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Rapina e furto nella scorribanda in città

Espulsione dalla Svizzera e pene da espiare nei confronti del terzetto che nella notte dell’agosto del 2024 ha rubato un orologio e una borsetta a Lugano

Di Alfonso Reggiani

In una scorribanda notturna di circa mezzoretta a Lugano, quattro algerini hanno sottratto un orologio (del presunto valore di 40’000 franchi) e una borsa (nella quale ci sarebbero stati 1’800 franchi, un paio di carte di credito e un iPhone). Decisamente un bottino di tutto rispetto per il quartetto che poi si è dileguato Oltreconfine. Per tre dei quattro (il quarto è tuttora latitante), ieri, è arrivata l’ora della resa dei conti con la giustizia. La Corte delle Assise criminali (presieduta dal giudice Paolo Bordoli, giudici a latere Emilie Mordasini e Claudio Colombi) ha condannato due di loro a 15 mesi da espiare, il terzo a un anno da espiare in carcere (più 65 giorni relativi a una precedente condanna sospesa inflitta dal Tribunale di Basilea Città) per rapina semplice e furto semplice. Alle pene vanno dedotti il carcere estradizionale, la detenzione preventiva e quella in espiazione anticipata.

Modalità mordi e fuggi

I quattro sono giunti in Ticino a bordo di un veicolo attraverso il valico autostradale di Chiasso verso le 3 di notte del 18 agosto 2024. Mezz’ora dopo sono arrivati a Lugano e hanno parcheggiato nei pressi del Casinò. Non riuscendo a entrare nella casa da gioco, due di loro si sono diretti verso via Pioda. Accanto al locale notturno hanno individuato una persona che qualche minuto dopo si è allontanata. L’hanno seguita, avvicinata e, con destrezza, le hanno sfilato l’orologio che indossava, un Audemars Piguet, minacciandola. La vittima ha cercato di inseguirli, li ha raggiunti ma è stata colpita ed è finita a terra. I due algerini, poi, si sono dileguati facendo perdere le loro tracce. Gli altri due, nel frattempo, si sono diretti verso piazza San Rocco, hanno raggiunto Contrada Verla, passando da via al Forte, dove hanno visto un uomo seduto su una panchina con una borsetta da donna appoggiata al suo fianco. Uno si è messo a parlare con la persona, mentre l’altro ha sottratto la borsa. In seguito il quartetto si è ricomposto ed è ripartito verso l’Italia. Questa ricostruzione risulta dall’atto d’accusa firmato dalla procuratrice pubblica Veronica Lipari.

Gli arresti sono scattati all’estero

I tre imputati, seppur con qualche contestazione, hanno riconosciuto i fatti descritti dalla pp. Del resto, non avrebbero potuto negare le immagini riprese dal sistema di videosorveglianza. Tutti e tre sono stati arrestati all’estero. Il 35enne, difeso dall’avvocato Marco Masoni, è stato estradato da un carcere spagnolo dove si trovava in detenzione da fine gennaio al 2 luglio 2025. Il 26enne difeso da Stefano Stillitano, invece, è stato estradato dal Belgio, dove ha trascorso diversi mesi in prigione, dal marzo a fine luglio dell’anno scorso. Il 28enne, difeso da MLaw Taulant Gërbiqi, è stato estradato dalla Francia, dove ha passato 314 giorni dietro le sbarre. Tutti e tre sono stati in detenzione in stato di carcerazione preventiva per qualche mese poi sono stati posti in espiazione anticipata della pena. Lipari ha richiamato le indagini degli inquirenti che, tramite immagini delle telecamere e i contenuti dei loro telefonini, hanno dimostrato che il quartetto non è arrivato a Lugano per divertirsi come ha dichiarato in vari verbali, ma per rubare oggetti di valore. Nella requisitoria, la procuratrice ha messo in evidenza l’agire in banda dei quattro, un aspetto questo che, giuridicamente, configura l’aggravante sia per il reato di rapina che per quello di furto. Gli imputati sono amici e persone note alla giustizia in mezza Europa, dove hanno usato false identità e hanno alle spalle diversi precedenti penali specifici, ha rilevato Lipari. La procuratrice non ha intravisto attenuanti a favore degli imputati che in corso d’inchiesta hanno fornito dichiarazioni divergenti, perciò nei loro confronti ha chiesto pene da espiare in prigione, che vanno dai due anni e sei mesi (per il 35enne), due anni e dieci mesi (al 26enne) e due anni e otto mesi (al 32enne), l’espulsione dalla Svizzera per otto anni e l’iscrizione della condanna al sistema di Schengen.

Non riconosciute le aggravanti

I tre avvocati, invece, hanno invocato pene più miti per i loro assistiti. I legali hanno contestato l’aggravante per la rapina e il furto, siccome i reati non sono stati commessi in banda. Anzitutto, perché i reati non sono stati pianificati, ma paiono il frutto dell’improvvisazione. Su questo aspetto, visto che mancano elementi di prova, il presidente della Corte ha accolto le tesi difensive, ma ha dato ragione alla pp rispetto alla correità dei tre imputati, visto che hanno agito assieme, senza improvvisare. Secondo Bordoli, però, la sottrazione dell’orologio è stata una rapina non un furto, perché la vittima ha rincorso i ladri e ha avuto una colluttazione con loro: c’è quindi stata violenza. Uno di loro è infatti rimasto nella vettura, pronto a fuggire, mentre gli altri hanno colpito. «L’occasione fa l’uomo ladro, a maggior ragione se è già un ladro», ha chiosato Bordoli, la cui prognosi è negativa nei confronti dei tre uomini. Accolte le tesi difensive anche in merito ai dubbi sollevati sul valore della refurtiva, per la quale non ci sono prove. Per questo, il presidente della Corte ha rinviato al Foro civile le pretese degli accusatori privati. Alla luce dei precedenti degli imputati e dei numerosi indizi raccolti nel corso dell’indagine, Bordoli ha ordinato la carcerazione di sicurezza e ha inflitto pene da espiare in prigione ai tre, che al termine della carcerazione saranno espulsi dalla Svizzera per sette anni. Invece, non se l’è sentita di iscrivere le condanne nel Sistema di Schengen.

LUGANESE / MENDRISIOTTO

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2026-03-12T07:00:00.0000000Z

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