Libertà, doveri e autocensura: bocciata la risoluzione
Contraria la maggioranza del Consiglio comunale
Di Daniela Carugati
Oggi Elia Agostinetti e Monika Fischer sanno che potrebbero correre il rischio di ricevere una denuncia dai legali del Casinò Admiral. ‘Galeotta’ (se così si può dire) è stata una loro interrogazione, centrata sul sospetto che attorno alla casa da gioco orbitino dei prestasoldi e scaturita da un reportage televisivo. Basta, però, un atto parlamentare per mettere in discussione la ‘libertà di fare politica’?, si erano chiesti. È nata così l’esigenza di mettere al riparo consiglieri e consigliere comunali dalla possibilità di “subire minacce, intimidazioni o pressioni”, rimanendo ingabbiati in una forma di “autocensura preventiva”. Ciò pur nella consapevolezza – ribadita anche dal governo cantonale in risposta all’Mps – che, sulla carta (l’iter è ancora aperto), la Loc (Legge organica comunale) già oggi tutela anche i politici locali. Ragione in più, ha rilanciato lunedì sera in aula consiliare Agostinetti, per fissare il principio. Il legislativo, però, non l’ha seguito. I due firmatari della risoluzione sono stati appoggiati solo da altri due consiglieri – i rappresentanti della Lista civica –, mentre una larga maggioranza – 35 i contrari – ha bocciato la proposta, che ha visto altresì 6 astenuti (tra cui l’esponente di Avanti con Ticino&Lavoro e alcuni ‘compagni’).
L’area progressista si divide
Alla prova dell’alzata di mano, in altre parole, è stato chiaro che anche il gruppo sui cui banchi siedono Agostinetti e Fischer, l’AlternativA, non ha aderito all’iniziativa, lasciando peraltro libertà di voto. Dentro l’area progressista il dibattito, va detto, non è mancato. E anche in aula, lunedì, si è privilegiata la trasparenza, pure nell’autodeterminarsi. «Già al momento della presentazione dell’interrogazione – ha chiarito Cristina Marazzi Savoldelli, dando voce a una presa di posizione del capogruppo Jacopo Scacchi –, all’interno del nostro gruppo erano emerse sensibilità diverse. Non vi era infatti unanimità, né sull’opportunità di affrontare determinati temi a livello comunale, interrogando il Municipio, né, soprattutto, sui toni utilizzati». Poi, depositato l’atto parlamentare, si è registrata la replica del Casinò. «Una reazione – ha ribadito la consigliera comunale dell’AlternativA – che, in uno stato di diritto, riteniamo se non attesa, comprensibile, dato che ogni soggetto ha pieno diritto di difendersi da accuse di natura penale e di tutelare i propri interessi. Allo stesso modo, comprendiamo anche la posizione dei nostri colleghi, che si sono sentiti direttamente chiamati in causa e, in qualche misura, minacciati nell’esercizio dei loro compiti istituzionali». A quel punto, davanti alla risoluzione «non si è raggiunta né una maggioranza condivisa, né tantomeno l’unanimità». Evidenti, insomma, le differenze; innegabili le possibili divisioni: si dovrà capire se avranno o meno effetti o strascichi. Agostinetti, dal canto suo, resta convinto che i rappresentanti politici della popolazione locale siano chiamati a «tematizzare le questioni delle condizioni dei lavoratori e delle lavoratrici sul nostro territorio, le questioni delle prospettive professionali che le nostre aziende offrono ai nostri giovani, la questione degli apprendistati, del dumping salariale».
Il fronte dei contrari, d’altra parte, ha stroncato sul nascere le intenzioni della proposta, come è emerso dalle parole di Martina Arizanov (Plr), Gianluca Padlina (Centro) e Lucio Lorenzon (Udc-Udf). Non è compito del Consiglio comunale, ha scandito Arizanov, pronunciarsi su tali controversie; quanto alla libertà di espressione non va disgiunta dalla responsabilità personale e politica. E questo, ha ribadito Padlina, a fronte di un quadro giuridico e ruoli e competenze ben netti. Come dire: caso chiuso.
LUGANESE / MENDRISIOTTO
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2026-05-06T07:00:00.0000000Z
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