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Via Motta chiuso, senza lavoro in 28

Il centro federale d’asilo non riaprirà fino a metà 2027, poi si valuterà in base al numero di domande, ha detto Raffaele De Rosa informato dalla Sem

Di Alfonso Reggiani

Non ci sono garanzie per le 28 persone che perderanno il posto di lavoro (a tempo pieno) a causa della chiusura dello storico centro d’asilo di via Motta a Chiasso. Quest’ultimo, come altri cinque a livello svizzero, resteranno chiusi fino ad almeno metà del 2027. Non ci sono certezze in merito a un’eventuale riapertura: tra qualche mese la questione verrà esaminata nuovamente, ma a fare la differenza sarà il numero di domande d’asilo. Quale premessa alla risposta fornita ieri nella seduta di Gran Consiglio all’atto parlamentare presentato da Giulia Petralli (Verdi del Ticino) ed Evaristo Roncelli (Avanti con Ticino&Lavoro), il consigliere di Stato Raffaele De Rosa ha evidenziato come la gestione dei centri di accoglienza dei richiedenti asilo sia di competenza federale.

Le ripercussioni non si possono ignorare

«Ciò non significa che le ripercussioni in Ticino debbano essere ignorate. A più riprese il Governo cantonale, i Comuni del Mendrisiotto e la deputazione ticinese alle Camere federali si sono attivati per chiedere spiegazioni a Berna anche sui riversamenti di oneri e sui lunghi tempi di elaborazione delle risposte dei richiedenti che nel frattempo vengono attribuiti al Ticino. La distanza con gli organi federali si fa sentire», ha osservato De Rosa. La decisione della Segreteria di Stato della migrazione (Sem) di affidare a ORS, al posto di AOZ, il mandato per le prestazioni di assistenza nei centri federali d’asilo dal prossimo 1° gennaio, per il periodo 2027-2029, ha sollevato parecchi interrogativi sul piano occupazionale. Fino a qualche settimana fa lo scenario prevedeva la riassunzione di un’ottantina di dipendenti, «che stanno firmando il contratto di lavoro in questi giorni a condizioni nettamente inferiori rispetto al precedente», ha messo in evidenza ieri durante la seduta di Gran Consiglio la deputata Petralli, e il potenziale esubero di circa 40 posti di lavoro.

A Pasture resteranno 73 dipendenti

Il consigliere di Stato ha chiarito che il centro di via Motta a Chiasso non verrà riaperto fino alla metà del 2027 e che la chiusura è unicamente dovuta al calo delle richieste d’asilo. De Rosa ha precisato che saranno 28 i posti di lavoro (a tempo pieno) che non verranno rinnovati, mentre al centro di Pasture resteranno impiegati 73 dipendenti (sempre a tempo pieno). Il Consiglio di Stato si è confrontato con le autorità federali dopo che la notizia è stata resa pubblica, ha detto De Rosa, che non ha mancato di sottolineare l’evidente contraddizione vissuta dal territorio ticinese. Una contraddizione che si concretizza, da una parte, con la diminuzione delle risorse messe a disposizione di fronte al continuo trasferimento di persone che vengono attribuite al Ticino ma non hanno ancora ricevuto una risposta dall’Ufficio federale. Il Governo cantonale coinvolgerà la Deputazione ticinese alle Camere federali affinché alla Confederazione siano richieste adeguate garanzie per coloro che perderanno il lavoro. A Berna verranno chieste spiegazioni dettagliate, ha ribadito De Rosa, che ha ricevuto garanzie dalla Sem in merito al rispetto del Contratto collettivo di lavoro anche da parte di ORS. Da questo punto di vista, il subentro

di un nuovo gestore non dovrebbe porre il problema della continuità delle condizioni contrattuali, salariali e occupazionali e, più in generale, della tutela dei diritti lavorativi acquisiti dai dipendenti.

AOZ e ORS: condizioni quadro identiche

Per il personale che perderà l’impiego non ci sono impegni né sono state annunciate novità: dovranno iscriversi agli uffici regionali di collocamento. L’auspicio, ha commentato De Rosa esprimendo solidarietà nei loro confronti, è che possano trovare un’altra occupazione. Sono queste le informazioni ricevute dal Consiglio di

Stato direttamente da Berna sulla riapertura del Centro federale d’asilo di Chiasso e circa l’impatto che tale decisione avrà sul fabbisogno di personale. La Sem ha fornito rassicurazioni sulle condizioni quadro delle prestazioni. Condizioni quadro che sono identiche, per cui il cambio di fornitore non ha cambiato le carte in tavola. Il Consiglio di Stato ha condiviso l’opportunità che, nell’ambito di commesse pubbliche o para-pubbliche della Confederazione, gli aspetti occupazionali e sociali siano maggiormente considerati nella valutazione delle offerte. Questo alla luce del fatto che tali scelte producono effetti significativi sul territorio.

LUGANESE / MENDRISIOTTO

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2026-10-27T07:00:00.0000000Z

2026-10-27T07:00:00.0000000Z

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