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Cambia l’assistenza, posti a rischio

Il mandato federale per il Centro d’asilo a gennaio passerà da Aoz a Ors, che non riassumerà tutti i dipendenti in servizio. E in Ticino oggi sono 120

Di Daniela Carugati

Il Ticino rischia di ricevere un altro duro colpo all’occupazione. Da un paio di settimane i dipendenti di Aoz che lavorano all’interno del Centro federale d’asilo, a Pasture e a Chiasso, sono in fibrillazione. Dal primo gennaio prossimo, infatti, non sarà più la loro società ad assicurare le prestazioni di assistenza nelle due strutture della regione d’asilo Ticino-Svizzera centrale. L’organizzazione specializzata in migrazione, integrazione e istruzione, che nel cantone occupa 120 persone, non si è vista rinnovare l’incarico. Pubblicato il nuovo bando, a inizio settembre la Segreteria di Stato della migrazione (Sem) ha aggiudicato il mandato di prestazione a Ors Service Ag, una multinazionale con casa madre in Gran Bretagna, per quattro delle sei aree messe a concorso, con il Ticino e la Svizzera centrale, appunto, anche la Svizzera romanda, Berna e la Svizzera orientale. Criterio di scelta, si è confermato in una nota ufficiale, il miglior rapporto qualità-prezzo, oltre ai servizi proposti. Sta di fatto che i collaboratori Aoz – che in Svizzera conta 431 impiegati – in servizio oggi temono di perdere il posto. Quanto basta per mobilitare il fronte sindacale – a sud Vpod e Ocst, affiancati dalla Commissione del personale Aoz –, determinato a tutelare i lavoratori e ad avanzare precise rivendicazioni. Lo si farà oggi nel corso di una assemblea straordinaria del personale convocata per le 16 alla Borgovecchio vini, a Balerna, a pochi passi da Pasture.

Una questione anche contrattuale

Nella regione del Basso Mendrisiotto c’è, quindi, ancora aria di licenziamenti. Ora non resta che capire quanti saranno. In effetti, «il nuovo gestore dei Centri federali in Ticino – spiega a ‘laRegione’ Edoardo Cappelletti, cosegretario Vpod, sindacato firmatario degli accordi a livello nazionale – non riuscirà ad assorbire tutto il personale che fa capo ad Aoz. La prima conseguenza sarà, dunque, una significativa riduzione dei posti di lavoro». Una prospettiva a cui si aggiunge un altro motivo di apprensione: la riapertura della sede di Chiasso, non ancora confermata. «Se lo stabile di via Motta non dovesse essere riattivato, il timore è che vengano coinvolti dalla misura circa quaranta dipendenti». Non finisce, però, qui, fa capire Cappelletti. «Vi è infatti un’altra grande fonte di preoccupazione. Al momento i collaboratori di Aoz sono soggetti a un Contratto collettivo di lavoro improntato alle condizioni della Città di Zurigo. Con l’arrivo di Ors – annota il cosegretario – il rischio concreto e gravoso è che non venga data continuità al salario e alle garanzie offerte da questo Ccl al personale». Le figure interessate dal futuro cambiamento sono quelle legate, come detto, all’assistenza, ma altresì all’assistenza medica e ai servizi di base, ovvero vitto, abbigliamento e fornitura di articoli per l’igiene.

Prima Cargo ora le strutture federali

Vi è poi un altro aspetto non certo trascurabile. «In effetti, questi licenziamenti e questo peggioramento delle condizioni d’impiego – richiama l’attenzione Cappelletti – avvengono in una regione già particolarmente colpita, il Mendrisiotto. Qui dove la Confederazione, che adesso nei Centri federali agisce per il tramite di Ors, ha già effettuato dei ridimensionamenti nel settore di Ffs Cargo». E qui il pensiero va ai tagli – tra il 2025 e quest’anno si sono toccati 80 posti nell’ambito prima del trasporto combinato e poi del traffico a carri singoli – effettuati lungo la rotta del trasporto merci su rotaia.

’Va mantenuta l’occupazione’

Tornando alla vertenza che orbita attorno alla realtà dei Centri federali d’asilo, tutti gli occhi del personale toccato dal cambio di gestione ora sono puntati sull’assemblea di oggi pomeriggio da cui scaturirà una risoluzione. «A livello sindacale – ci anticipa Cappelletti – siamo fortemente risoluti nel mantenere tutti i posti di lavoro e garantire, se necessario, un ricollocamento dei dipendenti a condizioni perlomeno equivalenti. Questo è l’obiettivo principale. In prospettiva, poi, vi è pure il mantenimento della situazione esistente grazie alla conclusione di un Contratto collettivo di lavoro con Ors, che non dovrà essere penalizzante rispetto allo stato attuale delle cose».

Sta di fatto che Ors, da quanto si capisce, intende assicurare le medesime prestazioni ma con un numero di collaboratori inferiore. «A monte noi constatiamo un grande problema. L’aggiudicazione non ha previsto dei criteri chiari e vincolanti sulla continuità occupazionale e le condizioni di lavoro del personale assunto dal nuovo gestore – ci dice ancora Cappelletti –. E questo ha portato a prediligere tendenzialmente la logica del minor prezzo, quindi l’offerta che costava meno».

Ors ha ottenuto l’appalto a fronte di una proposta globale, sul piano finanziario, di 22,7 milioni.

Si guarda alla Sem e al governo cantonale

Anche in questa circostanza i sindacati guardano oltre, alle istituzioni federali e cantonali. «Ci attendiamo, ma su questo non posso fare anticipazioni, una chiara e decisa presa di responsabilità da parte della Sem, per gestire il passaggio di consegne, e da parte del Consiglio di Stato e della deputazione ticinese alle Camere federali per salvaguardare l’occupazione in Ticino», chiosa il cosegretario Vpod. I posti di lavoro in gioco, del resto, sono parecchi.

LUGANESE / MENDRISIOTTO

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2026-09-25T07:00:00.0000000Z

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