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Quattro artisti oltre il tempo

È intitolata ‘Arp, Cahn, Magnelli, Taeuber-Arp. L’arte del dono’, è la mostra aperta alla Fondazione Marguerite Arp fino al 1° novembre

Di Claudio Guarda

Mettere in mostra alcune delle opere pervenute in dono alla Fondazione nel corso degli anni significa riattivare una serie di fili, di contatti, di frequentazioni e di amicizie i cui frutti si prolungano nel tempo. In effetti, per quanto concisa, la rassegna in corso alla Fondazione Marguerite Arp se, da una parte, rievoca contatti e frequentazioni avvenute in vita tra i quattro artisti esposti, dall’altra mette anche in luce come tali relazioni siano perdurate nel tempo e continuino ancor oggi, decenni dopo la loro scomparsa. Soprattutto negli ultimi dieci anni, infatti, a dimostrazione della stima e della professionalità che la caratterizza, la Fondazione ha ricevuto in dono diverse donazioni di opere da parte di privati. “In molti casi – leggiamo nel comunicato – si tratta di opere che Jean Arp o Marguerite Arp Hagenbach avevano donato ad amici e conoscenti e che ora, a distanza di decenni, ritornano alla Fondazione andando a completare la collezione”. Ne è prova il magnifico rilievo in legno dipinto di Jean Arp, Constellation, del 1934 – ri-donato dalla vedova del fotografo Dieter Widmer, Bernadette Petitpierre Widmer – che viene a colmare una lacuna relativa proprio agli anni Trenta all’interno del nutrito gruppo di rilievi che coprono un arco temporale dal 1915 agli anni 60 del XX secolo. Lo stesso dicasi per alcune piccole gouache di Sophie TaeuberArp donate nel 2023 che completano il nucleo di opere su carta da porre in relazione ai suoi capolavori di arte tessile custoditi in Fondazione.

Figure di spicco

La mostra è incentrata su quattro artisti: i due “di casa” – Jean Arp (1886-1966) e Sophie Taeuber-Arp (1889-1943) – in dialogo con Marcelle Cahn (18951981) e Alberto Magnelli (1888-1971): quattro figure di spicco dell’arte moderna del XX secolo, legate da una profonda amicizia. Marcelle Cahn, non diversamente da Jean Arp, era nata e cresciuta a Strasburgo e si era formata a Berlino a contatto con Lovis Corinth ed Eugen Spiro. Trasferitasi poi a Parigi nel corso degli anni Venti, entra in contatto e poi espone con il gruppo ‘Cercle et Carré’ che ha in Arp una delle figure di spicco. Da lì l’avvio di un’amicizia e reciproca stima documentate in mostra da alcune opere d’arte recentemente pervenute (tanto che il nucleo di sue opere presenti nella collezione della Fondazione è il più importante in Svizzera) oltre che da materiali d’archivio tra cui la corrispondenza tra i due artisti. Marcelle Cahn, esponente di un’astrazione geometrica venata di lirismo, sebbene apprezzata e sostenuta da influenti critici e artisti del suo tempo, ha goduto di rare mostre personali e ha vissuto relativamente isolata, attraversando fasi di distacco dal mondo dell’arte. Nel 2023 il MAMC di St. Etienne le ha comunque dedicato la prima grande retrospettiva, L’amicizia che legò il toscano Alberto Magnelli – autodidatta che filtrando dal futurismo era approdato all’arte astratta – a Jean Arp ha il suo epicentro durante la Seconda guerra mondiale quando, insieme alla moglie Susi Gerson, decide di lasciare Parigi e di trasferirsi a La Ferrage, alla periferia di Grasse dove si erano rifugiati pure i coniugi Arp e Sonia Delaunay. Si forma così un circolo di assidue frequentazioni che diede anche vita a una serie di disegni a quattro mani testimoniato in mostra dalla cartella Album Grasse (1950) con quattro litografie dei rispettivi autori. “Un’esperienza di collaborazione artistica unica nel suo genere, realizzata in un periodo di grande incertezza e difficoltà grazie al sostegno reciproco: «Abbiamo vissuto due anni lì. Cercavamo di dimenticare l’orrore del mondo. Disegnavamo, dipingevano ad acquerello e realizzavamo litografie insieme, creando così uno dei libri più belli», scriveva Arp nel 1958 ricordando l’esperienza collettiva di Grasse”. Ne è conferma il fatto che Arp presenterà nel 1947 la prima retrospettiva di Magnelli tenutasi presso la galleria René Drouin a Parigi. Tra le opere più belle di Magnelli presenti nella collezione vanno senz’altro menzionati i due collage del 1948 e 1956 in cui opera esclusivamente con materiali poveri – juta e carta su cartone – di una semplicità e freschezza davvero sorprendente, senza dimenticare, inoltre, l’importante dipinto a olio del 1956, Rythmes définies, normalmente esposto a Casorella e che per l’occasione ‘torna a casa’ dal momento che fa parte della donazione fatta dai coniugi Arp alla Città di Locarno quando hanno ricevuto la cittadinanza onoraria di Locarno.

Patrimonio vivente

Come complemento alla mostra la Fondazione lancia una simpatica iniziativa connessa al giardino di Ronco dei fiori e titolata ‘Coltiva l’arte, adotta una pianta’. Nel corso degli anni il Ronco dei Fiori – un rigoglioso appezzamento terrazzato coltivato a prato magro e con alcuni alberi da frutto, e un’ampia area boschiva che si estende verso i monti di Brè e Cardada – si è infatti trasformato in una vera e propria oasi botanica, con tanto di giardino dove convivono specie rare, orientali e mediterranee, e piante centenarie di grande pregio: camelie, azalee, ortensie, rododendri, cipressi, magnolie, magnifiche fioriture di glicine lilla e bianco e rose di rara bellezza. È un patrimonio prezioso, che richiede cura costante, attenzione e responsabilità condivisa. Da qui il progetto pubblico ‘Coltiva l’arte, adotta una pianta’, volto a promuovere la cura della proprietà, contribuendo alla sua conservazione come patrimonio vivente.

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2026-06-30T07:00:00.0000000Z

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