La lotta alle zanzare parte da Mendrisio
L’Istituto microbiologia della Supsi impegnato nello sviluppo di un programma di monitoraggio regionale integrato per il virus del Nilo occidentale
di Prisca Colombini
«Dobbiamo essere pronti e prepararci». Nell’ambito del monitoraggio e del contenimento degli artropodi vettori (zanzare) e degli agenti infettivi da essi trasmessi, il Ticino gioca da sempre un ruolo centrale. L’istituto microbiologia della Supsi ha ricevuto oggi la visita di Anne Lévy, direttrice dell’Ufficio federale della sanità pubblica, che ha portato a una nuova collaborazione. Verrà infatti sviluppato un programma di monitoraggio regionale integrato per il virus del Nilo occidentale, incentrato sulla salute umana, animale e ambientale (approccio ‘one health’). Il virus del Nilo occidentale è stato individuato per la prima volta in Svizzera nelle zanzare autoctone nel 2022, mentre il primo caso di trasmissione locale in un essere umano è stato confermato in Ticino nel 2025. «Anche se finora abbiamo registrato solo un caso di trasmissione locale – ha sottolineato la direttrice –, è fondamentale intervenire tempestivamente per proteggere in modo efficace la nostra popolazione. La Supsi svolge un ruolo preventivo essenziale per l’intera Svizzera».
Cambia il clima, aumentano gli artropodi
Ad aumentare i fattori di rischio è soprattutto «il clima che sta cambiando». Il direttore dell’Istituto microbiologia Francesco Origgi non ha dubbi: «Il nostro territorio sta diventando sempre più consono a degli organismi che prima trovavamo solo in Paesi tropicali come le zanzare invasive e le malattie che possono essere veicolate da questi insetti». A questo si aggiunge l’elevato numero di persone che si recano all’estero in zone in cui malattie come la dengue, la chikungunya e la febbre Zika sono endemiche, che potrebbero contribuire alla comparsa di casi autoctoni nel nostro Paese, a causa della presenza di vettori competenti come la zanzara tigre (Aedes albopictus). Grazie anche a un sistema di sorveglianza e controllo degli artropodi ben consolidato, «oggi il rischio di casi autoctoni di queste malattie in Svizzera è basso – ha aggiunto Origgi –. Dobbiamo però essere preparati a questi possibili eventi futuri. Inoltre, altre malattie trasmesse da vettori, come la malattia da virus del Nilo occidentale, sono relativamente comuni nei paesi limitrofi».
L’importanza dei monitoraggi
Come farsi trovare pronti? «Grazie al monitoraggio di questi artropodi – è stata la risposta del direttore –. È un’attività molto importante e articolata che qui in Istituto abbiamo implementato da anni e che ci ha portato a essere un modello internazionale, anche grazie all’interazione e alla collaborazione con le autorità cantonali». La Supsi è pronta per la nuova sfida. «Siamo stati scelti per la professionalità e l’esperienza accumulate, ma anche perché siamo la porta d’ingresso di quello che può arrivare da sud». Sarà un progetto «che comprenderà le parti fondamentali della salute: ci sarà un’attenzione molto importante a quello che è l’aspetto ambientale con le zanzare – ha spiegato Origgi –. In collaborazione con il veterinario cantonale avremo un’attenzione particolare per gli animali selvatici come gli uccelli che sono il gruppo di animali principalmente infettato da questo virus e, chiaramente, ci occuperemo anche della salute pubblica grazie a collaborazioni con l’Irb di Bellinzona, con il centro trasfusionale di Lugano e con l’Ufficio del medico cantonale».
