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La Città regala ad Arl la sede di Ingrado

Albertini stronca la proposta del Municipio e l’accordo con le Autolinee regionali che, in cambio, si assumerebbero gli oneri di lavori e manutenzione

Di Alfonso Reggiani

“Sostenere oggi che non siano stati trovati contenuti per valorizzare il deposito significa ignorare anni di dibattito pubblico, mobilitazione e proposte concrete avanzate dalla cittadinanza. Tra queste vi erano anche idee precise, come un mercato coperto e uno spazio multifunzionale aperto al quartiere e alla popolazione”. Il consigliere comunale di Lugano Giovanni Albertini (Avanti con Ticino&Lavoro) stronca senza mezzi termini il messaggio del Municipio di Lugano sulla variante di Piano regolatore di Lugano, sezione di Viganello, che include via La Santa e il comparto dell’ex deposito Arl (Autolinee regionali Luganesi Sa). Il messaggio sarà sottoposto al Consiglio comunale.

La rinuncia? ‘Una precisa scelta politica’

Ed è proprio su quest’ultima area, suddivisa in due sedimi, il 29 e il 30, che il consigliere comunale è particolarmente critico. Come se l’Esecutivo cittadino avesse dimenticato la petizione che nel 2020 raccolse oltre 1’500 firme a sostegno della salvaguardia della zona e i numerosi atti parlamentari presentati sul tema: “Se oggi l’ex deposito Arl è ancora in piedi, non è grazie al Municipio ma grazie alla mobilitazione di cittadini, associazioni, ricorsi e forze politiche che impedirono un’operazione immobiliare che avrebbe cancellato definitivamente uno degli edifici identitari del quartiere. Lo stesso messaggio municipale mostra chiaramente che la rinuncia a una gestione pubblica del comparto non deriva dall’assenza di proposte o contenuti, bensì da una precisa scelta politica e finanziaria: trasferire oneri, tempi e responsabilità al promotore privato”. Un messaggio che evidenzia “il Piano finanziario e gli investimenti” futuri e l’impossibilità per la Città di ristrutturare l’ex deposito e di realizzare la piazza pubblica, mentre “il privato potrebbe muoversi in tempi più brevi e con ottimi risultati, offrendo alla popolazione la medesima fruibilità del comparto che avrebbe avuto un progetto comunale”.

Il Piano di quartiere sarà d’obbligo

Come si tradurrebbe l’operazione? Il Municipio intende cedere “gratuitamente il mappale 30 ad Arl” che, in contropartita, “dovrà realizzare il comparto come previsto dalla nuova normativa, assumendosi gli oneri della ristrutturazione (e futura gestione) dell’ex deposito, della demolizione dell’edificio al mappale 30 e degli edifici in contrasto con la tutela del deposito al mappale 29, della realizzazione e manutenzione della piazza a carattere pubblico e dei percorsi pedonali. Le trattative hanno permesso di giungere alla conclusione che questo accordo sia interessante per entrambe le parti e soprattutto la miglior soluzione in termini di interesse pubblico”. Questo risultato è frutto di “una lettera di intenti a cui seguirà una disposizione contrattuale all’approvazione della variante. L’accordo prevede che l’intero comparto sia assoggettato a un unico proprietario (Arl Sa)”. Tale intesa tra Città di Lugano e Arl è stata voluta per raggiungere gli obiettivi di sviluppo del comparto, per il quale il Municipio impone il piano di quartiere, perché “consente una relazione qualitativa tra le nuove costruzioni, gli edifici storici esistenti e con gli spazi liberi della futura piazza e delle percorrenze circostanti”. Il piano di quartiere permette di prevedere disposizioni che “concedano parametri edilizi specifici (altezza massima 28,50 metri e superficie utile lorda massima di 7’500 metri quadrati) realizzabili a determinate condizioni in termini di qualità urbanistica e architettonica e di spazi esterni di qualità e dal carattere pubblico”.

Un bene culturale d’interesse locale

Nella proposta municipale viene confermata la tutela dell’ex deposito Arl quale bene culturale di interesse locale, perché è catalogato come “l’insieme abitativo artigianale di inizio XX secolo con obiettivo di salvaguardia B” dall’Inventario federale degli insediamenti svizzeri da proteggere d’importanza nazionale (Isos). Questo significa, si legge nel messaggio, “che si impone la conservazione della struttura, segnatamente la preservazione della disposizione e della forma degli edifici e degli spazi liberi così come il mantenimento degli elementi essenziali per la struttura”. La pianificazione in vigore attribuisce ai fondi 29 e 30 delle capacità edificatorie importanti, che “vengono ridotte e concentrate sul fondo numero 30 e sulla parte di mappale 29 all’angolo tra Via La Santa e Via agli Orti”. L’Associazione Ingrado, attualmente affittuaria dell’edificio al mappale 30, dovrà trovare una nuova sede, in quanto l’edificio in cui si trova verrebbe demolito nell’ambito della realizzazione del comparto.

Il rischio dell’operazione

Dal canto suo, Albertini punta il dito contro il Municipio che ha abbandonato la “volontà politica di investire davvero nella valorizzazione pubblica del comparto. Ed è difficile comprendere questa posizione mentre la Città continua a promuovere e finanziare grandi progetti urbanistici e infrastrutturali per centinaia di milioni di franchi. La questione non è se il comparto debba evolvere, ma quale equilibrio si intenda perseguire tra interesse pubblico, tutela del patrimonio e valorizzazione immobiliare. Il rischio concreto è che il deposito Arl venga salvato come involucro simbolico, mentre il cuore dell’operazione rimane una forte valorizzazione immobiliare privata del comparto. La cittadinanza non si è mobilitata per salvare una facciata storica circondata da nuova speculazione edilizia. Si è mobilitata per difendere un pezzo di identità urbana e per costruire un vero spazio pubblico vivo, accessibile e utile al quartiere”.

LUGANESE / MENDRISIOTTO

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2026-05-19T07:00:00.0000000Z

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