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Antenna sociale, donne per il 62 per cento

Fotografate povertà e vulnerabilità. Ma dopo il Bilancio di genere per la Città è tempo di fare della parità un indicatore di sostenibilità sociale

Di Daniela Carugati

Mendrisio non sfugge alle tendenze cantonali. Anche nel capoluogo si osservano famiglie più frammentate, un’alta percentuale di nuclei monoparentali – mamma e figli –, ma al contempo più facilità per le donne di chiedere una mano. E sin qui a livello comunale, come fa capire lo stesso Municipio, si sono messi in campo tutti gli strumenti a disposizione. Promuovendo spazi di incontro e sostegni educativi e pedagogici; migliorando le prestazioni comunali; proponendo dei percorsi di reinserimento al femminile. Dall’introduzione del Bilancio di genere di passi avanti nelle politiche familiari – poste “al centro dell’interesse politico e strategico-operativo” – se ne sono fatti, coscienti che la strada è ancora lunga. Soprattutto nel cercare di contrastare la povertà nelle donne, che emerge evidente in analisi e statistiche. A segnalare l’urgenza di portare alla luce le reali necessità odierne era stata, il marzo scorso, un’interrogazione sottoscritta da diciannove consigliere e consiglieri comunali di AlternativA, Centro e Plr. Ecco perché la Città ha un’idea in mente: fare della ‘parità’ un indicatore di sostenibilità sociale. Un cambio di prospettiva che restituirebbe un altro modo di leggere il tessuto sociale e darebbe un’ulteriore svolta verso una comunità “inclusiva e partecipe”.

Numeri e vulnerabilità

In questi anni ci si è spesi per aiutare a rendere più conciliabile il lavoro con la famiglia, nel sostenere i genitori e allo stesso tempo nell’individuare le vulnerabilità. Che ci sono. Lo mostrano, fa sapere l’Esecutivo rispondendo agli interrogativi messi sul tavolo, i dati dell’Ufficio antenna sociale, al quale si rivolgono in prevalenza – si parla del 62 per cento – le donne a fronte del 38 per cento di uomini. L’utenza è formata poi nel 41 per cento dei casi da persone che vivono sole e per poco meno del 25 per cento da famiglie monoparentali. Le criticità più ricorrenti? Ad attirare l’attenzione sono condizioni economiche, stato precario di salute, situazione abitativa e formativa, spesso “precarie e instabili”. Come si è lottato contro povertà e precarietà al femminile? A Mendrisio, si ripercorre, “sono stati attivati dei percorsi di reinserimento per fare il punto sulla propria situazione e intraprendere e avviare i primi passi verso un reinserimento nel mondo del lavoro”. Inoltre, il supporto di fondazioni e aiuti esterni contribuisce ad assicurare un sostegno economico. Mentre i centri di socializzazione permettono di mantenere salde le relazioni. Sono poi state la presenza della rete costruita sul territorio e la collaborazione con enti, associazioni e servizi, oltre ai progetti e alle iniziative condivise, a dare modo, come rimarca l’Esecutivo, di intercettare le famiglie in situazione di vulnerabilità; affiancando altresì quei nuclei che hanno rilevato dei fattori di rischio. Stretta un’alleanza educativa tra i vari servizi (sociali e legati alla scuola), si sono potute affiancare sul territorio della Città più di trenta famiglie. Un approccio su base volontaria e “non giudicante”, che ha dato “esiti positivi verificati e riconosciuti, nella maggior parte delle situazioni”.

Misure mirate e prevenzione

Certo si ha ben presente il fatto che non esistono, si annota, “rimedi efficaci e risolutivi di quegli stati di vulnerabilità cronicizzata, che al massimo possono essere affrontati con soluzioni mirate alla riduzione del danno”, diventa quindi “imprescindibile la promozione di azioni e interventi di natura preventiva con impatti verificabili nel lungo periodo”. E qui interviene, ad esempio, l’educativa territoriale, a supporto in particolare delle funzioni genitoriali e di un buon sviluppo psicofisico dei figli. In effetti, “il Servizio diventa attivatore di risorse e reti formali e informali per permettere alla famiglia di proseguire in autonomia nel percorso di cura e crescita di bambine e bambini, evitando prese a carico di tipo assistenziale, credendo fortemente nei processi trasformativi sempre possibili nelle persone, se vengono messe nelle condizioni di poterli intraprendere”.

Attenzione all’infanzia

In buona sostanza, si ribadisce, “la Città adotta un approccio sistemico, con uno sguardo olistico e con azioni diversificate a più livelli” senza perdere di vista il quadro generale e concetti come “comunità educante, inclusiva e partecipe”. In questo sguardo un ruolo importante lo hanno le bambine e i bambini, cittadine e cittadini, si sottolinea, a tutti gli effetti. Mendrisio, infatti, nel 2019 ha aderito al programma federale Primokiz per lo sviluppo l’accompagnamento di una politica per la prima infanzia. Un impegno che ha portato ad analizzare le risorse presenti sul territorio. Il risultato? La presenza, da un lato, di “una buona rete di Servizi per la fascia 0-5, con numerose azioni di supporto e sostegno”, e la carenza, dall’altro, di “opportunità per la fascia di età della scuola elementare e media, con interventi talvolta tardivi e frammentari”. Un quadro che ha portato, si spiega, a “prevedere delle azioni coordinate (tra Servizi e Istituti scolastici in primis, ma anche con altri enti e associazioni del territorio) che potessero favorire la prevenzione, l’inclusione e la partecipazione di bambine/i e genitori. Infatti, l’affiancamento educativo anche in questa fascia d’età risulta di fondamentale importanza”.

Bilancio di genere da aggiornare

Avere aperto la via al Bilancio di genere ha permesso, di fatto, a Mendrisio di avere contezza della realtà amministrativa e territoriale e delle criticità, e di dare concretezza a delle risposte mirate, focalizzandosi sulle pari opportunità, al centro di un vero e proprio piano, orizzonte 2027. E ciò, si annota, rappresenta “un’evoluzione strategica fondamentale nel diritto e nelle politiche sociali, spostando l’attenzione dalla protezione specifica delle donne (spesso intese come gruppo svantaggiato) alla rimozione attiva di qualsiasi ostacolo discriminatorio che impedisca a qualsiasi individuo – a prescindere da genere, età, orientamento sessuale, etnia o religione – di partecipare pienamente alla vita politica, economica e sociale”. Certo il Municipio riconosce la necessità di fare il punto della situazione. Infatti, è in corso “un’analisi per comprendere in quale misura le raccomandazioni del primo Bilancio di genere siano state implementate e messe trasversalmente in relazione con tutti i dicasteri e valutare le prospettive future”.

LUGANESE / MENDRISIOTTO

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2026-06-02T07:00:00.0000000Z

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