Due gruppi di zanzare
Il medico cantonale Giorgio Merlani ha precisato che «ci sono due gruppi di zanzare». La prima «trasmette il virus del Nilo Occidentale, che prende dagli animali e porta all’uomo. In questo caso è fondamentale monitorare quello che succede nel regno animale per capire se il virus è presente e se lo è nelle zanzare. È un ciclo chiuso: la zanzara può pungere l’uomo e trasmettergli la malattia. Se punge un uomo infetto, la malattia non viene trasmessa a un altro uomo». C’è poi la zanzara tigre «che trasmette altri virus che possono passare da uomo a uomo». Oltre a capire cosa succede sul territorio, «dobbiamo avere medici formati e attenti alla possibilità che ci siano casi di queste malattie sul territorio». Una diagnosi, ha aggiunto Merlani che può essere «facile se c’è stato un viaggio tropicale, ma che diventa più difficile se non ci sono stati spostamenti in queste zone. È quindi molto importante che ci sia attenzione per certi sintomi» e allo stesso tempo è «fondamentale conoscere i primi casi importati: in caso di sintomi è fondamentale recarsi dal medico per un prelievo di sangue, i cui esiti diranno come intervenire sul territorio. Sappiamo che queste sostanze non sono particolarmente gradite all’ambiente e quindi il trattamento viene svolto attorno alla casa o al luogo di lavoro dove la persona infetta è stata potenzialmente punta da una zanzara».
Consigli utili
Cosa fare, quindi, per prevenire l’arrivo di queste zanzare o per proteggersi? I consigli dell’Ufficio federale della sanità sono chiari. In caso di viaggio in una regione in cui sono presenti le malattie dengue, chikungunya o Zika ci si dovrebbe proteggere dalle punture di zanzara, per esempio con indumenti lunghi, repellenti nonché reti antinsetti o zanzariere. La prudenza è d’obbligo anche dopo il ritorno a casa: in caso di sintomi come febbre, eruzioni cutanee o dolori articolari, è opportuno consultare un medico e informarlo del viaggio. Ciò facilita la diagnosi e contribuisce a prevenire tempestivamente possibili trasmissioni locali attraverso la zanzara tigre in Svizzera. È altresì importante eliminare i luoghi di riproduzione della zanzara tigre asiatica, che si sviluppa già in piccolissimi accumuli di acqua, come in sottovasi, annaffiatoi, secchi, bidoni per la raccolta dell’acqua piovana o caditoie. L’acqua stagnante andrebbe quindi periodicamente rimossa, drenata o coperta. Laddove ciò non è possibile, gli accumuli di acqua dovrebbero essere trattati con larvicidi specifici.
Cosa succede a Mendrisio
Attività preventive svolte dal Comune (che si uniscono ai trattamenti dei privati), trappole per le zanzare tigri sul territorio e immissione di maschi sterili, in collaborazione con la Supsi, sono le principali attività che vengono svolte sul territorio della Città di Mendrisio. «Puntiamo molto sulla comunicazione – è il commento di David Mutti, responsabile del Verde pubblico –. Abbiamo creato una pagina internet, organizzato giornate di divulgazione e regaliamo circa 700 buste di prodotto. L’anno scorso è stata rinnovata l’ordinanza comunale che stabilisce l’obbligo di trattamento e misure immediate per evitare la stagnazione». Il Mendrisiotto ha inoltre creato un gruppo di lavoro. «Siamo l’unico a livello cantonale. Ci riuniamo per discutere sulla problematica e abbiamo deciso che tutti i comuni si organizzano per effettuare il trattamento nella stessa settimana». La zanzara tigre non è il solo ospite sgradito della Città. «Le sfide sono tante – è stato il commento della responsabile del dicastero Ambiente e Servizi urbani Nora Jardini Croci Torti –. Abbiamo recentemente sviluppato un trattamento per la popillia japonica, il coleottero giapponese che ha invaso i campi di calcio, e dobbiamo trovare soluzioni per il tapinoma magnum, una formica molto invasiva che sta colonizzando delle parti della Città».
LUGANESE / MENDRISIOTTO
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2026-06-19T07:00:00.0000000Z
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