laRegione

Fermo muscoloso, agenti della Polcantonale denunciati

L’episodio è avvenuto il 13 ottobre, durante una contestazione ai margini del comitato cantonale del Plr. Un’interrogazione socialista solleva critiche al governo

Di Dino Stevanovic

La maestra protagonista dell’episodio, il 13 ottobre a margine del Comitato cantonale del Plr con Cassis ospite, ha querelato. Ipotizzati abuso d’autorità, sequestro di persona e lesioni.

Abuso di autorità, lesioni e vie di fatto, persino sequestro di persona e coazione. Sono più d’una e neanche tanto leggere le ipotesi di reato contenute nella denuncia presentata nei confronti degli agenti della Polizia cantonale intervenuti il 13 ottobre a Camignolo, fermando una donna in una maniera ritenuta dalla stessa sproporzionata, portandola a intraprendere le vie legali. Lo si apprende da un’interrogazione al Consiglio di Stato (CdS) del Partito socialista, primo firmatario Fabrizio Sirica.

Il contesto: alle scuole medie locali si stava riunendo il comitato cantonale del Partito liberale radicale (Plr), con ospite il consigliere federale Ignazio Cassis. Le tensioni e le attenzioni internazionali erano largamente incentrate sulla brutale risposta militare israeliana nella Striscia di Gaza e le manifestazioni anche in Svizzera e in Ticino erano frequenti. Proprio il ‘ministro’ degli Esteri era oggetto di particolari critiche per quella che secondo una parte della società era stata interpretata come “complicità svizzera nel genocidio a Gaza”. Parole e slogan critici risuonati anche quella sera, provenienti dalla ventina di manifestanti presenti. Un presidio pacifico, ma successivo di un paio di settimane a un episodio avvenuto a Bellinzona, con protagonista sempre Cassis, che aveva partecipato a un evento della Camera di commercio al Teatro sociale, circondato poi dai manifestanti.

Approccio ‘aggressivo’ e...

Settimane di tensione dunque, e anche a Camignolo non era mancato un dispiegamento di forze di rilievo, con diversi agenti in tenuta antisommossa. Anche la denunciante – una maestra d’asilo di circa 45 anni del Sopraceneri – stava prendendo parte al presidio, quando a un certo punto si è allontanata dal gruppo avvicinandosi alla palestra. Alla Rsi, che ne aveva raccolto la testimonianza l’indomani, ha raccontato di non essersi imbattuta in delimitazioni o cordoni di polizia, ma che anzi c’era un viavai regolare di genitori che venivano a prendere i figli al termine delle attività sportive. A un certo punto sarebbe intervenuto un agente in borghese, che avrebbe ordinato ad altri agenti di farla andare via, sebbene lei non avesse con sé cartelli, non stesse gridando slogan né rappresentando una minaccia. L’approccio degli agenti nei confronti della donna sarebbe stato aggressivo, verbalmente e non solo, al punto che sarebbe stata spinta contro una vetrata della palestra, ammanettata e portata di forza in un furgoncino della polizia, per essere poi lì trattenuta per oltre mezz’ora, sempre secondo la sua ricostruzione dei fatti.

... trauma e certificato medico

L’episodio è stato ripreso e caricato sui social e da subito ha creato numerosi interrogativi sulla legittimità e sulla proporzionalità dell’intervento repressivo, anche dal punto di vista politico. Diversi gli atti parlamentari presentati, sia critici nei confronti dell’operato della polizia sia a loro sostegno. Ma la novità è che oltre a essere politico, il caso è anche giuridico. Alcuni giorni dopo i fatti, la donna ha infatti deciso di sporgere denuncia. Come aveva raccontato alla Rsi, si era infatti recata al pronto soccorso, dove le è stato diagnosticato un trauma e firmato un certificato medico. Una denuncia sottaciuta dal CdS, sottolineano i socialisti nell’interrogazione, quando ha risposto a due di questi atti parlamentari (di Mps e Verdi Liberali), pubblicati in esclusiva dal ‘Corriere del Ticino’ in concomitanza con la manifestazione antifascista dello scorso 21 febbraio.

‘Perché risposta se caso pendente?’

In questa risposta il governo spiega che la docente sarebbe stata fermata, e non arrestata, dopo aver rifiutato di attenersi alle indicazioni degli agenti di lasciare un’area che sarebbe stata delimitata. E proprio questo aspetto sarebbe uno dei principali che il procuratore generale Andrea Pagani, titolare dell’incarto, starebbe cercando di verificare nei suoi accertamenti. “Una lettura di colpevolizzazione della cittadina”, secondo il Ps, colpito dal fatto che il CdS “abbia ritenuto opportuno fornire una ricostruzione dettagliata dei fatti nonostante la pendenza di una procedura giudiziaria”, sottolineando anche nelle domande come non si abbia memoria di tale approccio e che anzi – da ultimo ancora il cosiddetto ‘caso Gobbi’ – generalmente il governo motiva la mancata risposta alle domande dei deputati proprio con vertenze legali pendenti.

E non solo. “Se gli accertamenti giudiziari dovessero portare a una ricostruzione diversa da quella riportata nella risposta governativa – si legge –, si porrebbe un problema non solo di correttezza delle informazioni fornite al parlamento, fatto grave, ma anche di potenziale danno reputazionale arrecato a una cittadina e funzionaria pubblica, la cui immagine è stata pubblicamente associata all’idea di un comportamento scorretto o non collaborativo”. Seguono una mezza dozzina di domande: si chiede, tra le altre cose, come mai il CdS non abbia riferito della denuncia penale, se per rispondere ci si sia basati esclusivamente sui rapporti interni di polizia e se si sia riflettuto sugli effetti per la reputazione della donna.

‘Volevano impostare una narrazione?’

L’ultima domanda si concentra sulla tempistica della risposta, ritenuta sospetta. “Può essere considerato un puro caso – si chiedono Sirica e colleghi – il fatto che la risposta, e il relativo articolo di giornale, è stata pubblicata a ridosso della manifestazione non autorizzata a Lugano, che ha visto lo schieramento di forze dell’ordine in grande numero e in assetto antisommossa? Impostare una narrazione sulla base di fatti non verificati, che sono oggetto di un procedimento giudiziario, che racconta della necessità della polizia di intervenire a fronte della disobbedienza dei manifestanti, era funzionale a eventuali problematiche (non verificatesi) in quella giornata?”, domandano i granconsiglieri.

PRIMA PAGINA

it-ch

2026-03-13T07:00:00.0000000Z

2026-03-13T07:00:00.0000000Z

https://epaper.laregione.ch/article/281754160829801

Regiopress SA