forte connotazione dissuasiva e appare sproporzionato. Rispetto all’invocata analogia tra manifestazioni di estrema destra e manifestazioni antifasciste, nell’approfondimento apparso martedì su queste colonne, Damir Skenderovic, professore ordinario di storia contemporanea all’Università di Friburgo, ha criticato l’accostamento tra chi scende in piazza per una società basata sull’esclusione razziale e chi si oppone a quelle idee.

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